Raccontiamo cosa facciamo. Le voci dei partecipanti

In scambio con la tua classe? Si può fare! A treasure chest of family traditions!

P1160974Io e quattro miei compagni di classe siamo stati invitati a partecipare a questa esperienza su proposta della nostra scuola, ha avuto luogo a Daugavpils, la seconda città più popolata della Lettonia. La tematica che ci ha accompagnato per tutto questo viaggio era “le tradizione della famiglia”, che sono state spiegate ed esposte da ogni paese, a cui veniva dedicato un giorno intero per spiegarle attraverso giochi di gruppo e attività di workshop.

Ho avuto la fortuna di poter vedere in anticipo cosa ci aspettasse e di conoscere alcune delle persone facenti parte degli altri gruppi provenienti dalla Croazia, Romania, Lettonia e Spagna, andando nel mese di marzo in Lettonia per partecipare a una serie di riunioni con il proposito di organizzare meglio l’esperienza.P1160787

Come già detto ogni gruppo dei diversi paesi aveva la sua giornata perciò si partiva al mattino con degli energyzer per poi passare alle vere e proprie attività proposte. Nel pomeriggio invece ci si dedicava ad alcuni workshop sempre sotto proposta de paese del giorno, per esempio la Lettonia ci propose di costruire insieme dei piccoli oggetti decorativi simili quasi agli acchiappasogni, con due bastoncini o dello spago, noi abbiamo presentato delle attività con giochi di carte, cosa c’è di più italiano. Finite queste attività iniziava la preparazione per il Family Fest, un giornata dedicata a tutte le famiglie di Daugavpils in cui ci sarebbero stati giochi, intrattenimento per i bambini e anche noi. La sera si continuavano le attività dedicate al gruppo, la parte migliore rimane la degustazione di cibi caratteristici, soprattutto la tortilla di patate spagnola!

Uno degli ultimi giorni siamo anche andati in un centro di assistenza per gli anziani del posto, dove abbiamo proposto i workshop fatti in precedenza, cosa che abbiamo poi anche fatto al Family Fest.

Questo progetto è stata una fantastica esperienza, poter entrare in contatto con persone di culture e paesi diversi nello stesso momento, ti apre gli occhi e ti fa capire che il mondo in fondo è più piccolo di quanto pensiamo. Consiglio a tutti un esperienza di questo tipo, è stata così arricchente a tal punto che ho deciso di intraprenderne già un’altra.

Andrea Vercelli

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Il mio SVE in Giordania

È passato circa un mese e mezzo dal mio arrivo ad Amman per uno SVE con una ONG locale, I-Dare for Sustainable Development, ed è tempo di tirare le somme della prima fase di questa esperienza. Io sono Fabrizio, ventisettenne trevigiano laureato in relazioni internazionali e diplomatiche dell’Unione europea, e questo è il racconto del mio SVE in terra giordana.

SVE Giordania_Fabrizio1Alla fine della scorsa primavera mi trovavo in Belgio, per la precisione nella splendida città fiamminga di Bruges, e stavo portando a termine un anno di studi postuniversitari presso il College of Europe. Da anni appassionato di Medio Oriente e cultura islamica, ero alla ricerca di un’opportunità per poter trascorrere del tempo in un paese arabo dove proseguire le ricerche sui temi che mi appassionano e studiare la lingua. Così sono cominciate le mie ricerche e fin da subito la mia attenzione è stata attratta dalla Giordania, un paese dove ero già stato qualche anno fa e che è tra i più stabili ed ospitali della regione. Mi sono messo in contatto con Eufemia e con I-Dare, ho avuto delle buone impressioni ed ho trovato chiarezza da parte di entrambe le organizzazioni ed ho deciso di partire per sei mesi.

Sono atterrato ad Amman il 18 luglio e nel giro di un’ora ero già immerso nel traffico di Amman e circondato da voci, immagini ed odori nuovi. Il giorno successivo mi sono recato al lavoro ed ho conosciuto i ragazzi e le ragazze di I-Dare. Ho trovato un ambiente giovane, dinamico ed accogliente, dove mi sono sentito subito a mio agio. L’ONG si occupa di progetti contro l’estremismo e la violenza, i cui destinatari sono principalmente i giovani giordani.Uno degli aspetti più interessanti del mio SVE è la possibilità di uscire dall’ufficio per dei training sul campo, delle interviste, etc. etc.

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La vita scorre tranquilla qui ad Amman, ad eccezione del traffico. La popolazione locale è ospitale, il clima è meno torrido di quanto temessi e la cucina è deliziosa. Oltre alle attività lavorative in sè, il mio SVE giordano si sta rivelando un ottimo punto di appoggio per studiare l’arabo e per condurre ricerca su temi quali il radicalismo islamico.

So far, so good!

Fabrizio Barbon Di Marco

EUROLYS 2017 with Eufemia

20170701_094254As previous years, this year wasn’t an exception for Eufemia to participate in EUROLYS international camp.

Eurolys is being held every year in the Colle del Lys, which was one of the places where Resistance took place during World War II.

Between 1 and 2 July 1944, a battle between the partisans of the 17th Brigade Garibaldi and the Nazi-fascist troops took place, at the end of which 26 young partisans were captured, tortured and killed in the place.

Once one of the partisans, Guido said that European Union was created during those days, because there were not only Italians fighting against fascists, there were also partisans from other countries, such as Soviet Union, Allies.

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This tragedy is a big part of Italian history, which is being taught to European citizens during the camping days. Our international group met on 29th of June, and went to Colle del Lys the next day. The group, which consisted of Italians, Spanish and Germans, mainly had experience in camping, but this one had a special meaning. Arriving to Colle del Lys, we found the tents already set and ready for us. The weather wasn’t good enough to feel warm, especially during the nights.

20170701_215521In 2 days full of activities, our participants learned about the Resistance, walked the same path as the partisans did, got more close to the Italian and European history and also got connected to the nature, which was breathtaking. Multicultural education was one of the main things in the camp. We learn many things about different cultures just by talking to each other and by sharing our experience and our lifestyle. The bonfire was the main attraction during the cold nights. At the end none of us wanted to leave the camp. The experience gained at the camp was very nice because we learn so many valuable things during 2 days.

Looking forward for the next year’s EUROLYS.

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Ucraina tutta da scoprire – SVE di Gabriele

Il progetto YouthInsight mi sta tenendo molto attivo. Sto sviluppando tre video su temi differenti. Si sa che quando inizi a vivere all’estero, molte convinzioni che hai si sradicano e ti convinci che nella tua testa c’erano molti stereotipi. Per cui ho preso questo tema e l’ho applicato a due sport molto praticati in Ucraina, ma soggetti a forte pregiudizio. Il primo è uno sport tipicamente femminile, ovvero la Pole Dance. Intervistando persone per la strada, diversi mi hanno dato un giudizio negativo, associandola alla Lap Dance praticata nei night club. La verità è che esistono lezioni per bambine e campionati nazionali, e che danzare attorno a un palo per soli tre minuti è molto faticoso. Dopo di che ho notato che anche la boxe è molto seguita e ho pensato: “Come viene considerato il pugile medio? Un poco di buono?” Per cui sto sviluppando un lavoro analogo in questo mondo. La terza idea è scaturita dal mio periodo universitario: faccio parte di un’organizzazione di studenti europei chiamata BEST (Board of European Students of Technology). Lavorando come volontari organizziamo eventi nelle università tecniche d’Europa: da corsi a contenuto tecnologico a competizioni di ingegneria e architettura. Tutto questo collaborando con aziende e università. Il mio obiettivo è mostrare lo sforzo di noi studenti nell’organizzare eventi e tenere attivi i volontari: perciò un piccolo documentario mi sembrava adatto allo scopo!italian_club_2

E che dire del club d’Italiano? Organizzato con Edoardo, l’altro volontario EVS, mi sta tenendo molto impegnato! Non pensavo quanto l’Italia fosse apprezzata, studiata e desiderata. Ogni lezione spieghiamo alcune regole base di grammatica, e mostriamo la nostra cultura attraverso video, immagini e testimonianze dei nostri studenti! Molti sono stati in Italia e ne hanno un ricordo vivido e colorito!!! Per me è un orgoglio!!! Mi piace vedere come si stiano impegnando e stiano facendo progressi! Insegnare non è facile come sembra: bisogna essere chiari e piacevoli nell’esporre. Una sfida in più per me, di certo non un attore nato!

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Nashe Podillia/Pangeya Ultima, l’organizzazione che mi ha accolto, organizza anche un club di teatro in lingua inglese! Una rarità in Ucraina! Abbiamo messo in scena dei piccoli spettacoli, mi sto mettendo alla prova e divertendo al tempo stesso! Gli Ucraini presenti hanno anche la possibilità di conoscere noi volontari e le nostre culture!theatre-fotogruppo

Credo di essere stato abbastanza esaustivo! A chi legge questo articolo l’augurio di essere selezionati per questo tipo di esperienze, mettersi in gioco, viaggiare e conoscere nuove culture! Ragazzi fidatevi, ne vale VERAMENTE  la pena!!!

Un abbraccio,

Gabriele Salvo

EVS intorno al lago

Il primo Febbraio 2017 ha inizio il mio progetto di volontariato europeo.

La scelta dell’ hosting organization aveva come prioritá quella di incontrare un tipo di esperienza diversa dall’usuale, quindi la ricerca di un luogo possibilmente non metropolitano, di un ambiente che mi desse la possibilitá di essere a contatto con una realtá rurale, lontana dagli standard cittadini europei, se cosí si puó dire.

WP_20170424_005Trovarsi quindi in pieno inverno in un villaggio di tremila persone, dove il modo piú efficace per spostarsi (e l’unico disponibile) é la bicicletta e l’unica lingua parlata é l’ungherese, per quanto estrema, era esattamente la situazione che stavo cercando. Niente pensieri per gli scioperi dei mezzi pubblici, nessuna possibile lamentela riguardo alla folla al mercato cittadino o agli schiamazzi notturni. Alle otto di sera si spengono le luci, solo quelle timide di qualche televisore rischiarano le tende davanti alle finestre, e la strade sono vuote e silenziose.

 E questo é esattamente lo scenario a cui ho assistito mentre con la fiat Punto di Dániel scorrevamo all’interno di Kápolnásniék, dopo una quarantina di minuti di strada dall’aeroporto di Budapest e dall’aereo che mi ha portato in Ungheria. É stato quindi un gran conforto entrare insieme nel mio appartamento, una simpatica casetta che sembra uscita da una fiaba, con una grande stufa di maiolica al centro, tante finestre che danno sul letto matrimoniale e caldi tappeti  sui quali ancora non oso camminare con le scarpe.

Nei giorni seguenti, senza tempo per sentire la mancanza di casa, si inizia ad entrare in contatto con la comunitá e a definire i miei rapporti con le scuole all’interno delle quali sto lavorando adesso.

Ad oggi, la mia settimana si divide tra due scuole, la Zöldigét általanos iskola, una scuola elementare e media bilingue inglese-ungherese situata a Velence, e la Vörösmárty általanos, complesso scolastico di Kápolnásniék che ospita studenti dalla scuola elementare alle medie-superiori.

IMG-20170316-WA0015Nella prima, sono stato calorosamente accolto dall’ala linguistica dei docenti, i quali mi hanno inserito, dandomi l’occasione di tenere presentazioni culturali, lezioni di disegno e attivitá ludico-didattiche nelle loro lezioni, sia nelle classi bilingui che in quelle normali. La comunicazione é sempre avvenuta in inglese.

Nella seconda scuola ho avuto la piacevole sorpresa di trovare delle classi della scuola superiore dove sono presenti corsi di lingua italiana. Quindi Lénard, il professore di italiano, mi ha rapito e messo sotto la sua ala sin dal primo momento, permettendomi di avere letture e lezioni di conversazione. Talvolta, anche le insegnanti di inglese mi ospitano per lezioni di conversazione con gli studenti.

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Generalmente in entrambe le scuole ho percepito un grande entusiasmo per la possibilitá di inserire una novitá nei loro programmi.

Passate un paio di settimane, dopo essere entrato un minimo nelle dinamiche scolastiche e sociali, grazie a qualche festa e incontro organizzati dall’associazione, ho iniziato a proporre attivitá pomeridiane extra-scolastiche, cercando di sfruttare anche piattaforme social.

Le attività, che hanno avuto successo e stanno avendo luogo tuttora, riguardano il disegno, dai fumetti all’illustrazione, la conversazione in lingua inglese, e lezioni di lingua italiana.

La scuola bilingue mi ha dato anche la possibilitá di condurre delle lezioni d’arte pratica tutte per me, ai quali gli studenti interessati hanno potuto iscriversi. Il gruppo, all’inizio folto a causa della curiositá, si é ridotto pian piano lasciando un comunque numeroso gruppo di ragazzi appassionati.

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Per quanto sia un piccolo villaggio, la solitudine in cui mi aspettavo (e speravo!) di trovarmi  ha fatto presto a scomparire.  Molti degli studenti piú grandi della scuola superiore, oltre a partecipare alle attivitá che ho organizzato, hanno iniziato ad invitarmi nelle loro. Le attivitá, da didattiche sono divenute gastro-alimentari, ho avuto modo di trasformare in pratica le lezioni di lingua fornite dall’associazione e di conseguenza anche la mia immagine sta cambiando. Se nei primi giorni e settimane potevo sembrare un alieno, adesso con molti ragazzi c’é un rapporto di amicizia, e iniziano a crearsi dei risultati che vanno oltre il curriculum vitae.

Grazie a questi legami sto cercando di aiutare anche l’associazione nel dissemination process, in modo da informare le persone e promuovere l’attività di volontariato tra i giovani del luogo. Non si tratta di un’attivitá semplice dal momento che tra i giovani ungheresi, cosí come in Italia, l’universitá é ritenuta il naturale proseguimento della scuola superiore, anche in assenza di una particolare aspirazione lavorativa o formazione specifica.  Allo stesso tempo sto aiutando l’associazione, quando richiesto, in lavori burocratici e d’ufficio.

WP_20170425_009Dai ragazzi dell’associazione ho avuto anche l’aiuto nel disporre dei mezzi  utili per godere del paesaggio. Specialemente adesso che il tempo é un po’ piú clemente, ho iniziato a girare intorno al lago con la bicicletta(28 Km!) e a solcare le sue acque con il kayak, avvicinandomi e osservando la vita dei tanti animali che le abitano. Specialmente la sera, dopo una giornata di lavoro, non c’é cosa che mi renda piú sereno di una corsa lungo le sponde, aspettando che il sole scenda dietro le colline insieme agli scorbutici cigni che tengono lontani i maschi di troppo.

Nonostante cercassi un’esperienza rurale, devo dire di essermi lasciato una uscita di sicurezza. Velence e Kápolnásniék si trovano infatti a circa 45 Km di distanza da Budapest, poco piú di 45 minuti di treno. Dopo l’esperienza dell’ on arrival training, la cittá é divenuta un importante rifugio emotivo, dal momento che durante il training ho stretto profonde amicizie con altri volontari provenienti da tutta Europa. Per questo, molti fine settimana, soprattutto quando i giorni di lavoro sono stati intensi, prendo il treno per Déli e godo dei benefici di nuove e calorose amicizie e di tutte le attivitá che la capitale ungherese ha da proporre.

Si tratta di una cittá varia e attiva, dove al dilá delle attivitá turistiche vivono molte realtá artistiche  che mi hanno rapito e interessato nel profondo. Oltre a queste, la maggior parte delle attivitá di attivismo politico e culturale si svolgono e snodano  per le sue strade, quindi ho avuto la possibilitá di assistere in diretta ai movimenti e alle reazioni della popolazione ad una delle situazioni politiche piú delicate d’Europa. Soltanto nel momento in cui mi ci sono trovato mi sono reso conto dell’effettiva posizione di testimone che sto rivestendo.

É la prima volta che vivo fuori dal mio paese d’origine per un periodo prolungato. Non avevo neanche immaginato di farlo fino a poco prima di inviare l’application. Magari proiettato qualche immagine per aria, come quando qualcuno ti parla di qualche esperienza esotica e semplicemente tu copi e incolli l’immagine che hai di te in quello scenario, ma senza effettivamente immaginarti alcun tipo di relazione emotiva o sensoriale.

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Ho tagliato l’aria fredda e umida con la mia faccia a bordo della mia bici. Ho timidamente provato a smettere di chiedere ai commercianti in inglese, ma usando la lingua del luogo.

Ho iniziato a trasformare l’imbarazzo dell’essere ignorante nella gioia di imparare da zero.

 Antonio

Impressioni dall’Est – SVE di Gabriele

Ed eccoci qua, dopo più di 6 mesi all’estero, a parlare del mio SVE in Ucraina #YouthInsight. Io sono Gabriele, torinese laureato al Politecnico di Torino. Molti di voi penseranno: “Cosa porta un ragazzo a spendere nove mesi nel freddo e post-sovietico Est?”

Maggio 2016. Durante il mio tirocinio in un’azienda informatica conosco Jacopo, brillante responsabile marketing con un passato nei progetti europei. Mi racconta della sua esperienza in Bosnia e del Servizio Volontario Europeo. Sono sempre stato affascinato dalle esperienze Erasmus e, incuriosito, cerco informazioni e partecipo a un incontro sul tema presso l’Università di Torino. Prendo contatti e inizio a cercare dei progetti che siano vicini al mondo informatico. Il progetto YouthInsight mi ha subito incuriosito e interessato: videomaking in Ucraina, a Vinnytsia, con l’intento di far discutere la comunità locale su temi scelti da me. In più la possibilità di insegnare italiano attraverso un corso gratuito in biblioteca: un’opportunità per esercitarmi nel parlare in pubblico! Seppure produrre dei video non è quello che ho studiato, così posso sperimentare un ambito affine e per me nuovo del mondo digitale. Perciò eccomi qui!group_foto

Il primo impatto con le terre dell’Est è stato memorabile: in sole 3 ore di volo, 2000 km e 15 gradi in meno! Era il 27 ottobre ma sembrava di essere a Gennaio inoltrato! E Kiev è un gran bel caos! Arrivato a Vinnytsia comincio ad ambientarmi e a notare le prime differenze con l’Italia: la prima è sicuramente la più buffa. Al supermercato noto che il latte, oltre a essere confezionato in bottiglia, è venduto in buste di plastica. Avete letto bene: BUSTE DI PLASTICA. Come quelle della mozzarella per intenderci. Scoppio a ridere e penso: “Che senso ha vendere così il latte per dare un risparmio di sole due grivnie (6 centesimi)?”.

Col passare delle settimane conosco la mia organizzazione, faccio nuove amicizie e noto diverse differenze con la società italiana. In primis il cibo: ahimè qui è difficile trovare una pasta come si deve, in compenso si mangiano i vareniki, sorta di ravioli ripieni con verdure. Qui le zuppe vanno per la maggiore: la più famosa è il borshch, un nome impronunciabile lo so, a base di rapa rossa; molto buona, soprattutto se fatta in casa. Alla domanda “Qual è l’animale nazionale ucraino?” la risposta è stata: “Il maiale.” Molti qui amano il salo, ovvero il lardo, che viene spesso bevuto con la vodka. Già, la vodka, qui si chama horilka e per le buone occasioni si beve anche a cena!!!selfie_borshch

Riguardo le persone, ho notato tante diversità: la prima è la più ovvia, l’Ucraino medio ha un temperamento calmo e silenzioso, non gesticola come noi italiani e usa un tono di voce più basso. Ma il fatto più importante, per cui ammiro questo popolo, è il rispetto e l’aiuto reciproco. Sono decine in autobus che mettono mano al portafoglio per dare qualche spicciolo al mendicante di turno. E in una discussione si aspetta sempre che l’interlocutore abbia finito di parlare. Un’altra cosa che ho notato è che si cresce più in fretta rispetto all’Italia: i ragazzi iniziano l’Università 2 anni prima e in buona parte vivono da soli in dormitori o appartamenti. Ma questo porta anche a sposarsi molto prima, intorno ai 25 anni. Qui c’è un detto che dice: “L’uomo è la testa, la donna il collo”. Possiamo riassumere così il rapporto tra i sessi, se l’uomo lavora e riesce a mantenere la famiglia, la donna dovrebbe badare alla casa e ai figli. Una visione, dal nostro punto di vista, maschilista, ma per la donna questo è considerato al pari di un lavoro, un servizio per la società. La situazione sta però, difatti cambiando avvicinandosi alla nostra visione occidentale, seppure lentamente.

Già, l’occidente. Dopo i fatti del Maidan, l’annessione della Crimea e la guerra del Donbass, qui a Vinnytsia di Russia non se ne vuole sapere nulla; la bandiera Ucraina e quella europea sono ovunque. Inoltre la lingua Ucraina, parlata ad ovest, sta sempre più prendendo piede su quella Russa, parlata ad Est. E al centro? Si parla surjik, un misto di Ucraino e Russo senza regole. Potete immaginare quanto sia complicato per me capire qualcosa!

Queste insieme ad altre impressioni che ho raccolto in più di sei mesi che mi trovo qui! Morale? Accettare le differenze. Qui ho imparato a giudicare le persone con un occhio al contesto culturale di cui fanno parte. In più ora apprezzo molto di più il mio paese: qui molte cose che davo per scontato non funzionano, a partire dalle strade mal ridotte. Lo stipendio medio si aggira sui 75 euro, ma il costo della vita è solamente ridotto a un quarto rispetto all’Italia. Quelle due grivnie di differenza tra busta di latte e bottiglia, per me insignificanti, hanno invece valore per qualcun altro.theatre_performance_actors

Alla prossima

Gabriele

Chiara e la Polonia: un anno d’amore

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E’ passato più di un mese dalla conclusione del mio SVE in Polonia e come già detto nei miei precedenti articoli, una volta superata la difficoltà iniziale legata alla lontananza da casa e al doversi ambientare in un nuovo paese, tutto è stato decisamente emozionante.

Il progetto è stato molto bello, ho lavorato in una scuola materna e in un nido, prendendo via via sempre maggiore confidenza con i bambini e con i nostri compiti, raggiungendo un livello di autonomia molto soddisfacente.

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I rapporti che ho creato all’interno del contesto SVE sono stati ottimi, tutte le persone sono state disponibili, mi hanno aiutata a muovere i primi passi nel loro paese e hanno cercato di integrarmi nella vita sociale. Nel lavoro sono stati pazienti e nonostante le difficoltà linguistiche, comprensivi e volenterosi ad insegnarmi.

Alcune criticità ci sono state, credo di averle già spiegate, dall’assenza del mentore alla scarsa organizzazione talvolta. Ma nel complesso non credo di potermi lamentare.

Gli ultimi mesi trascorsi in polonia sono stati sereni, fatti di lavoro e divertimento. Le mie giornate non sono mai state pesanti, ho cercato di aiutare e rendermi utile e questo senza alcuno sforzo, perché mi è sempre stata fatta percepire serenità.

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Al di fuori del progetto ho conosciuto molti amici, ed è stato triste lasciarli.

L’ultima settimana è stata ricca di emozioni, ho partecipato a feste di addio, a scuola e al di fuori, ho ricevuto regali, abbracci, emozioni, promesse di rimanere in contato, di rivedersi.

L’affetto pulito ed emozionante dei bambini che non capivano perché dovessi andare via.

Ci ho messo tempo a realizzare come fosse possibile fosse già trascorso un anno. Un anno.

Si vede che quando stai bene, è proprio vero,  il tempo vola.

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A chiunque leggerà questa lettera e si troverà ancora indeciso sul da farsi, io non saprei dire troppe cose, e forse le ho già dette nelle precedenti lettere. Quello che posso ripetere ora è di non perdere questa fantastica opportunità e soprattutto di non sottovalutare la Polonia!

Chiara

Il mio SVE in Andalucia – Atto I Daniela

A un mese e mezzo dal mio arrivo in Spagna posso trarre alcune deduzioni circa la mia esperienza di servizio volontario europeo a Cordoba. Il tempo trascorre troppo velocemente ed ogni giorno è una scoperta. Il tutto ha inizio a gennaio quando, dopo aver inviato la mia candidatura, ricevo una chiamata da Giulia dell’associazione Eufemia la quale mi comunica che ero stata selezionata per il progetto. Non potevo credere alle mie orecchie e inoltre, avendo già compiuto 30 anni, non pensavo che avrei avuto molte altre possibilità di poter partecipare a uno SVE e invece la vita spesso ci riserva delle sorprese inaspettate.

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I primi giorni sono stati un po’ faticosi e di assestamento soprattutto per quanto riguarda la lingua. Non conoscevo lo spagnolo e qui in Spagna non molte persone sono abili con l’inglese, di conseguenza (per fortuna per noi italiani forse è un po’ più facile) ho iniziato a chiedere e richiedere tutto quello che non capivo senza aver paura di sbagliare e adesso posso dire di sentirmi molto più sicura e fiera di quello che ho già imparato. Un altro aspetto in parte negativo è stato l’impatto con i nuovi colleghi e con un’attività che all’inizio non c’è stata spiegata con precisione. Adesso, grazie anche alla magnifica esperienza del corso di formazione organizzato dall’agenzia nazionale spagnola, io e l’altra volontaria italiana siamo più motivate e determinate nel mettere in pratica le mille idee che ci frullano per la testa. A mio avviso i problemi e i dubbi della fase iniziale sono abbastanza normali, io la chiamo “fase di rodaggio”, ma superata questa poi è tutto in divenire.

L’associazione AIRE si occupa di dare orientamento in ambito lavorativo a persone disoccupate e con minori opportunità e noi volontari, con le nostre conoscenze e proposte, supportiamo i nostri colleghi in questo. Nello specifico organizziamo corsi di formazione per tutte quelle persone che vogliono accrescere le loro competenze e avere maggiori opportunità da spendere nel mondo del lavoro (ad es. corsi di lingua). Inoltre mettiamo in contatto i giovani che vogliono creare la propria attività imprenditoriale con imprenditori già attivi nel territorio. Il nostro aiuto è molto importante per promuovere la conoscenza dei progetti Erasmus+ e dare il via ad uno scambio tra le nostre esperienze e le richieste da parte dei giovani di una zona della città un pò più degradata a livello sociale.

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Con la nuova cultura non c’è stato nessun impatto traumatico in quanto l’Andalusia per molti aspetti è molto simile alla Sicilia, la regione in cui vivo, e anzi posso dire di sentirmi “quasi” a casa. Ciò che mi entusiasma è il poter entrare in contatto con la cultura e le tradizioni dell’Andalucia e questa regione della Spagna ne offre davvero in grande quantità. Grazie al tempo libero e ai giorni di riposo, a cui ogni volontario ha diritto, posso scoprire le bellezze di questa terra e accrescere le mie conoscenze (come ad esempio imparare a ballare il flamenco).

Beh posso dire di essere ancora solo all’inizio del mio SVE, ho ancora molto da imparare e spero di sfruttare al meglio questi mesi offrendo il mio tempo e le mie esperienze e contemporaneamente accrescendo le mie conoscenze e competenze.

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Daniela D’Amico