Raccontiamo cosa facciamo. Le voci dei partecipanti

“A Refugee Story” – back home

14468755_10206919169601086_3120983605438820748_o“A Refugee Story” è uno scambio internazionale, nato dalla collaborazione di Grecia, Italia, Georgia, Turchia, Spagna e Romania.  La capofila del progetto è l’associazione “Ihnilates tou Fotos” di Salonicco, giovane partner greco con cui noi di Eufemia abbiamo già collaborato in passato. Il fulcro del progetto si è espresso nei giorni di scambio e di incontro in Grecia:  42 ragazzi e 6 group-leader si sono incontrati nel villaggio di Agia Triada, pochi Km a sud di Salonicco, dove hanno convissuto per 9 giorni (dal 21 al 29 Settembre 2016).

Le giornate sono scivolate in fretta, tra confronti e discussioni, incontri e laboratori. Le tematiche affrontate rappresentano l’espressione ricorrente della tragedia della guerra: la questione irrisolta del diritto alla Pace, il dramma di chi ha visto la propria terra, le proprie case e i propri progetti sgretolarsi sotto le bombe.

Andrea ed il suo ECOVolunteering in Portogallo

Sabato 15/10/2016     Porto de Mos
Giornata di riposo oggi, ne approfitto per scrivere qualcosa su questa esperienza di 6 mesi in Portogallo.
Sono qui da 2 settimane circa, e pian piano i giorni stanno prendendo struttura in termini di quotidianità.
All’interno del progetto ci sono circa altri 5 sottoprogetti: tra questi noi ne abbiamo scelto uno principale, ma faremo comunque anche attività riguardanti gli altri. Alcuni di questi comprendono lavori nella fattoria e con le capre e si svolgono a Bezerra, paesino tra le colline del parco Serras e Candeiros, altri invece comprendono l’organizzazione di attività per anziani e bambini, contatti e scambi tra l’ associazione Vertigem (la nostra Hosting Organization) e le autorità locali e apicoltura.
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Io ho scelto di lavorare nella fattoria dove si svolgono vari lavori dal foraggiamento degli animali (mucche, asini, maiali, galline…) alla coltivazione di fragole e cereali per gli animali.
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Le attività con le capre invece comprendono l’ archiviazione di dati connessi ad esse ed il portarle al pascolo sulle colline del parco dove ci si immerge completamente nella natura selvaggia potendo inoltre godere di una vista stupenda di tutta la vallata.
Per ora sono molto contento di ciò che faccio e spero possa continuare cosi.
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EVS “YouthInsight” – prime impressioni di Edoardo

Vinnytsa è qualcosa di diverso dal resto dell’Ucraina, ha delle sfumature europee e un retrogusto sovietico ormai lontano. E’ stato facile ambientarsi qui, soprattutto per l’efficiente e metodica accoglienza di Nashe Podilla, l’organizzazione ospitante che fin dal primo istante mi ha fatto sentire subito inserito e importante.

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La città è prevalentemente famosa per i tram blu importati dalla Svizzera, la fabbrica di cioccolato Roshen gestita dall’attuale Presidente ucraino e le magnifiche fontane che spumeggiano in fronte ad essa.

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Questa avventura è appena iniziata e già promette magnifiche esperienze in questa terra che mi appresto a riscoprire, questa volta come volontario e non come turista”

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Edoardo

Think global – few months later

Qualcuno dice che il miglior metodo per imparare è farlo senza accorgersene.

In quest’ottica, quest’estate è stato possibile imparare il concetto della fitodepurazione trascorrendo un pomeriggio in un biolago, capire le problematiche legate al cambimento climatico attraverso passeggiate ai piedi dei ghiacciai che si stanno ritirando, imparare buone pratiche facendo video ironici, apprendere nuove nozioni tramite un gioco dell’oca sull’ambiente appositamente preparato, conoscere detersivi e prodotti eco-compatibili tramite il loro utilizzo per la pulizia delle camere.

Dal 28 luglio al 6 agosto si è svolto il progetto “Think global act Local” in Val di Sole, progetto sulla sostenibilità ambientale che coinvolgeva 7 Paesi europei, con 36 partecipanti di età compresa tra i 16 ei 20 anni.

Finanziato principalmente dal Programma Erasmus+, ha avuto il duplice scopo di favorire la conoscenza dei diversi popoli europei, che oggi vedono un arretramento dell’apertura che li aveva caratterizzati nel secondo dopoguerra, e di promuovere la sostenibilità ambientale, coniugando due dei maggiori temi del nostro secolo.

I partecipanti hanno così potuto conoscere dei loro coetanei provenienti da Portogallo, Germania, Lituania, Romania, Turchia e Repubblica Ceca, scoprirne i piatti tipici, imparare le loro danze, scoprire le parole per salutare e ringraziare nelle sei lingue straniere (oltre all’inglese) ma soprattutto ridere, divertirsi e stringere amicizie che forse durano poco ma che vengono ricordate una vita.

Per la parte della sostenibilità i ragazzi hanno potuto apprendere nuove nozioni tramite tecniche di educazione non formale, coniugando la serietà del tema con la spensieratezza e l’ironia che caratterizzano l’adolescenza. Le tematiche riguardanti il cambiamento climatico, l’impronta ecologica, lo spreco di cibo, gli stili di vita eco-sostenibili e la mobilità sono stati sviscerati alternando momenti di apprendimento a momenti di svago. Interessante e molto istruttivo è stato scoprire quanto poco sia sostenibile il nostro stile di vita, dando un punteggio alle nostre azioni quotidiane.

I saluti alla fine del progetto non sono stati facili, i sensibili non hanno nascosto le lacrime, gli ottimisti hanno ringraziato per la bella esperienza, i romantici hanno tentato di prolungarla, gli organizzatori hanno tirato un sospiro di sollievo per essere riusciti a gestire i piccoli imprevisti che inevitabilmente si sono presentati.

Qui di seguito la riflessione di Cristina Tomasoni, partecipante al progetto:

“Dopo la fine del progetto ho avuto modo di notare come molte delle nozioni trattate emergano in diverse situazioni della mia quotidianità, permettendomi di fare scelte più consapevoli. Mi hanno colpito in particolar modo gli impatti ambientali delle nostre azioni e l’importanza di evitare lo spreco con piccoli gesti, come chiudere l’acqua del rubinetto mentre ci si lava i denti, spegnere la luce e tutti i dispositivi elettronici quando non vengono usati, ecc… Ciò che più mi è rimasto impresso del progetto è sicuramente una nuova sensibilità verso le tematiche ambientali, una sorta di curiosità nell’andare oltre le apparenze, cercando di capire chiaramente la portata delle nostre scelte. Ho condiviso spunti e riflessioni con amici e familiari, cercando di aprire maggiormente le loro vedute. Inoltre ho anche messo in pratica un accorgimento ecologico comprando per la prima volta detersivi eco-compatibili, come quelli usati per pulire le nostre stanze in albergo. Il progetto mi ha aiutata anche ad essere più attiva, ad esprimere la mia opinione, a confrontarmi con punti di vista diversi e con diverse culture. Il bilancio del progetto è più che positivo. E’ stato un ottimo punto di partenza per cominciare a diventare consapevoli riguardo le importanti tematiche affrontate. E’ stata un’esperienza davvero costruttiva, interessante e divertente.”

Questa tipologia di progetti comprime in poco più di una settimana occasioni ed esperienze che forse non si presenterebbero in molti mesi, sono una piccola parentesi dalla quotidianità che permette di confrontarsi con realtà diverse e ricevere nuovi stimoli per iniziare nuove sfide o proseguire con più entusiasmo quelle già avviate.

Piccole esperienze che possono lasciare un grande segno.

Storeporting – à la longue

Once upon a time, in the very north of our kingdom, there was a small village named Orvelte. As you probably remind, it comes from the ancient Dutch ovr het velt means over the field. Thus it won’t be difficult for the sharp reader you are, to imagine the scenario: a bunch of small houses, green fields as long as the eye can see, dozens, hundreds and thousands of sheeps all around.

The legend says that exactly the sheeps made it happen an impossible love between a teacher and a shepard, two innocent souls victims of the faith… But I’m sorry, this is another story.

The facts I want to tell you took place during the XVIII year of the reich of Willem Alexander Orange Nassau Van Amsbergen. In the local chronicle we can more precisely read:

<<The 20th day of the 9th month, during the apple harvest, a group of strangers arrive in town. They are so unusual that they look like strangers even to themselves: they wear different colours, brought flags from unnamed kingdoms, speak languages that are hardly recognizable and they repeat their own names every second, as their brains are totally messed up.>>

Well, you know, at those times it was common to give straight comments, we learnt to be nice only some decades later.

But yes, the fact was that those people were exactly unknown to each other, brought there by an unclear destiny and, to be specific, guided by three suspicious characters: the Hawk, the Bear and the Panther.
The Hawk was their captain, always at the forefront, ready to start, serious as hell, not even a wrinkle of a smile appeared on his face. The Panther told me once that he was a very funny mate, but it was before the war. And you know, you can’t really trust the Panther when he is drunk. He is solid like a rock, you can count on him if you are in need and he will work for hours without a break, but, man, the bullshits he can say with a poker face are unimaginable. Don’t tell that I didn’t warned then.
And the Bear, of course. He could lead a caravan through the desert if you have asked him (and had enough money to hire!), his experience is beyond of human knowledge and his spirit flew high over people’s heads. His soul was affected by a strange illness and he was forced to travel from place to place, constantly looking for the place to call home.

So that was Orvelte the place where our group finally met. Their single travels had been so tiring that the first night everyone collapsed without even knowing the name of the roommate, simply trusting that nothing could happen, based on the Hawk word.

The following day the sun was shining (yeah, it was really unexpected for the season) and the group was ready to start the journey. What? Didn’t I tell you about their journey? Well, it’s because none knew at the time. They received an invitation for a secret mission from the Hawk and you cannot really say no to him.

So, the journey. The Hawk gathered all of them in the big room of the house –the stable to be honest- and sketched a plan for the next days. Then he left without a word, leaving the Bear to the dirty work. Because you can imagine, it’s really hard to have no common background and with the pressure of time… By the way, the Bear was a professionist and he knew hot to manage.

He started setting a commong language among them, words that we can’t really understand, maybe he listened them from previous experiences in far away countries, maybe he collected them from a witch or he totally invented them, but that was and here I can give you examples: abracadabra, bora-bora, hakuna matata. I told you: incomprehensible! We lost the exact meaning of them, but at the time they worked well.
He did it even more imaginative: he asked the people to throw small balls over the spaces and to shout their names out loud, to write on each other clothes and to draw their faces. Not to speak about the sorcery he did at the end: he transformed half of the group in beautiful princess and the other half in terrible dragons that held them prisoner. The Bear was a good man, but sometimes his head was a bit broken. Thus he wanted to break also people’s heads. Convincing that was their choice, of course.

He first tried to confuse them with philosophical questions about life, but the results did not satisfied him that much, so he came up with a more practical way: he set a tricky field and forced people to jump over a fiery barrier. Luckily the Panther was there and he put his forcefulness at their service, helping to overcome the obstacle.

The Panther was so kind to prepare a banquet to restore energy and everyone was so grateful for that.

In the afternoon the Bear was too tired so he sent away everyone asking them to explore the surroundings. I’ve already told you about Orvelte, after five minutes you know every single detail of the village, but no excuses, they had to go for almost a hour…and to report their discoveries.

Finally was night. And then happened a very strange thing, again the chronicles help us:

<<That’s unbearable! Those strange human being are partying! It has been already two hours that we can hear from the old stables of De Vries, music, songs, shouting and laughs. It’s evident that they have nothing to do tomorrow morning and they can waste their time in such a way! There’s already a petition ongoing to alert the burgemeister, we hope that he will kick them out of this respectable town>>

And that was. Not the nothing-to-do, neither the wasting-time part, but the party! Oh, if it was a party there! We have no idea of the reason, it could have been the music, the effort did together during the day or everything else, but the atmosphere changed completely in a minute and it went through funny facts, drinks, tasty food and dances. There was even a sharing-time, but only the braves. And this is already another story.

Storia di un aperitivo – BCN

Nel paese dei balocchi

c’eran tanti molto sciocchi

Si mangiava a dismisura,

ingordigia e gran premura

torte, carne, pesce, frutta

qui la fame è brutta brutta.

Non t’immagini la scena

colazione, pranzo e cena

un migliaio di portate

la metà di cui avanzate.

Quanto spreco! Quanta rabbia!

Pensa Tapas sulla spiaggia.

Ella, povera tapina,

tutto il giorno sta in cucina,

spadellando a più non posso,

non resisto, son commosso.

Ma un bel dì che cosa accadde?

Male si sentì l’Alcalde.

<<Troppo cibo, troppa festa>>

disse la dietista esperta.

<<Men bagordi, più spuntini

esercizi sopraffini.

La tisana devi bere,

se vorrai poi stare bene>>

>>Bel dilemma che mi hai dato.

Un sistema va trovato>>

I migliori tra i sapienti

vanno a spremersi le menti,

ma non c’è niente da fare

sanno solo più mangiare.

Ma ecco quella mingherlina,

senza uscir dalla cucina,

presto, subito, al momento,

ha risolto il turbamento.

Una corsa, una staffetta

e si può poi far scarpetta

di delizia prelibata

su una tazza lì appoggiata,

la tisana che contiene

la tien calda e poi fa bene!

<<Ma è geniale oibò oibò!>>

El Alcalde esclamò

<<Qual magnifica invenzione

es grande rivoluzione!

Tenemos que inventar un nombre

todo sol, ninguna ombre.

Ecco, chica, inteligente y guapa

vamos a llamarla Tapas!>>

Riflessioni – Think global, act local

Ciao Eufemia,

ti invio di seguito una mia breve riflessione riguardo il progetto ad un mese di distanza.

 

Dopo la fine del progetto, molte nozioni trattate sono emerse in diverse situazioni della mia quotidianità, permettendomi di fare scelte più consapevoli. Mi sono rimasti impressi gli impatti ambientali delle nostre azioni oppure l’importanza di evitare lo spreco con piccoli gesti: chiudendo l’acqua del rubinetto mentre ci si lava i denti per esempio… Ciò che più mi è rimasto del progetto è sicuramente una nuova sensibilità verso le tematiche ambientali, una sorta di curiosità nell’andare oltre le apparenze, cercando di capire chiaramente la portata delle nostre scelte. Ho condiviso spunti e riflessioni con amici e familiari, cercando di aprire maggiormente le loro vedute. Inoltre ho anche messo in pratica un accorgimento ecologico comprando per la prima volta detersivi eco friendly, come quelli usati per pulire le nostre stanze in albergo.

Il progetto mi ha aiutata anche ad essere più attiva, ad esprimere la mia opinione, a confrontarmi con punti di vista diversi, con diverse culture. In conclusione, il bilancio a distanza del progetto è più che positivo. E’ stato un ottimo punto di partenza per cominciare a diventare consapevoli riguardo le importanti tematiche affrontate.
Consiglierei ai ragazzi della mia età di prendere parte ad uno scambio giovanile interculturale come questo perché è stata un’esperienza davvero costruttiva, interessante e divertente.

 

Cristina Tomasoni

Yasmine racconta “Involvement to Quality”

Insieme ad altri 5 ragazzi provenienti da Georgia, Italia e Turchia ci troviamo a fare uno SVE a Ramnicu Sarat, in Romania, durante l’estate. Si tratta di uno SVE di gruppo: lavoriamo insieme e nel nostro caso viviamo anche insieme. Ramnicu Sarat è una piccola città e anche se conta 40.000 abitanti e ci sono tutti i servizi necessari, spesso mancano opportunità e attività per chi ci vive. Chi ne risente di più sono i ragazzi che specialmente in estate non sanno cosa fare. Qui interveniamo noi con il nostro progetto “Involvement to Quality“.

In breve: il nostro compito consiste nello scrivere e portare a termine eventi o progetti per i volontari locali che lavorano insieme a noi nell’ associazione ATCE Speranta Ramniceana. Si tratta di un’organizzazione no-profit locale che coinvolge moltissimi giovani in modo da renderli più consapevoli della loro comunità e per permetter loro di fare esperienza nel mondo del lavoro. Vorrei sottolineare il fatto che chi opera all’interno di questa associazione non è pagato ma lavora come volontario ed è ammirevole tutto ciò che fanno per migliorare il luogo in cui vivono.

A proposito dell’associazione e della comunità confesso di non avere mai ricevuto cosi tante attenzioni e aiuti da un’organizzazione ospite (ho già fatto due esperienze all’estero, questa è la mia terza). Io e Beatrice (l’altra volontaria italiana ) siamo state accolte da un sacco di volontari, dal nostro responsabile, dall vice e chi più ne ha più ne metta: ci hanno preparato la cena e ci hanno subito coinvolto nella comunità. Il tutto tenendo conto che al momento erano impegnati in una campagna politica di supporto ad uno dei candidati sindaco ed erano tutti stravolti perché le elezioni erano molto vicine.

Vi starete chiedendo cosa si fa negli SVE. Ebbene dal momento che ce ne sono tantissimi, che affrontano temi diversi e sono gestiti da organizzazioni differenti non posso parlare in generale ma cercherò di raccontarvi una giornata tipo per quanto riguarda la mia esperienza.

Di mattino ci s alza, chi prima chi dsc_0232dopo (alcuni sono sempre in ritardo), andiamo in ufficio per le 9:00. Nel nostro caso molte volte abbiamo avuto problemi con la connessione internet quindi ci siamo trovati a cambiare posto di lavoro oppure a tornare a casa e lavorare direttamente da lì. Dal momento che dobbiamo scrivere progetti la prima cosa che facciamo è scegliere il tema (o una linea guida) e discutere su tutte le attività che possiamo fare a riguardo. Ad esempio una volta abbiamo scelto di fare un progetto sul benessere e alcuni hanno proposto di fare una partita di pallavolo e altri una lezione di yoga, per non presentare solo una parte teorica. Dopo questa attività di brainstorming (vi assicuro che non è facile anche perché solitamente si svolge il lunedì mattina e siamo ancora addormentati e soprattutto i primi periodi parlare in inglese e esporre i nostri giudizi non era cosi spontaneo), compiliamo il project form: è la descrizione del progetto nei dettagli. Successivamente scriviamo l’agenda della settimana dove elenchiamo tutto quello che dobbiamo fare: cercare e studiare materiale su internet ad esempio, organizzare giochi comprare il materiale per fare delle attività, simulare il progetto, cercare film e video, ecc… . Dopo il lavoro in ufficio si va casa a pranzare e nel pomeriggio abbiamo distribuite delle lezioni di lingua rumena e di cultura rumena. Una volta alla settimana abbiamo anche l’incontro con la nostra mentore, il suo compito è quello di risolvere problemi dal punto di vista psicologico e pratico: se ci sono conflitti all’interno del gruppo o abbiamo bisogno di cose (esempio stupido: padelle per cucinare) ne parliamo con lei. Le lezioni e/o gli incontri durano un’ora, massimo un’ora e mezza. Dopodiché abbiamo del tempo libero. Nella città non ci sono molte attività da fare, per fortuna siamo un gruppo quindi la maggior parte del tempo libero lo passiamo tra di noi a parlare. Sembra noioso ma sono momenti preziosi e coinvolgenti in cui si impara un sacco su culture diverse, si scoprono interessi in comune e ci si scambia esperienze divertenti e non.

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Non è sempre facile, a volte non ci si capisce e si creano grossi malintesi che possono portare anche a litigi, inoltre apparteniamo a tre culture diverse e ci troviamo a vivere in una comunità differente (ancora impregnata di comunismo). Inoltre se ci sono fraintendimenti a lavoro ce li portiamo a casa e viceversa: per fortuna siamo sempre riusciti a chiarire, a ricominciare e a rimanere buoni amici.

Diciamo che come esperienza è grandiosa se pensate che permette di vivere veramente fuori dal “tuo mondo”, rivalutare le priorità e ridare peso all’importanza di alcune cose, toccando più da vicino “il mondo vero e proprio”. Faccio un esempio pratico: quando sei a casa e magari devi preparare un esame universitario ti focalizzi su quel problema e ne rimani ossessionato, perdendo quasi il controllo con la realtà; quando abiti a casa con due ragazzi turchi e vieni a sapere che nella loro città hanno messo delle bombe, o che quando tornano possono essere arrestati perché hanno partecipato a una manifestazione allora li ti rendi conto che fare gli esami non è un problema cosi grande.

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Potete vedere le foto di alcuni progetti realizzati alla pagina FB ATCE Speranta Ramniceana:

 

Yasmina, Settembre 2016