Raccontiamo cosa facciamo. Le voci dei partecipanti

La storia di Ricky – un ragazzo italiano in Portogallo

Ciao a tutti, io sono Ricky, e oggi vi racconterò della mia esperienza in Portogallo con
l’associazione Eufemia.
In passato ho provato delle esperienze di progetti europei, in particolare nel programma
Erasmus +, ma stavolta ho voluto cimentarmi in qualcosa di nuovo per me.
Oggi vi racconto del mio training d’improvvisazione teatrale, che ho fatto in un incantevole
paesino con vista castello chiamato Montemor-o-Volho.

E’ stata un pochino un’impresa arrivare fino lì, e si, perché un training è diverso rispetto a
uno scambio giovanile, dove la logistica è definita. Generalmente i training sono rivolti verso
gli adulti, perché oltre allo scopo ludico vi è anche una parte formativa, per prepararti e
fornirti strumenti su una certa tematica, e ti potranno tornare utili nella vita.
Arrivato in Portogallo siamo stati accolti da Diogo e i due trainers che si sono occupati del
laboratorio teatrale. Le nostre lezioni si sono svolte in un centro polifunzionale immerso nel
verde della cittadina.
Le attività di improvvisazione teatrale sono state molto intense, perché la nostra giornata ci
impegnava dal mattino fino alla sera. Abbiamo inventato storie senza una trama ma solo su
un tema, usando il nostro corpo per esprimere le nostre emozioni di felicità, rabbia, paura e
tristezza, seguendo il ritmo della musica oppure scambiandoci di ruoli durante le recite.
Questo contest inoltre ha previsto delle attività di drama britannico, in cui abbiamo fatto
tecniche di imitazione a specchio, giochi di ruolo in cui ti calavi nella parte del personaggio facendo delle simulazioni oppure esercizi in cui sviluppare la propria espressione facciale ed
emotiva.
Tutte queste sessioni erano basate sul metodo del circolo di KOLB, ovvero l’apprendimento
dell’esperienza basata sull’osservare, pensare, agire e sentire.

Da tutte questo è abbiamo realizzato dei workshop teatrali per il toolbox grazie al lavoro di
squadra tra i partecipanti di 7 nazioni, tra i quali vi erano ciprioti, lettoni, lituani, tedeschi,
polacchi, romeni e italiani. Il corso realizzato è stato poi presentato agli studenti della scuola
secondarie in inglese, perché tutto il progetto si è svolto in lingua straniera.

Il laboratorio di improvvisazione teatrale mi è servito proprio per imparare ad esprimermi
naturalmente sia dal punto di vista fisico, emotivo e personale.
Consiglio vivamente questa tipo di esperienza, rompere la vostra zona di comfort è
bellissimo perché ti permette di conoscere persone stupende, in un altro paese diverso dal
tuo, ti obbliga a fare uso di tutte le risorse di cui mai ti saresti aspettato di avere e ti permette
di conoscerti in situazioni che difficilmente ti capitano nella vita quotidiana.
Perciò se desiderate provarlo, vi divertirete, e vi permetterà di mettermi davvero in gioco su
voi stessi!

 

E quindi… cosa fate il 20 febbraio? Volete fare questa cosa fantastica? Allora vi aspettiamo allo Spazio Giovani di Beinasco in Via Mirafiori 25 alle 16:30, dove Ricky condividerà la sua esperienza e farà un’attività di improvvisazione teatrale da non mancare!

​ USEFULLY ADDICTED – SLOVENIA

Erano le 22:00 del 27 ottobre 2018 e noi partivamo dalla stazione del Lingotto di Torino per la Slovenia. Ci aspettavano più di 15 ore di viaggio ma dopo tanta fatica e sonno ce l’abbiamo fatta. Appena arrivati nel paesino che ci avrebbe ospitati per la successiva settimana era mezzogiorno circa e noi morivamo dalla fame.
Il tema dello scambio era “Usefully addicted”, e l’obiettivo era quello di utilizzare la tecnologia e gli strumenti di cui disponiamo costantemente ogni giorno, come cellulari e computer, per produrre qualcosa di utile e imparare o scoprire qualcosa di nuovo. Per questo motivo una delle principali attività a cui abbiamo partecipato è stata quella di creare delle missioni per un’applicazione, CSOD mission, ideata appositamente per compiere cacce al tesoro all’aperto con il supporto e la guida dei nostri telefoni. Tra le altre attività abbiamo anche tradotto in italiano le missioni già esistenti e provato alcune missioni sul territorio, tra boschi, sentieri, pioggia, ma anche con tanto divertimento.
Col passare del tempo chi prima chi dopo arrivarono tutti i gruppi… All’inizio eravamo tutti un pò timidi e insicuri tuttavia abbiamo imparato i nostri nomi molto presto. Ogni giorno aveva qualcosa di speciale e ogni serata si differenziava dalle altre: c’è stata la serata interculturale, un talent show e molte altre cose. Il tempo passava, tutti si divertivano ma come tutte anche questa avventura doveva finire… Ci avviavamo alla fine di questa esperienza e dopo che ogni gruppo aveva finito di inserire i dati per l’applicazione e soprattutto dopo una magnifica giornata alle terme arriva l’ultimo giorno. Da questo viaggio sono nate amicizie, amori ma dopo essere tornato non solo conosci meglio l’inglese ma conosci culture diverse e persone nuove. Così commenta Francesco la sua esperienza.
Queste sono invece le impressioni di Alice, al suo terzo scambio culturale:
Penso che la parte più bella di tutti gli scambi rimanga sempre quella di conoscere nuove persone, appartenenti ad altri stati, con storie diverse dalle nostre e con le quali nella vita di tutti i giorni probabilmente non saremmo mai venuti a contatto. E così in un’atmosfera sempre leggera ma mai superficiale, tra risate, cibo e musica, questa settimana è volata e ognuno di noi è tornato a casa carico di bellissimi ricordi.
E così conclude infine Marcello:
Questo scambio culturale che si è rivelato essere un’esperienza fantastica in cui gruppi provenienti da nazioni diverse si divertivano un mondo comunicando in un inglese approssimativo (per me almeno).
Con la mia poca esperienza sugli scambi culturali posso dire che le cose che ho apprezzato di più sono state la familiarità acquisita quasi fin da subito con gli altri partecipanti e la quantità enorme di oneste attività organizzate per noi, inerenti al tema centrale dello scambio ma anche per rompere il ghiaccio tra di noi e soprattutto conoscere meglio gli altri paesi partecipanti e le loro culture.
Per concludere ci terrei a consigliarvi un interessamento a questo tipo di esperienze soprattutto per il calore con cui mi hanno trattato e per l’enorme disponibilità di tutte le organizzazioni coinvolte.

Cos’è il retaggio Sovietico in Ucraina?

Vi proponiamo una riflessione culturale e interculturale di Eleonora, Volontaria Europea attualmente ospite a Vynnitsia in Ucraina

Risulta difficile comprendere i retaggi, e le diverse sfumaure, che l’epoca sovietica ha lasciato in Ucraina. Questo perché è complesso percepire e misurare le sensazioni e le percezioni  della generazione che è nata, cresciuta nell’Unione Sovietica e che ora si trova ad invecchiare in un paese che guarda ad Occidente. La vecchia generazione sente il peso dei costi sociali derivanti dalle riforme economiche, ciò spinge gli anziani a ricordare con nostalgia “ il felice passato sovietico”; l’identità nazionale si articola con molte difficoltà e la transizione verso un regime democratico è ancora lenta e richiede sforzo. Infine non si percepisce ancora l’identità europea allo stesso modo in cui veniva percepita un tempo quella sovietica.  Ecco perché con questo breve articolo cercherò di analizzare un’ irrsoria parte di questo forte e latente retaggio che gli Ucraini vorrebbero totalmente sradicare.

L’Ucraina come le altre Repubbliche Socialiste Sovietiche dichiarò la sua indipendenza dalla Russia nel 1991 ( 25 Dicembre). La separazione fu inizialmente formale poiché le relazioni – specialmente economiche e culturali rimasero comunque forti negli anni a seguire. Infatti, la storia condivisa, e di conseguenza la cultura è così importante che sembra impossibile da eliminare. Basti pensare che l’assetto istituzionale sin dall’inizio fu principalmente costruito da figure che avevano fatto parte della vecchia Nomenklatura, creando un modello democratico molto ibrido. Questa situazione non ha facilitato né accellerato il processo di costruzione di un’ unica identità nazionale ucraina di per sé difficile data la frammentazione e la prularità delle etnie presenti in questo stato . Le  diversità non sono riuscite a coincidere, ma bensì si sono intersecate malamente. Per questo motivo una volta riconquistata l’indipendenza si è subito scartata l’opzione della costituzione di uno Stato etnico. La negazione del passato sovietico è risultata necessaria per la costruzione dell’attuale stato ucraino, diventando una sorta di terreno dove avrebbero potuto radicare le fodamenta di uno stato etnicamente disomogeneo. Infatti, tra le tante differenze presenti nel paese di sicuro quella più rilevante  rende, simbolicamente, il paese duale in termini etno-linguistici dividentdolo tra una parte occidentale , dove si parla ucraino e dove si dice risieda la vera identità nazionale ucraina e la parte orientale dove vi è una importante maggioranza di persone che parlano russo.

Lo slancio verso un  più sentito bisogno di distacammento da un passato così pesante si è verificato tra il  2004 e il 2005 con la Rivoluzione Arancione e ancor di più tra il 2013 -2014 con quella che è conosciuta come EuroMeidan. Alla base della Rivoluzione arancione c’erano richiami alla Democrazia, una denuncia della corruzione, del sistema politico che raccoglieva i politici sovieitici , e il bisogno di giustizia sociale. Nello specifico durante EuroMeidan abbiamo assistito ad una aperta denunica dei retaggi dell’Era sovietica: i capi della protesta chiedavo al presidente Yanukovich di firmare il Patto di  Associazione con l’Unione Europea e intraprendere definitivamente il cammino verso l’Europa, abbandonando la condizione di “colonia post-sovietica” ancora dipendente dalla Russia. Non basta un semplice articolo per parlare di quelli che sono i retaggi sovietici, considerando il fatto che questo recente passato può essere considerato, tra tante altre, causa dell’attuale conflitto civile ad Est dell’Ucraina. Questo perché inevitabilmente, come è successo altre repubbliche post- sovietiche – particolarmente nelle Repubbliche Baltiche- l’aggettivo “sovietico” viene direttamente tradotto oggi con “russo”.

Figura 2. Vecchio edificio in stile sovietico. Ora boutique europea – Vynnitsia.

Fu proprio dopo Maidan che inziò la Decomunistizzione dell’Ucraina. Un aspetto molto interessante per comprendere questo processo può essere l’analisi dell’abbattimento delle statue e degli edifici sovietici. L’abbattimento di tutte le statue raffiguranti Lenin, il Leninismo e in generale la potenza dell’Unione Sovietica sono diventate un modo per liberarsi da un passato soffocante. Ma non è solo questo, è inoltre, e la necessità di ricostuire una memoria ucraina che dia peso al passato sovietico. Le statue di Lenin rappresentavano uno dei tanti ostacoli al progresso e al cammino dello stato ucraino verso una sua propria direzione.

Nell’Aprile 2015 ebbe inzio il processo di Decomunistizzazione dello Stato, attraverso le “Leggi sulla Memoria” che vide il primario abbattimento, la destituzione, o in alcuni casi come vedremo, l’adattamento di tutti i monumenti e i simboli dell’epoca comunista. Il Presidente Poroshenko a Maggio firmò una serie di leggi che mirava nell’arco di sei mesi al totale smantellamento o al cambiamento di nomi di stade, palazzi ed edifici che avevano nomi legati all’ideologia comunista. Nello specifico: la bandiera dell’Unione Sovietica, della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina e delle altre 14 repubbliche, l’Embema dell’Unione Sovietica e  il suo inno furono proibiti , la stella rossa, la falce e il martello , immagini raffiguarnti Vladimir Lenin e Josef Stalin furono proibite. Si conta che nel 2016 51,493 strade, 987 città e villaggi siano stati rinominati, che 1,320 monumenti raffiguranti Lenin e 1,069 monumenti dedicati a altre figure sovietiche siano state rimosse. Sin dalla dichiarazione d’Indipedendenza varie leggi sulla Decomunistizzazione furono presentate al Parlamento ucraino, ma mai approvate. È solo dopo l’abbattimento simbolico di una statua di Lenin durante l’EuroMeidan avvenute a Kiev che si è avvertita nella popolazione la necessità di proseguire in questa direzione. Le leggi di Decomunistizzazione sono state ampiamente criticate, in particolare dall’OSCE, e da ONG che si occupano della protezione dei diritti umani in Ucraina. Le mosse del Governo e del Parlamento sono state dette impattare la libertà di espressione dei cittadini ucraini. Questo nello specifico è stato particolarmente denunciato nel momento in cui è stata definitivamente vietata l’esistenza di un partito comunista.

Attualmente l’opera di smantellamento è quasi conclusa come dimostrano i numeri citati precedentemente. Nomi di strade, piazze e palzzi sono stati cambiati. Solo nella capitale, la destituzione dei monumenti sovietici sembra più lenta, basti pensare al monumento alla Madre Patria (Rodin-Mat) e l’Arco dell’Amicizia delle Nazioni. Interessante è anche l’adattamento che si è fatto delle statue raffiguranti Lenin . A Odessa Lenin è diventato Darth Varder per opera di un artista locale. In alcune città le più piccole , le strade intitola a Lenin sono ora rinominate e dedicate a John Lennon.

Figura 3. Nella facciata dell’edificio sono ancora presenti le stelle sovietiche. Vinnytsia.

A Vinnytsia, il processo di Decomunistizzazione può dirsi finito.Una delle vie principli da “Lenina” (di Lenin) è diventata “Soborna” (della Cattedrale). Molti monumenti, cinema e teatri popolarissimi in epoca sovietica o sono stati dismessi o sono stati riadattati. Interessante da notare è l’uso che si è fatto di questi luoghi. Spesso vengono riadattati e usati per esibizioni, mostre ed eventi culturali. Ad esempio, a fine Novembre in una fabbrica dismessa ma particolarmente attiva prima del ‘91 si è svolta l’edizione annuale di uno dei maggior festival di arte contemporanea ucraina, il GogolFest. Camminando per la città è necessario aguzzare la vista perché spesse volte i simboli sovietici sono semplicemente tinteggiati o di bianco o con colori della bandiera ucraina. E a mo’ di beffa accompagnati da un qualcosa che rimanda all’Europa. Bisogna essere molti attenti quando si viaggia per le città ucraine poichè più ci si sposta ad Est e più questa processo di Decommunistizzazione pare incompiuto. Questa incompletezza architettonica si rispecchia in quella identitaria.

Ecco che questo processo incarnato dall’ abbattimento di statue e edifici sovietici diventa simbolico: “ togliere la sommità è facile , cambiare le  fondamenta è ben più difficile”. Ed è proprio per questa ragione che la Decomunistizzazione diventa in tutti i sensi una Decolonizzazione , dal piano architettonico a quello delle coscienze. Gli ucraini hanno sentito la necessità di staccarsi dal passato sovietico incarnato oggi dalla Russia. La Decomunstizzazione è andata oltre l’aspetto formale delle statue di Lenin e è andata a toccare altre sfere della società, ancor più delicate. È un processo ancora in evoluzione , lento, difficile e che richiede sacrifici. Ad oggi è ancor più chiaro che questo processo è solo iniziato. La paura più grande, è che possa accadere quello che è successo in altri stati Post-sovietici. C’è la paura che certe politiche abbiano conseguenze non solo all’interno dello stato ma anche in termini geopolitici. Il tutto è reso ancor più inquietante dalla situazione di guerra in Donbass; dalle azioni intraprese dalla  Federazione russa , prima nel 2014 con l’annessione illegale della Crimea e lo scorso Novembre con l’episodio nel Mar d’Azov.

Il passato sovietico è ancora presente ,può essere distutto formalmente ma rimane nella memoria della gente, soprattutto quando diventa difficile ricostruire una memoria comune, quando è complicata una ricostruzione oggettiva di quello che è stato il passato. Questo è dovuto al fatto che proprio in epoca sovietica si è iniziato effettivamente a parlare di cosa fosse la nazione ucraina, e si sono compiuti quei rimpasti etnici, anche attraverso le deportazioni che tanto piacevano a Stalin.  Il passato ucraino è della stessa complessità che si conosce oggi. Continuare a guardarlo con rancore non porta nessun progresso e non aiuta la memoria nazionale. In questo caos è essenziale comprendere che, per il popolo ucraino certe ferite sono ancora sanguinanti.

Eleonora Santi

Fonti:

http://www.limesonline.com/cartaceo/la-matrice-sovietica-dello-stato-ucraino

https://en.wikipedia.org/wiki/Decommunization_in_Ukraine

https://112.international/opinion/life-without-lenin-ukraine-is-parting-with-its-soviet-heritage-21979.html

https://www.irishtimes.com/news/world/europe/statues-fall-as-kiev-strips-out-soviet-legacy-1.2568095

http://neweasterneurope.eu/2016/09/16/decommunisation-in-ukraine/

 

L’esperienza di Filipa. Una portoghese in Italia

Nel 2018 è nata una nuova opportunità in Piemonte, di sviluppo e crecita per i giovani Europei e per il territorio e la comunità locale, grazie al  Servizio Volontario Europeo.

Quest’estate Petra dalla Croazia e Filipa dal Portogallo hanno collaborato con la summer school “Banca del Fare” dell’ Associzione Parco Culturale Alta Langa. Ecco qua il racconto dell’esperienzia di Filipa.

Time sometimes flies incredibly fast, and in a blink of an eye, 6 months of European Voluntary Service passed by. It was an experience that changed my life, although this expression seems a cliché, is really true. This gave me wings to fly and to go and meet what’s outside of our bubble.

After 6 months, I can say that I met people from all over that came from very different backgrounds than mine and that became my friends. Although we all come from different cultures, we are much more alike than what we think and that is wonderful!

During these months I had the chance to immerge on the Italian culture, to learn a new language and I also learned how to speak with my hands, an act that comes out naturally after being surrounded by Italians every day. I learned how to appreciate their gastronomy, a thing that is not hard to achieve and that is noticeable in the majority of volunteers that I met, who complain they gained a few pounds!

Certainly, these extra pounds are the result of all the luggage we acquired after an experience like this. A luggage full of knowledge, experiences, trips and many stories to tell!

I would like to thank to all the associations involved: to Parco Culturale Alta Langa – Banca del Fare, where I learned how to build with natural and sustainable materials, where I learned how to live in a community and doing team work and all the extras such as the Italian recipes (and getting addicted on the delicious gelati and baci di dama and of course to all the pizzas that we would eat straight out of the oven), on being with my friends around the bonfire, on enjoying the events the association provided to the locals, on how to live in Turin but mainly in the middle of Nature and from where I take most of my best “foreign” friends! I would also like to thank to Associazzione Eufemia for the welcoming and to always trying to change the world with their initiatives such as Pane in Comune, and in the end to Casa da Juventude de Amarante for giving me this opportunity and for always taking care of the well-being of their volunteers.

A big Thank You to all that crossed my path during this time and to my family for the support! The best part is that this volunteer work opened doors to the working world and in 2019 I will be there again (in Italy)!

Texto em PT

O tempo às vezes passa muito depressa e assim se passaram, num abrir e fechar de olhos, 6 meses de Serviço Voluntário Europeu. Foi uma experiência que mudou a minha vida, por mais cliché que seja esta expressão, é mesmo verdade! Deu-me asas para voar e conhecer o que há lá fora.

Ao fim de 6 meses posso dizer que conheci gente de todo o lado vinda de realidades muito diferentes da minha e que se tornaram minhas amigas! Somos mesmo mais parecidos do que aquilo que pensamos apesar das diferenças culturais, e isso é maravilhoso.

Ao longo destes meses tive a oportunidade de imergir na cultura Italiana, aprendi uma nova língua e também aprendi a falar com as mãos, um ato que surge naturalmente depois de conviver com italianos todos os dias! Aprendi a apreciar a sua gastronomia, coisa que também não é difícil e que se nota na maioria dos voluntários que conheci que se queixam de ter ganho alguns quilos a mais!

Com toda a certeza, estes quilos a mais devem-se também à bagagem com que ficamos depois de uma experiência como esta. Bagagem esta cheia de conhecimento, de experiências, viagens e muitas histórias para contar!

Gostaria de agradecer às associações envolvidas: Parco Culturale Alta Langa – Banca del Fare, onde aprendi a construir com materiais naturais e sustentáveis, onde aprendi a viver em comunidade e a trabalhar em equipa e todos os outros extras como receitas italianas (e a ser viciada nos maravilhosos gelati e baci di dama e claro nas pizzas acabadas de sair do forno), a estar com os amigos em torno da fogueira, a disfrutar dos eventos que a associação proporcionava aos habitantes locais, a viver em Turim e sobretudo no meio da Natureza e de onde levo a maioria dos meus melhores amigos “estrangeiros”! Gostaria também de agradecer à Associazione Eufemia pelo acolhimento e por tentarem sempre lutar por um mundo melhor através das suas iniciativas como o Pane in Comune e por fim à Casa da Juventude de Amarante por me terem proporcionado esta oportunidade e por se preocuparem sempre com o bem-estar dos seus voluntários.

Um muito obrigada a todos os que se cruzaram comigo neste voluntariado e à minha família por me apoiar sempre! O melhor é que este voluntariado me abriu as portas para o mundo laboral e em 2019 lá estarei outra vez (em Itália)!

 

La giovane democrazia compie 40

La giovane democrazia compie 40

 

****** spagnolo al fondo ******

Più di 4 decadi sono già passate in Spagna da quando gli studenti hanno smesso di correre “davanti ai grigi”(polizia del regime di Franco), i cittadini si sono riappropriati di diritti e libertà, è finita la censura culturale e tante altre atrocità che la dittatura di Francisco Franco aveva portato dalla fine della Guerra Civile nel 1939 fino alla morte dello stesso nel 1975. Prima del franchismo ci sono state 7 costituzioni in Spagna in 130 anni, nessuna tanto stabile come l’attuale.

Il referendum per approvare l’ultima Costituzione spagnola ha avuto luogo mercoledì 6 dicembre del 1978 e la domanda verteva su “Approva il Progetto di Costituzione?.” Fu approvato per il 87,78% dei votanti che rappresentavano il 58,97% degli elettori.

Per redigere la bozza del Progetto di Costituzione si sviluppò un intenso dialogo tra 7 politici (tutti uomini) che sono conosciuti come “i padri della costituzione” che, nonostante avessero posizioni ideologiche molto distanti, dibatterono per 232 ore a porta chiusa per accordarsi su diritti e doveri della cittadinanza di allora. Anche oggi la Spagna avrebbe bisogno che i suoi politici si sedessero a negoziare, dialogare e accordarsi per risolvere le sfide attuali. In realtà, mostrano più interesse e preoccupazione per ottenere denaro e screditare i partiti politici all’opposizione, per agganciare sempre più elettori ad ogni costo. Quello spirito di riconciliazione e di progetto nazionale per un futuro condiviso lo abbiamo perso tempo fa.

A partire dalle necessità di dare risposta alle richieste delle distinte regioni che formano la nazione e dalla filosofia “tutti gli spagnoli (e spagnole) sono uguali” nacque la frase “caffè per tutti” che non fa riferimento all’uso di caffeina per superare le lunghe notti di dibattito. Significa che non solo Catalogna e Paesi Baschi hanno diritto a Statuti di Autonomia ma anche le 17 Comunità Autonome (e due Città Autonome di Ceuta e Melilla) possono ottenerlo. Così fu come incominciarono a decentrare le competenze ed ogni territorio distribuisce fondi e decide sul suo sistema sanitario, educativo e tante altre questioni che riguardano la vita quotidiana di ognuno.

Pertanto, la Costituzione fu approvata durante la transizione del franchismo alla democrazia. Ora la cittadinanza chiede che si riformi ed aggiorni per adattarla all’evoluzione successa in questi anni in tutti gli ambiti pubblici e privati delle spagnole e gli spagnoli.

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La joven democracia cumple 40

Más de 4 décadas han pasado ya en España desde que los estudiantes dejasen de correr “delante los grises”, volvieran los derechos y libertades para la ciudadanía,  terminase la censura cultural y tantas atrocidades que trajo la dictadura de Francisco Franco desde el final de la Guerra Civil en 1939 hasta la muerte del mismo en 1975. Antes del franquismo ha habido unas 7 constituciones en España en 130 años, ninguna tan estable como la actual.

El referéndum para aprobar la última Constitución española tuvo lugar el miércoles 6 de diciembre de 1978 y la pregunta planteada fue «¿Aprueba el Proyecto de Constitución?». El Proyecto fue aprobado por el 87,78 % de votantes, que representaba el 58,97 % del censo electoral.

Para redactar el borrador se desarrolló un intenso diálogo entre 7 políticos (todos varones) que son conocidos como “los padres de la constitución” con posiciones ideológicas muy distantes pero que no obstante debatieron durante 232 horas a puerta cerrada para consensuar los derechos y deberes de la ciudadanía de entonces. Hoy España necesita que sus políticos se sienten a negociar, dialogar y consensuar, sin embargo, muestran más preocupación por conseguir más dinero y desacreditar a los partidos políticos que están en la oposición, para así conseguir más votantes a toda costa . Ese espíritu de reconciliación y de proyecto nacional de futuro compartido lo perdimos hace tiempo.

De la necesidad de dar respuesta a las necesidades de las distintas regiones que forman la nación y de la filosofía de “todos los españoles (y españolas) son iguales” nació la frase “café para todos” que no hace referencia al uso de cafeína para sobrellevar las largas noche de debate. Significa que no solo Cataluña y País Vasco tienen derecho a Estatutos de Autonomía si no que las 17 Comunidades Autónomas (y dos Ciudades Autónomas) pueden obtenerlo. Así fue como se empezaron a descentralizar las competencias y cada territorio distribuye fondos y decide sobre su sistema santiario, educativo y tantas otras cuestiones que afectan al día a día de todas.

Por tanto, fue aprobada durante la transición del franquismo a la democracia. Ahora la ciudadanía pide que se reforme y actualice este texto para adaptarlo a la evolución sucedida en estos años en todos los ámbitos públicos y privados de las españolas y los españoles.

Vídeos:

40 años de Constitución Española: ¿Hay motivos para la celebración?
Objetivo consenso; cómo se hizo la Constitución Española

Tool Fair – esperienze

Eufemia ha preso parte a diverse edizioni della Tool Fair in lingua italiana e a quelle internazionali, portando alcuni degli strumenti realizzati nel corso degli anni. Visitate la pagina dedicata per scoprirne di più

Ecco alcuni racconti dei nostri educatori che hanno partecipato presentando gli strumenti ideati e sviluppati.

A questo link trovate il racconto di una delle esperienze di Pasquale (e qui alcune foto), mentre qui trovate il racconto di Ilaria alla TF 2018.

http://wordpress-82043-1982009.cloudwaysapps.com/2018/10/24/toolfair-in-lingua-italiana-torino-2018/

http://wordpress-82043-1982009.cloudwaysapps.com/2017/12/09/international-tool-fair-xii-varna/

http://wordpress-82043-1982009.cloudwaysapps.com/2017/12/09/la-fiera-degli-attrezzi-2017/

http://wordpress-82043-1982009.cloudwaysapps.com/en/2017/12/09/tf-italia-2017/

Free Code School

Il progetto nasce nell’ambito del bando promosso da Compagnia di San Paolo “EXTRA STRONG. Più opportunità educative tra scuola, famiglia e territorio”- anno 2016.

FREE CODE SCHOOL è un progetto che si è svolto nel corso degli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018 con la collaborazione di diversi attori del territorio della Circoscrizione 3 della Città di Torino e non solo: Associazione Eufemia, ente capofila, I.C. Alberti, Esserci scs, Ass. Radio Ohm, Ass. Koinè, Ass. Jetop (che si è aggiunto in itinere), e con l’adesione della Bibliomediateca Mario Gromo- Museo Nazionale del Cinema di Torino, e Il Museo di Arte Orientale di Torino- MAO.

Obiettivo progettuale è stato l’incentivare nuove e varie forme di protagonismo attivo delle famiglie e dei minori, per sostenere un modo “open source” di abitare la scuola, intesa come risorsa aperta del/al territorio, concreto bene comune rispetto al quale instaurare relazioni di cura, con ricadute positive sulla capacità di inclusione scolastica e di riduzione del rischio-dispersione. Nel rispetto dei principi ispiratori del bando, dunque, si è voluto offrire più opportunità aggregative ed educative, nel tempo extrascolastico, ai minori delle scuole primarie e secondarie di grado primo ed alle loro famiglie, in particolare dell’I.C. Alberti e del quartiere San Paolo, realtà dove siamo radicati.

Il progetto si è composto di diverse azioni, di seguito dettagliate, che nella loro combinazione hanno voluto concretizzare il concetto di “scuola-aperta” attraverso una gestione partecipata (ownership dal basso) della risorsa, di cui i beneficiari, sia gli studenti e le loro famiglie, che gli insegnanti, gli operatori e gli educatori coinvolti, sono divenuti progressivamente i garanti, promuovendo attività, mobilitando e valorizzando le proprie competenze. In quest’ottica la maggior parte delle attività si è ispirata ad un’economia collaborativa (sharing economy), adottando forme di scambio non economico e/o redistributivo ma incentrate sulla reciprocità in grado di valorizzare gli individui e di creare legame sociale e relazioni reciproche di cura.

Le azioni previste sono state molteplici e si sono svolte sia a scuola ( corsi di alfabetizzazione digitale e laboratori multimediali con Radio Ohm, incontri con le psicologhe di Koinè per il supporto alle pratiche genitoriali, colloqui individuali riservati alle famiglie, aperture straordinarie delle biblioteche scolastiche con il supporto dei genitori, coinvolti attivamente), sia fuori scuola e precipuamente presso gli spazi circoscrizionali di via Moretta 55/bis, o presso i giardini SPA con il supporto di Esserci.

Per favorire la dimensione della “scuola aperta al territorio” si sono svolte, dunque, azioni congiunte dei partner, entro lo spazio-scuola, con la partecipazione e il coinvolgimento attivo e responsabile dei destinatari (cerchio/coordinamento aperto dei genitori per la programmazione di interventi a favore della scuola aperta e la valorizzazione delle sue risorse per l’utenza e il territorio, es. biblioteche) e la valorizzazione delle life skills dei minori e anche competenze digitali attraverso lo sviluppo di una cultura digitale critica e consapevole. Per aprire il territorio alla scuola si sono promosse azioni sul territorio per lo sviluppo di risorse accessibili ai minori con specifico riguardo ai soggetti più fragili.

Link all’album di foto

Fra i prodotti realizzati dai ragazzi segnaliamo la partete interattiva grazie alla collaborazione dell’associazione JEToP. Gli strumenti utilizzati sono stati: bare conductive e inchiostro conduttivo, panelli per la creazione dei disegni, matite e forbici (per la realizzazione degli stencil), casse e cavi, sensori touch e Arduino: un vero e proprio “muro parlante” in cui sono rappresentate e raccontate 4 storie scelte e interpretate dai ragazzi: “Pearcy Jackson, “Harry Potter”, “Il Piccolo Principe”, “Lo Hobbit”. Toccando il disegno, si attiva il suono e si può ascoltare il racconto.

 

Un altro dei prodotti dei ragazzi:

Offline

Smartphone, tablet, internet, computer, social media, fake news… Le tecnologie per l’informazione e la comunicazione (ICT – Information and Communication Technology) sono ormai parte integrante del nostro vivere ed agire quotidiano.

La generazione Z -i nati a cavallo del nuovo millennio- ha avuto accesso sin dai primissimi anni di vita a strumenti che non erano immaginabili fino a pochi anni prima e, cosa forse ancora più importante, che le generazioni precedenti non hanno ancora pienamente assimilato.

L’utilizzo delle tecnologie è peraltro molto diverso a seconda dell’età, dove con l’avanzare della stessa se ne fa un uso molto più legato alle necessità concrete e tangibili, mentre i ragazzi prediligono i social media, le reti informali e i prodotti audio-video (vedere ad esempio i lavori di ricerca “Millennials stand out for their technology use, but older generations also embrace digital life” e “Internet and Technology Use“).

La rapidità con cui si susseguono le “novità”, il continuo lancio di prodotti “innovativi” e le scoperte in ambito scientifico rendono molto complicato se non impossibile rimanere al passo.

La forte spinta del mercato rende il grande pubblico consumatore avido ed insaziabile di tecnologia all’ultima moda e la pressione dei pari ad ottenere subito il nuovo smartphone.

Tutto questo, unito a ritmi di vita spesso frenetici in cui i ragazzi e le ragazze sono sole per un gran numero di ore e la naturale predisposizione all’esplorazione ed al rischio dell’età adolescenziale e pre-adolescenziale, può sfociare in azioni sconsiderate con conseguenze più o meno gravi.

Senza creare facili allarmismi, è però necessario affrontare con serietà la situazione, dotando sia i ragazzi, sia la comunità educante, degli strumenti necessari per orientarsi nel mondo delle ICT.

La chiave di volta può e dev’essere un approccio critico ma informato al tema, favorendo la scoperta congiunta delle enormi possibilità offerte dalle ICT e dai rischi che le accompagnano; parafrasando un noto personaggio dei fumetti: “Da grandi poteri, informazioni e strumenti, derivano grandi responsabilità”.

Una comunità educante compatta, con un sistema di valori condiviso ed un esempio virtuoso può riuscire là dove il controllo fallisce ed il proibizionismo esacerba i comportamenti più pericolosi, spesso figli di scarsa attenzione degli adulti di riferimento.

L’idea

Offline è un progetto sperimentale che prevede la collaborazione di famiglie, corpo docenti ed esperti esterni nel veicolare un approccio critico e consapevole all’uso di smartphone e social media.

Il primo anno vede coinvolti gli/le alunni/e delle classi prime della scuola secondaria di primo grado, a cui, in accordo con le famiglie, non verrà concesso di utilizzare uno smartphone né a casa né a scuola e di posticipare l’iscrizione ai social almeno all’anno successivo (ricordando che su alcune piattaforme c’è un limite di età di 13 anni).

Contestualmente verranno realizzate attività laboratoriali durante l’orario curricolare e formazioni per gli adulti.

Obiettivi

Il progetto punta a:

  •  mettere in discussione l’utilizzo delle nuove tecnologie, in particolare smartphone, app e social media. Con il termine “discussione” intendiamo analizzare il loro uso attraverso un dialogo costruttivo scevro da preconcetti e con un finale non già determinato a priori;
  • aumentare la consapevolezza e la conoscenza dei mezzi tecnologici a nostra disposizione, largamente e quotidianamente usati in diversi ambiti formali, non formali e informali;
  • favorire l’ascolto reciproco in un dialogo necessariamente intergenerazionale.

Destinatari

Idealmente tutti gli alunni e le alunne dell’istituto frequentanti la stesso grado, i loro insegnanti e genitori.

Incontri utili dalla classe quarta della scuola primaria di primo grado.

Modalità

La nostra metodologia si basa su tecniche di educazione non formale ampiamente sperimentate in ambito locale ed internazionale, sebbene inserite in un contesto formale quale quello scolastico. Si ovvierà quindi ad alcuni requisiti (quali ad esempio la partecipazione volontaria alle attività), cercando di raggiungere il più ampio consenso, sia dei/lle ragazzi/e, sia degli adulti, in fase di presentazione della proposta e discutendo le scelte in itinere.

L’offerta vorrà essere quanto più possibile calata nel contesto specifico e riferita alle esigenze dei singoli gruppi classe. I percorsi potranno dunque differire in termini di attività, pur rimanendo orientati al raggiungimento degli obiettivi di cui sopra.

http://wordpress-82043-1982009.cloudwaysapps.com/2019/08/16/report-2018-2019-progetto-offline/