Kingsley e il suo volontariato a Calahorra

Spagna, tutto comincia con un soggiorno improvvisato a Saragozza, dove la prima sera un couchsurfer mi mostra il calore del popolo spagnolo.
La mattina dopo sono già sul treno per la città che mi ospiterà fino a metà Novembre, il paese si chiama Calahorra.
22 Febbraio 2019
Alla stazione di Calahorra i volontari mi travolgono col loro calore e i loro volti sorridenti, non potevo chiedere un inizio migliore.
Tappa veloce a casa e poi subito si comincia, a breve ci sarà l’anniversario dei 25 anni dell’associazione, rimbocchiamoci le maniche e si comincia.
Devo ammettere che queste settimane sono passate in fretta e allegre, sono capitato nel momento in cui a Calahorra succede di tutto, prima la festa del Consejo tra danze sfrenate la sera e momenti di condivisione e riflessione coi volontari la mattina.
Poi la città ha preso un altro volto, si stavano preparando tutti per il grande evento, La Festa di Marzo, dove la musica e le tradizioni hanno trasformato tutti per tre giorni.
Il progetto è partito sotto le stelle più brillanti e sta andando avanti nei migliore dei modi, sì certo, un po’ la lingua frena le azioni, ma non c’è nulla che un sorriso e una bella risata non possa risolvere.
Tra eventi artisitici da organizzare, lezioni di spagnolo e gruppi di conversazione di cose da fare ce ne sono e ce ne saranno tante, ma oggi è domenica e mi godo il paesaggio (che merita tantissimo), al resto ci si pensa più avanti!
Aprile 2019
Che cosa sarà?
Si dice che a Calahorra sia stato avvistato un lupo mannaro, o forse si tratta solo di dicerie.
Non lo so, ma come agente speciale, inviato sul campo della Citta Perduta di Calahorra dovrò indagare.
Oggi ho ricevuto la visita dell’agente speciale Virgo (che voi conoscete come Virginia) e mi ha dato una mano a riaccendere il dispositivo di comunicazione con la base madre.
Di cose ne stanno accadendo sotto la luna di smerlado che brilla per tutta la città, approffitto di queste ore notturne, quando la sorveglianze del cybersistema è meno stretta, per scrivervi e mandarmi aggiornamenti dal fronte spaziotemporale.
La situazione si sta evolvendo nella maniera migliore, abbiamo cominciato a parlare strane lingue con la gente del posto, una la si chiama Inglese, l’altra Italiano (tutti idiomi scomparsi dopo l’avvento della Lingua Unica) e sta procedendo tutto per il meglio.
Vi mando un resoconto dettagliato di quello che sta accadendo, però ricordatevi che è Top Secret e che se dovesse finire nelle mani dell’Impero dei Ragni non ci sarebbe più salvezza per la galassia.
 
Si è tenuta inoltre la prima delle due giornate internazionali, dove ho avuto modo di presentare l’Italia.
Mamma mia, quando mi sono divertito e mangiato bene.
I paesi presentati il 2 aprile erano: Marocco, Italia e Romania.
Oggi si va avanti con Russia, Ecuador e Bolivia!!
E il 4 sera cena internazionale dove vado a prepare per la prima volta la pizza ahahah
Agente Speciale King Blaze passo e chiudo!
Escape 4 change

4 volontarie e una Escape Room

Educare alla lotta contro il cambiamento climatico attraverso il gioco può essere una modalità divertente per bambini e adulti.

È stato il caso dell’ Escape Room educativa che abbiamo lanciato il 15 marzo in collaborazione con l’associazione di cooperazione internazionale LVIA. La città di Torino ha potuto godere di Escape4Change fino al 12 maggio 2019 presso il BUNKER, in Via Paganini, 0/200.

Le nostre volontarie SVE sono subito state coinvolte nel progetto, sia come partecipanti che come staff di supporto all’organizzazione. Ecco il loro racconto!

 “Siamo 4 volontarie europee – Ana (Spagna), Jenny (Germania), Irene (Spagna) e Ruta (Lettonia). All’inizio di aprile ci siamo cimentate nel gioco di “Escape4Change – Per capire e agire contro il cambiamento climatico“, organizzato da Eufemia. È una Escape Room Educativa dalla quale si può uscire risolvendo diversi enigmi a tema climatico. Siamo rimaste piacevolmente sorprese dalla creatività dei realizzatori dell’escape room!

Immagini, video, vari contributi studiati e realizzati per farci sentire come se fossimo in un altro continente! E4C ha incluso informazioni sull’Etiopia e su quanto sia difficile avere accesso all’acqua per coloro che vivono lì.

La parte educativa era in italiano, ma lo staff di E4C è stato molto amichevole e ci ha aiutato con la traduzione e lo svolgimento del gioco. Anche se solo una di noi conosce l’italiano, questo non è stato un ostacolo per giocare e risolvere gli enigmi, quindi anche gli stranieri sono stati i benvenuti! Abbiamo trascorso il nostro tempo magnificamente e in maniera utile!

Dopo essere sopravvissute a questa esperienza come giocatrici, abbiamo aiutato nell’organizzazione dell’E4C come volontarie: abbiamo introdotto i giocatori alla mostra fotografica “Afar: dove i sogni e la terra bruciano” a cura di Simone Migliaro, che racconta la vita in Etiopia, abbiamo spiegato le istruzioni prima del gioco e alla fine di ogni sessione abbiamo preparato l’E4C per il gruppo successivo di giocatori. Esperienza meravigliosa e, a nostro avviso, una fantastica forma di educazione non formale!”

E4C

 

Latvian in Italy. Part 1.

Ciao! I’m Ruta, a Latvian in Italy now for more than a month. And 11 to go ☺
My life in Latvia in few words – family, good job, nice apartment, drivable car, wonderful friends.. why to leave this place, right? “Learn with a heart, not with a brain” – one of the little lessons I’ve learned in here. And I want to say to everyone: “Make decisions with heart”.

Mole Antonelliana Torino Parco Nazionale del Gran Paradiso Parco Nazionale del Gran Paradiso

 

I chose to leave my previous life and to feel unknown experience abroad. Now I live in Turin, doing my EVS project and till now I have not regretted my decision, even though every little things to solve abroad is a bit harder. You are not used to the system, you don’t know the language.. At the end you solve everything, of course, just with a bit more effort and others help.
Weather here played some jokes and this month average temperature in Latvia I think has been higher than here 😀 A lot of rain, so I was good – felt like home ☺

Eufemia Volunteers

I feel lucky with my sending organization Ventspils jauniešu dome and hosting organization Eufemia. They are there for you and will help, when it’s necessary.
Now we are 6 volunteers (from left) – Lois (France), Me-Ruta (Latvia), Ana (Slovenia), Irene (Spain (north)), Ana (Spain (south)) and Jenny (Germany). Lois and Ana (Slovenia) are for short term, we others – for long term.

Eufemia Volunteers

I cannot even count in how many events we have participated till now and how many dinners/parties we had (ok, I can, but it’s much 😀 ). It’s amazing! And so much new people around

Eufemia Volunteers

I’m from northern Europe, so of course I had my first culture shocks and conclusions:

1) Be careful while crossing the road. Cars just don’t stop.

2) Here is really delicious ice-cream.

3) Overall the food is better… coffee stronger…

4) Don’t be afraid to touch others and get used that others will touch you – will kiss you, will hug you, will caress you etc.

5) No one is interested how you look. So dress whatever if you are ok with yourself.

6) Never say NO to food. And coffee.

7) If you don’t understand Italian, with you will speak Italian till you will get it.

8) What is chaos for Latvians, can be still organized order for Italians.

9) Nothing starts on time. Don’t count on public transportation schedule.

10) +20 counts as not so warm. Don’t wear shorts 😀

11) Small cars rule!

12) Speaking without gesture is not possible.

14) Yes, you skip Nr.13.

Parco del Valentino

During EVS you are never alone. If in Latvia I searched for more people, here I even search for more time with myself And it’s completely not bad, just a surprise for me. Who can count as an extravert for Latvians, could be an introvert for Italians 😉

Eufemia Volunteers

 

Doing projects here, I feel useful. You want that or not, those kind of projects test yourself and maybe in ways that you couldn’t even think of. And if I’m saying this just after a month, I’m looking forward what Italy will bring me in the next 11.

Pane in Comune

And actually it doesn’t matter where you are. You can feel perfect in Latvia and you can feel perfect in Italy. It’s the people around you, who matter. But if you feel like going abroad – why not? ☺

View From Balcony

Sì…sono tornata in Italia! Il volontariato di Koro

Soy Koro, una Laudioarra (ciudadana de un pueblo del Pais Vasco) apasionada de Italia. Aunque me proponga viajar a otros lugares, siempre termino en el país de la pizza y Buonarrotti. Estudié tercero de psicología en Padova, trabajé durante unos meses en Roma… y ahora, cuando me decidí por volver a vivir una experiencía en el extranjero, y a pesar de que me juré que cambiaría de destino para así conocer nuevas culturas, aprender otros idiomas….aquí estoy, en Torino (la cuna de Italia). Y he de admitir que ¡encantadísima!

Conocía los proyectos Erasmus+ desde hace tiempo, pero todavía no me había llegado el momento de participar en alguno de ellos. Fue este febrero cuando decidí hacer las maletas y unirme al gran equipo del Servicio de Voluntariado Europeo (SVE). Hasta que no te adentras en estos proyectos no sabes toda la gente que forma parte de este grupo y todas las posibilidades de formación, voluntariado… que tienes.

Entre las organizaciones que gestionan proyectos de Erasmus+, hubo una en particular que me llamó la atención. Era Eufemia, una asociación de Torino con su proyecto de crear una Escape Room educativa sobre Cooperación Internacional. Sabía que me había propuesto conocer otros países pero… no pude resistirme y envié mi solicitud. Cuál fue mi alegría cuando, unos días más tarde, recibí un email diciéndome que había sido seleccionada y podía empezar en 15 días.

Hoy hace un mes que llegué a Torino. Desde el primer momento me he sentido realmente integrada en el país y en el equipo de trabajo. Gracias a Eufemia he podido conocer diferentes iniciativas que se llevan a cabo por una ciudadanía activa y la integración de todas las personas que viven en esta ciudad.

Erasmus+ nos ofrece una gran variedad de oportunidades para conocer nuevas culturas (no sólo la del país de destino, sino la del resto de voluntarios que te acompañan durante esta aventura), aprender varios idiomas, desarrollarte profesionalmente y personalmente, y sobre todo, para disfrutar (y si vienes a Italia, para pasarte el día comiendo pasta y gelato!).

Si pudiera dar un consejo a la gente que se está planteando tener una experiencia en el extranjero, es que no se lo piensen más y que compren ya el billete de avión, ¡vuestro EVS os está esperando! (pero cuidado, cuando empiezas a viajar y conocer nuevos lugares, ya no puedes parar ;p ).

Thank you Associazione Eufemia and Asociación Arrabal for giving me this opportunity!

 

Koro Allende

EVS is short. Eat gelato before dinner!

It all began on a rainy day of April last year. My journey from Ventspils to Turin was long and grey, but an old Baltic belief says it’s a good sign when it rains during the trip. And I guess it’s true.

One year of EVS is a long time and it’s definitely not an ordinary time of one’s life. However, now I feel that the time passed really fast, and when I’m reflecting about this past year, I’m not sure what to start with. All I know is that you live experiences that change and challenge the way you look at certain things and yourself, as you are thrown into an environment that is completely different from the one you’re used to.

The first weeks of my EVS passed by getting to know my new home – Turin, my new workplace and the projects; meeting Eufemia’s friends and other EVS volunteers and eating lots of gelato.
Italians are very friendly and welcoming. In most cases it’s completely fine to bring 5 of your friends to somebody’s house party or dinner, and some of those friends might also bring some of their friends… And I will always be amazed by the amount of food people consume here during one meal. When we just arrived, our EVS coordinator warned us that we will gain weight in Italy. We didn’t believe it until a couple of months went by. So if you’re in Italy, you will be trapped into a world of incredibly delicious carbohydrates. Just surrender, there is no way out.

                    

I have observed that Italians are definitely happier and they smile more than people in my home country. My guess is that it has to do something with the amount of sunlight they get here compared to the north. I have often been asked here: “Ma perché sei triste?” (Why are you sad?) I am not triste, I am just… not smiling.

Most of the time I’ve been living out of my comfort zone, as I have been doing things I’ve never done before, such as working with kids and elderly people, and participating in meetings and activities where only Italian was spoken. During this year I have been involved in various projects, such as Pane in Comune – collecting unsold food from the markets for people in need; English tandem with people in search of job; Language club for locals willing to practice English, Dutch, Spanish and Russian with my EVS partners Lotte and Virginia; children summer school in a church; a youth exchange “Urban Sustainability”; cooking, gardening and creative workshops in a homeless shelter; Escape 4 Change – raising awareness about climate change; and organizing events such as neighbourhood celebrations, Halloween and Christmas parties. So it’s been a year full of impressions and new experiences, learning a lot about communication, being a part of a team, taking responsibility and initiative and understanding what I do or do not like to do.

                    

My longest stay abroad before doing EVS was 5 months, and I would not think I am the type of person that might actually get homesick, but turns out I am. And I guess it’s also a part of long-term EVS experience. I feel that during these months I have developed a higher empathy towards people that for various reasons have moved to another country, as for the whole year I have been a foreigner myself, which is not always easy.

During my EVS I’ve learned that it’s OK to fail. I was afraid to fail and I’ve failed many times here, and now I see that it’s absolutely OK, because you just keep moving forward and actually no one cares that you’ve failed. I’ve also realised that kids are not as scary as they seem. When you talk to them, you might learn something new. An 8 year-old once told me that EVS is cool, but I could also be an astronaut. I’ve been considering this idea since then.
At first I was skeptical about working in the shelter with elderly men, but it turned out to 
be one of my favourite projects. So it’s good to set our presumptions aside from time
to time. 

During this year I’ve met people that have changed the way I look at many things and I’ve done things I thought I can’t, so I can surely say that the learning we need the most happens in our stretching zone.

And in the end, after a year under Italian sun, I might be looking less triste now!

Diana

La storia di Ricky – un ragazzo italiano in Portogallo

Ciao a tutti, io sono Ricky, e oggi vi racconterò della mia esperienza in Portogallo con
l’associazione Eufemia.
In passato ho provato delle esperienze di progetti europei, in particolare nel programma
Erasmus +, ma stavolta ho voluto cimentarmi in qualcosa di nuovo per me.
Oggi vi racconto del mio training d’improvvisazione teatrale, che ho fatto in un incantevole
paesino con vista castello chiamato Montemor-o-Volho.

E’ stata un pochino un’impresa arrivare fino lì, e si, perché un training è diverso rispetto a
uno scambio giovanile, dove la logistica è definita. Generalmente i training sono rivolti verso
gli adulti, perché oltre allo scopo ludico vi è anche una parte formativa, per prepararti e
fornirti strumenti su una certa tematica, e ti potranno tornare utili nella vita.
Arrivato in Portogallo siamo stati accolti da Diogo e i due trainers che si sono occupati del
laboratorio teatrale. Le nostre lezioni si sono svolte in un centro polifunzionale immerso nel
verde della cittadina.
Le attività di improvvisazione teatrale sono state molto intense, perché la nostra giornata ci
impegnava dal mattino fino alla sera. Abbiamo inventato storie senza una trama ma solo su
un tema, usando il nostro corpo per esprimere le nostre emozioni di felicità, rabbia, paura e
tristezza, seguendo il ritmo della musica oppure scambiandoci di ruoli durante le recite.
Questo contest inoltre ha previsto delle attività di drama britannico, in cui abbiamo fatto
tecniche di imitazione a specchio, giochi di ruolo in cui ti calavi nella parte del personaggio facendo delle simulazioni oppure esercizi in cui sviluppare la propria espressione facciale ed
emotiva.
Tutte queste sessioni erano basate sul metodo del circolo di KOLB, ovvero l’apprendimento
dell’esperienza basata sull’osservare, pensare, agire e sentire.

Da tutte questo è abbiamo realizzato dei workshop teatrali per il toolbox grazie al lavoro di
squadra tra i partecipanti di 7 nazioni, tra i quali vi erano ciprioti, lettoni, lituani, tedeschi,
polacchi, romeni e italiani. Il corso realizzato è stato poi presentato agli studenti della scuola
secondarie in inglese, perché tutto il progetto si è svolto in lingua straniera.

Il laboratorio di improvvisazione teatrale mi è servito proprio per imparare ad esprimermi
naturalmente sia dal punto di vista fisico, emotivo e personale.
Consiglio vivamente questa tipo di esperienza, rompere la vostra zona di comfort è
bellissimo perché ti permette di conoscere persone stupende, in un altro paese diverso dal
tuo, ti obbliga a fare uso di tutte le risorse di cui mai ti saresti aspettato di avere e ti permette
di conoscerti in situazioni che difficilmente ti capitano nella vita quotidiana.
Perciò se desiderate provarlo, vi divertirete, e vi permetterà di mettermi davvero in gioco su
voi stessi!

 

E quindi… cosa fate il 20 febbraio? Volete fare questa cosa fantastica? Allora vi aspettiamo allo Spazio Giovani di Beinasco in Via Mirafiori 25 alle 16:30, dove Ricky condividerà la sua esperienza e farà un’attività di improvvisazione teatrale da non mancare!

​ USEFULLY ADDICTED – SLOVENIA

Erano le 22:00 del 27 ottobre 2018 e noi partivamo dalla stazione del Lingotto di Torino per la Slovenia. Ci aspettavano più di 15 ore di viaggio ma dopo tanta fatica e sonno ce l’abbiamo fatta. Appena arrivati nel paesino che ci avrebbe ospitati per la successiva settimana era mezzogiorno circa e noi morivamo dalla fame.
Il tema dello scambio era “Usefully addicted”, e l’obiettivo era quello di utilizzare la tecnologia e gli strumenti di cui disponiamo costantemente ogni giorno, come cellulari e computer, per produrre qualcosa di utile e imparare o scoprire qualcosa di nuovo. Per questo motivo una delle principali attività a cui abbiamo partecipato è stata quella di creare delle missioni per un’applicazione, CSOD mission, ideata appositamente per compiere cacce al tesoro all’aperto con il supporto e la guida dei nostri telefoni. Tra le altre attività abbiamo anche tradotto in italiano le missioni già esistenti e provato alcune missioni sul territorio, tra boschi, sentieri, pioggia, ma anche con tanto divertimento.
Col passare del tempo chi prima chi dopo arrivarono tutti i gruppi… All’inizio eravamo tutti un pò timidi e insicuri tuttavia abbiamo imparato i nostri nomi molto presto. Ogni giorno aveva qualcosa di speciale e ogni serata si differenziava dalle altre: c’è stata la serata interculturale, un talent show e molte altre cose. Il tempo passava, tutti si divertivano ma come tutte anche questa avventura doveva finire… Ci avviavamo alla fine di questa esperienza e dopo che ogni gruppo aveva finito di inserire i dati per l’applicazione e soprattutto dopo una magnifica giornata alle terme arriva l’ultimo giorno. Da questo viaggio sono nate amicizie, amori ma dopo essere tornato non solo conosci meglio l’inglese ma conosci culture diverse e persone nuove. Così commenta Francesco la sua esperienza.
Queste sono invece le impressioni di Alice, al suo terzo scambio culturale:
Penso che la parte più bella di tutti gli scambi rimanga sempre quella di conoscere nuove persone, appartenenti ad altri stati, con storie diverse dalle nostre e con le quali nella vita di tutti i giorni probabilmente non saremmo mai venuti a contatto. E così in un’atmosfera sempre leggera ma mai superficiale, tra risate, cibo e musica, questa settimana è volata e ognuno di noi è tornato a casa carico di bellissimi ricordi.
E così conclude infine Marcello:
Questo scambio culturale che si è rivelato essere un’esperienza fantastica in cui gruppi provenienti da nazioni diverse si divertivano un mondo comunicando in un inglese approssimativo (per me almeno).
Con la mia poca esperienza sugli scambi culturali posso dire che le cose che ho apprezzato di più sono state la familiarità acquisita quasi fin da subito con gli altri partecipanti e la quantità enorme di oneste attività organizzate per noi, inerenti al tema centrale dello scambio ma anche per rompere il ghiaccio tra di noi e soprattutto conoscere meglio gli altri paesi partecipanti e le loro culture.
Per concludere ci terrei a consigliarvi un interessamento a questo tipo di esperienze soprattutto per il calore con cui mi hanno trattato e per l’enorme disponibilità di tutte le organizzazioni coinvolte.

Cos’è il retaggio Sovietico in Ucraina?

Vi proponiamo una riflessione culturale e interculturale di Eleonora, Volontaria Europea attualmente ospite a Vynnitsia in Ucraina

Risulta difficile comprendere i retaggi, e le diverse sfumaure, che l’epoca sovietica ha lasciato in Ucraina. Questo perché è complesso percepire e misurare le sensazioni e le percezioni  della generazione che è nata, cresciuta nell’Unione Sovietica e che ora si trova ad invecchiare in un paese che guarda ad Occidente. La vecchia generazione sente il peso dei costi sociali derivanti dalle riforme economiche, ciò spinge gli anziani a ricordare con nostalgia “ il felice passato sovietico”; l’identità nazionale si articola con molte difficoltà e la transizione verso un regime democratico è ancora lenta e richiede sforzo. Infine non si percepisce ancora l’identità europea allo stesso modo in cui veniva percepita un tempo quella sovietica.  Ecco perché con questo breve articolo cercherò di analizzare un’ irrsoria parte di questo forte e latente retaggio che gli Ucraini vorrebbero totalmente sradicare.

L’Ucraina come le altre Repubbliche Socialiste Sovietiche dichiarò la sua indipendenza dalla Russia nel 1991 ( 25 Dicembre). La separazione fu inizialmente formale poiché le relazioni – specialmente economiche e culturali rimasero comunque forti negli anni a seguire. Infatti, la storia condivisa, e di conseguenza la cultura è così importante che sembra impossibile da eliminare. Basti pensare che l’assetto istituzionale sin dall’inizio fu principalmente costruito da figure che avevano fatto parte della vecchia Nomenklatura, creando un modello democratico molto ibrido. Questa situazione non ha facilitato né accellerato il processo di costruzione di un’ unica identità nazionale ucraina di per sé difficile data la frammentazione e la prularità delle etnie presenti in questo stato . Le  diversità non sono riuscite a coincidere, ma bensì si sono intersecate malamente. Per questo motivo una volta riconquistata l’indipendenza si è subito scartata l’opzione della costituzione di uno Stato etnico. La negazione del passato sovietico è risultata necessaria per la costruzione dell’attuale stato ucraino, diventando una sorta di terreno dove avrebbero potuto radicare le fodamenta di uno stato etnicamente disomogeneo. Infatti, tra le tante differenze presenti nel paese di sicuro quella più rilevante  rende, simbolicamente, il paese duale in termini etno-linguistici dividentdolo tra una parte occidentale , dove si parla ucraino e dove si dice risieda la vera identità nazionale ucraina e la parte orientale dove vi è una importante maggioranza di persone che parlano russo.

Lo slancio verso un  più sentito bisogno di distacammento da un passato così pesante si è verificato tra il  2004 e il 2005 con la Rivoluzione Arancione e ancor di più tra il 2013 -2014 con quella che è conosciuta come EuroMeidan. Alla base della Rivoluzione arancione c’erano richiami alla Democrazia, una denuncia della corruzione, del sistema politico che raccoglieva i politici sovieitici , e il bisogno di giustizia sociale. Nello specifico durante EuroMeidan abbiamo assistito ad una aperta denunica dei retaggi dell’Era sovietica: i capi della protesta chiedavo al presidente Yanukovich di firmare il Patto di  Associazione con l’Unione Europea e intraprendere definitivamente il cammino verso l’Europa, abbandonando la condizione di “colonia post-sovietica” ancora dipendente dalla Russia. Non basta un semplice articolo per parlare di quelli che sono i retaggi sovietici, considerando il fatto che questo recente passato può essere considerato, tra tante altre, causa dell’attuale conflitto civile ad Est dell’Ucraina. Questo perché inevitabilmente, come è successo altre repubbliche post- sovietiche – particolarmente nelle Repubbliche Baltiche- l’aggettivo “sovietico” viene direttamente tradotto oggi con “russo”.

Figura 2. Vecchio edificio in stile sovietico. Ora boutique europea – Vynnitsia.

Fu proprio dopo Maidan che inziò la Decomunistizzione dell’Ucraina. Un aspetto molto interessante per comprendere questo processo può essere l’analisi dell’abbattimento delle statue e degli edifici sovietici. L’abbattimento di tutte le statue raffiguranti Lenin, il Leninismo e in generale la potenza dell’Unione Sovietica sono diventate un modo per liberarsi da un passato soffocante. Ma non è solo questo, è inoltre, e la necessità di ricostuire una memoria ucraina che dia peso al passato sovietico. Le statue di Lenin rappresentavano uno dei tanti ostacoli al progresso e al cammino dello stato ucraino verso una sua propria direzione.

Nell’Aprile 2015 ebbe inzio il processo di Decomunistizzazione dello Stato, attraverso le “Leggi sulla Memoria” che vide il primario abbattimento, la destituzione, o in alcuni casi come vedremo, l’adattamento di tutti i monumenti e i simboli dell’epoca comunista. Il Presidente Poroshenko a Maggio firmò una serie di leggi che mirava nell’arco di sei mesi al totale smantellamento o al cambiamento di nomi di stade, palazzi ed edifici che avevano nomi legati all’ideologia comunista. Nello specifico: la bandiera dell’Unione Sovietica, della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina e delle altre 14 repubbliche, l’Embema dell’Unione Sovietica e  il suo inno furono proibiti , la stella rossa, la falce e il martello , immagini raffiguarnti Vladimir Lenin e Josef Stalin furono proibite. Si conta che nel 2016 51,493 strade, 987 città e villaggi siano stati rinominati, che 1,320 monumenti raffiguranti Lenin e 1,069 monumenti dedicati a altre figure sovietiche siano state rimosse. Sin dalla dichiarazione d’Indipedendenza varie leggi sulla Decomunistizzazione furono presentate al Parlamento ucraino, ma mai approvate. È solo dopo l’abbattimento simbolico di una statua di Lenin durante l’EuroMeidan avvenute a Kiev che si è avvertita nella popolazione la necessità di proseguire in questa direzione. Le leggi di Decomunistizzazione sono state ampiamente criticate, in particolare dall’OSCE, e da ONG che si occupano della protezione dei diritti umani in Ucraina. Le mosse del Governo e del Parlamento sono state dette impattare la libertà di espressione dei cittadini ucraini. Questo nello specifico è stato particolarmente denunciato nel momento in cui è stata definitivamente vietata l’esistenza di un partito comunista.

Attualmente l’opera di smantellamento è quasi conclusa come dimostrano i numeri citati precedentemente. Nomi di strade, piazze e palzzi sono stati cambiati. Solo nella capitale, la destituzione dei monumenti sovietici sembra più lenta, basti pensare al monumento alla Madre Patria (Rodin-Mat) e l’Arco dell’Amicizia delle Nazioni. Interessante è anche l’adattamento che si è fatto delle statue raffiguranti Lenin . A Odessa Lenin è diventato Darth Varder per opera di un artista locale. In alcune città le più piccole , le strade intitola a Lenin sono ora rinominate e dedicate a John Lennon.

Figura 3. Nella facciata dell’edificio sono ancora presenti le stelle sovietiche. Vinnytsia.

A Vinnytsia, il processo di Decomunistizzazione può dirsi finito.Una delle vie principli da “Lenina” (di Lenin) è diventata “Soborna” (della Cattedrale). Molti monumenti, cinema e teatri popolarissimi in epoca sovietica o sono stati dismessi o sono stati riadattati. Interessante da notare è l’uso che si è fatto di questi luoghi. Spesso vengono riadattati e usati per esibizioni, mostre ed eventi culturali. Ad esempio, a fine Novembre in una fabbrica dismessa ma particolarmente attiva prima del ‘91 si è svolta l’edizione annuale di uno dei maggior festival di arte contemporanea ucraina, il GogolFest. Camminando per la città è necessario aguzzare la vista perché spesse volte i simboli sovietici sono semplicemente tinteggiati o di bianco o con colori della bandiera ucraina. E a mo’ di beffa accompagnati da un qualcosa che rimanda all’Europa. Bisogna essere molti attenti quando si viaggia per le città ucraine poichè più ci si sposta ad Est e più questa processo di Decommunistizzazione pare incompiuto. Questa incompletezza architettonica si rispecchia in quella identitaria.

Ecco che questo processo incarnato dall’ abbattimento di statue e edifici sovietici diventa simbolico: “ togliere la sommità è facile , cambiare le  fondamenta è ben più difficile”. Ed è proprio per questa ragione che la Decomunistizzazione diventa in tutti i sensi una Decolonizzazione , dal piano architettonico a quello delle coscienze. Gli ucraini hanno sentito la necessità di staccarsi dal passato sovietico incarnato oggi dalla Russia. La Decomunstizzazione è andata oltre l’aspetto formale delle statue di Lenin e è andata a toccare altre sfere della società, ancor più delicate. È un processo ancora in evoluzione , lento, difficile e che richiede sacrifici. Ad oggi è ancor più chiaro che questo processo è solo iniziato. La paura più grande, è che possa accadere quello che è successo in altri stati Post-sovietici. C’è la paura che certe politiche abbiano conseguenze non solo all’interno dello stato ma anche in termini geopolitici. Il tutto è reso ancor più inquietante dalla situazione di guerra in Donbass; dalle azioni intraprese dalla  Federazione russa , prima nel 2014 con l’annessione illegale della Crimea e lo scorso Novembre con l’episodio nel Mar d’Azov.

Il passato sovietico è ancora presente ,può essere distutto formalmente ma rimane nella memoria della gente, soprattutto quando diventa difficile ricostruire una memoria comune, quando è complicata una ricostruzione oggettiva di quello che è stato il passato. Questo è dovuto al fatto che proprio in epoca sovietica si è iniziato effettivamente a parlare di cosa fosse la nazione ucraina, e si sono compiuti quei rimpasti etnici, anche attraverso le deportazioni che tanto piacevano a Stalin.  Il passato ucraino è della stessa complessità che si conosce oggi. Continuare a guardarlo con rancore non porta nessun progresso e non aiuta la memoria nazionale. In questo caos è essenziale comprendere che, per il popolo ucraino certe ferite sono ancora sanguinanti.

Eleonora Santi

Fonti:

http://www.limesonline.com/cartaceo/la-matrice-sovietica-dello-stato-ucraino

https://en.wikipedia.org/wiki/Decommunization_in_Ukraine

https://112.international/opinion/life-without-lenin-ukraine-is-parting-with-its-soviet-heritage-21979.html

https://www.irishtimes.com/news/world/europe/statues-fall-as-kiev-strips-out-soviet-legacy-1.2568095

http://neweasterneurope.eu/2016/09/16/decommunisation-in-ukraine/