Arrivederci…

Da quando sono piccola che mi piace tanto scrivere. Scrivevo tante storie ed avevo tanta immaginazione per creare dei personaggi e descrivere le loro avventure… Le idee erano piu veloci che le mie mani e finivo a scrivere dei testi che perdevanno il senso a mettà. Mi riccordo quando la mia professoressa di inglese mi ha chiamato dopo un esame e mi ha aiutato a trovare un modo di organizzare la mia mente prima di mettere le cose per scritto.

Anni dopo, è ancora difficile per me non mi perdere quando scrivo (soprattutto quando scrivo in una lingua straniera). Ed è ancora piu difficile quando non devi inventare una storia ma devi raccontare la tua. Ma come fai a raccontare un anno della tua vita? Come faccio a non scordarmi di tutte le cose belle (e meno belle) che sono successe quest’anno?

Come posso parlare di tutte le persone meravigliose che ho conosciuto? E di tutto che ho imparato con loro?

Non sono all’altezza di questa sfida, non posso provarci nemmeno.

Questo ultimo articolo della mia esperienza SVE con Eufemia non potrà essere mai un racconto, ma si un ringraziamento.

Un ringraziamento a tutti che ho trovato a Torino e che mi hanno fatto sentire accolta.
Un ringraziamento a tutti gli amici di tutti paesi in Europa che mi hanno raccontato le loro storie e ha fatto conoscere tante cose nuove.
Un ringraziamento soprattutto alla (mia famiglia) Eufemia con chi ho scoperto tanto di me stessa e del mondo.
Un ringraziamento a tutti coloro che mi fanno pensare a Torino come la mia casa sempre che ritorno.

Grazie e arrivederci!

Ana Rita Martins Pereira

ITALY vs LARISA, FIRST HALF-TIME IS OVER

Italians love football. Moreover in Turin there are two big and very important teams: Torino and Juventus. This was the must know before arriving here, my friends said. And that Turin is a grey city. After five months I can agree with the first but not the second “fact”. The football is the general small talk theme. I am used to talk about weather instead or ever rather to avoid small talk situations.

I’ve arrived to Torino in April. On the EVS training we had to do a timeline of points that brought us to this moment, to our EVS.

While some EVS volunteers are motivated by helping the world and improving community… My main motivation to apply for this challenge was personal development. Important aspect was also to learn about a different world and to understand it better what activities of also Eufemia provide me.

Since arrival I believe the biggest improvement can be observed in my Italian. It is so much easier to learn a language while living in its environment. True that Italian gestures are also very helpful when trying to understand. All in all I’m enjoying Italy and whole experience very much. The work is always different, the colleagues are super nice and pizza!


WORK vs LARISA

As mentioned my work is very diverse. In rough I work in international field – Erasmus+ program and local onen – working with schools, economically endangered families.

Every Saturday we go to local market with families. To the market I am working on, round 8 families come. Together we collect the fruits and vegetables that weren’t sold and the sellers would throw away since the markets are closed on Sunday. The same thing we do with bread in one bakery. As I’ve read recently there is a initiation that would put in order that all supermarkets should do that. And it makes me happy to be part of something so helpful and also waste reducing.


At the beginning of my EVS I was helping to lookafter kids during lunch break in one of the primary schools. Due to not knowing Italian, I have mostly only observed. In June already I have managed to build some contact also with children. Two times a week there is an activity called, Doposcuola, that aim is to help kids with the homework. I’ve taught one child German. His German and my Italian were on the same level, so it was very funny. Some kids were very interested to teach me Italian, what made me feel very nice.

In June-July Eufemia organised summer activities for children 6-12 years old. Mon-Fri 8.00-17.30, where my role was also to help look after the kids.

In July there was a very nice international project with 30 participants from different countries about rebellion and 2nd world war. Pasquale (the Boss) and me managed and led all the activities. It was difficult, but I have learned a lot and met some great people. In the end of July I attended my EVS welcome training where 30 other volunteers were. I’ve visited Roma, improved my Italian, met cool people and learned that without cooperation it is hard to change anything. And that for cooperation it is important to hear. Kabum! My EVS got another meaning. Let’s see how it goes on. Work that are in every NGO, paper work, some designing, promotion activities are always to be fulfilled, so very rarely happens there is nothing to be done.

SECOND-HALF?
In September I will start with an Italian course and I’m very looking forward to new projects. The personal project is being created in my mind, but more about it in the next note.

Btw: I believe I am winning, like the other people choosing EVS.

 

We have rights – breve storia di un viaggio intenso

Partiti. Partiti e tornati come ogni estate o quasi.
Dopo un viaggio, breve o lungo, lontano o vicino che sia, cosa rimane a parte la voglia di non tornare alla solita routine?

I racconti del tragitto avvincente, che d’estate diventa tale anche se non lo è; le minuziose descrizioni dei musei, dei mercatini, delle chiese, delle case, delle piazze, delle onde, delle vette e dei parchi, dei paesaggi emozionanti ed espansivi per sguardo, pensieri e senso di vita; gli eccessi con il cibo locale, le notti brave, le conquiste e lo shopping. Rimangono le foto, quelle obsolete già dopo dieci like: scattate e postate su Instagram e Facebook seduta stante hanno incastonato di momenti topici il perimetro della vacanza.

Alle parole invece il compito di fotografare e condividere quello per cui gli occhi non bastano: le esperienze, le emozioni, gli apprendimenti, le consapevolezze, le curiosità, le dissonanze, i riferimenti culturali, le cicatrici, le risate, gli scambi fulminei di intese, gli abbracci, i cambiamenti. In breve: le persone e le storie di vita.

We have right, now let’s be human. Un corso non formale sui diritti umani via teatro sotto forma di corso di formazione. Un paesino di provincia in Romania, Ramnicu Sarat, grande quasi come Rivoli. 27 partecipanti diversi per età, provenienza, formazione, interessi e cultura, variegati alla stracciatella e malaga insieme, variopinti e sfumati come più arcobaleni accostati.

Macedonia, Romania, Ucraina, BosniaErzegovina, Italia, Turchia eGeorgia che comunicano in un inglese fluente ma declinato secondo apprendimento e accento. Persone nuove, spazi e luoghi sconosciuti, attività imprevedibili per cui non sempre si è preparati ma non per questo inadatti.


Nessun riferimento ordinario. Nel tempo di un
low cost archiviate strutture interpretative e certezze comportamentali. Liberi di essere nessuno e se stessi contemporaneamente. Pieni di energia, curiosità, voglia di imparare e di conoscere. Vuoti (a perdere) da riempire. Ogni sguardo, ogni gesto, ogni tentativo di espressione verbale hanno trovato terreno fertile per uno scambio intenso ed empatico tra tutti. Défaillance e battute glissate sono state capaci di generare inattese e fragorose risate anche nelle attività più impegnate, rendendole così più incisive e memorabili. Volti e sorrisi a tratti spontanei a tratti disforici, dietro i quali si scorgevano biografie tortuose che la Storia recente, il macrosistema, ha intriso di difficoltà ma anche di determinazione, senso di giustizia sociale e umiltà. L’impatto delle guerre nell’ex Jugoslavia, in Georgia, in Ucraina e il Golpe in Turchia ha eroso la spensieratezza delle vite dei ragazzi provenienti da questi Paesi, quella leggerezza consolidata invece negli occhi di ragazzi provenienti da altri luoghi meno conflittuali seppur controversi come l’Italia. In un contesto dove contano le idee e le persone, e dove le diversità sono risorse, ha preso forma un confronto verace e dinamico tra le specifiche esperienze dei paesi partecipanti su flussi migratori, tensioni politiche, diritti umani, tolleranza e inclusione sociale con intensità e con quel pizzico di ironia che, si sa, sostiene sempre.

Un senso di cittadinanza europea, anzi globale, è stato il fattore comune e continua ad esserlo. Persone consapevoli che con tenacia e freschezza vivono dentro questi valori e vogliono diffonderli.

Cosa ho imparato? Nuovi metodi di educazione non-formale come theatre shadowing, pantomima, e forum theatre in cui tutti, anche se profani, hanno potuto sperimentarsi.
Cosa mi è piaciuto di più? Sentirmi nuda, lasciarmi colpire e stupire da ogni storia di vita, da ogni persona e da ogni novità, da ogni goccia versata istante per istante; sperimentare, sbagliare, imparare, mettermi alla prova e confrontarmi e averlo fatto ridendo.
Cosa mi porto a casa? La voglia di tornare alla solita routine, colorarla di tinte nuove e condividerle.
Dopo un viaggio, breve o lungo, lontano o vicino che sia, che cosa si può desiderare di più?

Scambi internazionali: opportunità da cogliere di cui noi possiamo essere testimoni.
Prima non c’erano. Ogni generazione ha avuto sfide, rischi ed vantaggi peculiari del momento storico in cui ha vissuto. Per qualcuno guerre e ricostruzioni; per altri movimenti sociali e boom economico; per altri sovraesposizione informativa, disorientamento ma anche strumenti ed opportunità come i progetti di
mobilità internazionale. Allora forza gente, cogliamo il lato positivo della destrutturazione delle certezze come fonte di cambiamento, apprendimento e inclusione. Non servono grandi opere. Bastano le esperienze positive, intense, anche divertenti e i buoni esempi. Cerchiamoli, seguiamoli, diventiamoli, scambiamoli!

Elisa Floredan

A REFUGEE STORY – GRECIA

καλημέρα! Καλωσήρθες!

La partecipazione della Grecia al programma Erasmus+ è tornata alla normalità e l’Associazione Eufemia è lieta di invitarvi allo scambio internazionale A Refugee Story che si terrà dal 21-29 Settembre a Tessaloniki
In un 2016 controverso, la tematica dell’integrazione e dei rifugiati è alla ribalta nelle cronache odierne. I Paesi del Mediterraneo sono crocevia di viaggi, fughe, amori e disperazione, ma anche di storie di speranza e umanità, aiuti insperati e mete raggiunte a dispetto degli ostacoli incontrati lungo il cammino.
A Refugee Story è uno scambio giovanile che si propone di incrementare la conoscenza dei partecipanti (con metodi non formali!) sulle ondate migratorie, la storia e la situazione dei rifugiati nei diversi Paesi.

Location specifica dello scambio sarà il villaggio di Agia Triada, a 25km da Thessaloniki, nella spiaggia SUN BEACH (l’hotel è a 2 minuti dal mare).
Thessaloniki è la seconda città della Grecia per importanza e numero di abitanti, ricca di storia e cultura, da sempre sede di una delle università più prestigiose del Paese.
La regione in passato ha accolto numerosi rifugiati ed ancora oggi ha un ruolo cruciale in quanto hotspot europeo.
Maggiori informazioni disponibili qui: http://www.thessaloniki.gr/portal/page/portal/EnglishPage

 Il nostro partner locale IHNILATES TOU FOTOS è un’organizzazione formata da giovani studentesse e studenti greci, molto attiva in ambito internazionale e con una grande esperienza di progetti di interscambio.

Breve lista, non esaustiva, che ci propongono:
WHAT MORE TO BRING WITH YOU?

PLEASE BRING YOUR OWN TOWELS FOR THE BEACH
• medicine if you have any specific illness or medical condition; we will have a first aid kit but it doesn’t have specialized medicine;
• if you have any allergies or medical conditions that you think we should know about please inform us before hand to avoid any complications. We will keep it confidential!
• any special food/drinks that you can’t live without; we will provide 3 meals/day and accommodation, but this is a youth project so the budget doesn’t allow us to indulge in everyone’s desires;
• summer clothes and beach clothes/shoes/accessories and also a jacket because it will be cold at nights and an umbrella;
• comfortable clothes for non-formal education;
• a presentation you prepared on the subject: A refugee story;
• materials to present your sending organization;
• prepare to present your country, culture;
• your national flag;
a lot of good mood and energy 🙂

Paesi partecipanti: Grecia, Italia, Spagna, Romania, Georgia, Turchia.
Scheda di iscrizione in allegato, da inviare a youth@eufemia.eu entro il 27 agosto.
La quota comprende viaggio, vitto, alloggio, attività, tessera associativa e copertura assicurativa.

Think global, act local – last day

Today is the last day of our Youth Exchange in Folgarida, unfortunately.

We really would like to continue this beautiful experience but the time is over, even if we hope to live other great adventures like this one in the future.

This morning we took part in a pratical workshop where we painted our old white T-shirts with the logos of participating associations. This taught us how to reuse clothes that we don’t use anymore.

In the afternoon we had a final evaluation of the entire project, giving suggestions and expressing our opinion about learning outcomes, group, accommodation, food and so on.

Now we are waiting for our final event: the Farewell Party.

We are excited for tonight but, at the same time, we are sad for leaving. As one of the leaders says “if we had been at home, we would have lost all this”. 

See you around Europe!

Cristina, Lucia, Pablo, Silvia

Think global, act local – 29/07 ITA

Yesterday we started the Project “Think global, Act local” in Folgarida (Trento) with other 6 countries, 36 participants in total.

Some of us were curious, and excited , others were scared and worried.

First we played a game to memorize other names, knowing each other and miming a hobby that we have. It was a bit difficult to remember all the names, in particular those which are more different from Italian.

Eventually we have the possibility to join some groups where the leaders were talking about specific topics such as COP21, vegetarianism, water and food waste.

We had many activities such as listening to a song created by Portuguese guys, making envelopes with recycled paper, trying to solve a “mission impossible” and so on.

As we arrived and met the other participants, we understood that it would be a great week.

We loved the activities that we’ve done today and now we’ve looking forward to the final event of today: the intercultural night.

Cristina, Lucia, Pablo, Silvia.

Under the same sun – back home

Kratovo, Macedonia.

Dove, se non in un paesino situato all’interno di un cratere vulcanico, ci si può sentire al centro di un mondo e quindi avvolti dalle luci di un unico cielo?

Questa cittadina ci ha accolti, nonostante il gelo, in una calda atmosfera di condivisione e scambio di opinioni, conoscenze e testimonianze relative alle condizioni che le comunità Roma, Rom, Gipsy, Gitane, Zingare vivono nei rispettivi paesi e rispetto al loro ruolo durante l’Olocausto.
Lo sterminio della comunità Rom non è una novità dei nostri tempi, ma quanto siam vicini a ripetere la storia nei più terribili dei suoi tratti?
Italia, Macedonia, Germania, Spagna, Romania, Turchia, ognuno di questi paesi è stato rappresentato da brillanti giovani che non vogliono dimenticare, che non vogliono sbagliare di nuovo, che non vogliono non capire ciò che accade attorno a loro. Un programma davvero vario, fatto di intense attività di riflessione, visite per Kratovo e Skopje, serate a tema e giochi che coinvolgessero tutti quanti nella stupenda aura di condivisione che contraddistingue tutti i migliori scambi.
Chissà che presto non si continui ad approfondire lo stesso tema o altri ancora, nuovamente sotto un unico sole…!
Yassmina

Disability wins, humanity wins – back home

Il nostro viaggio è iniziato il primo ottobre, tra code saltate, corse in aeroporto, last call all’imbarco, scali persi e ansia per i bagagli. Ma dopo aver preso un treno, due pullman e due aerei siamo finalmente giunti alla nostra ambita destinazione: Karaman, antica città della Turchia, luogo di nascita della lingua turca.
E il turco sembrava proprio essere l’unica lingua conosciuta. Al nostro arrivo in hotel ci hanno assegnato le camere e siamo stati divisi per nazionalità ma non per sesso (gender equality?), in ogni caso il fato ha voluto che io finissi in stanza con Sara e Cassandra, che hanno positivamente accettato la mia presenza (essendo io il group leader non è che potessero opporsi più di tanto).

 

Dopo aver riposato sufficientemente,
il primo giorno è iniziato con giochi di conoscenza insieme ai nostri compagni di viaggio azeri, slovacchi, turchi e albanesi. Ecco uno dei nostri primi selfie in assoluto!

 

Nel pomeriggio siamo andati a fare un giro turistico della città, abbiamo camminato… Camminato ancora… E scattato molte foto…

Dopo essere riusciti a superare il trauma delle patatine fritte fredde a colazione abbiamo iniziato le attività riguardanti il tema dello scambio: abbiamo incontrato e giocato con alcuni bambini disabili, successivamente visto che eravamo in una palestra hanno ben pensato di farci fare un po’ di zumba, io non avevo firmato per questo, povero me. Comunque le ragazze dicono di essersi divertite.
Per il giorno seguente il programma prevedeva: “Geleceğe El Izi Birak Activity”, tra discussioni amichevoli e zuppe piccanti nessuno aveva risolto il mistero dell’attività impronunciabile. Nonostante il nome sia ancora sconosciuto ai più, l’attività consisteva nel dipingere il muro circostante alla scuola elementare per bambini disabili.
Dipingere con i pennelli? Macché! Meglio con le mani! Ecco le mie bellissime partecipanti tutte colorate:

Quella stessa giornata siamo stati portati in un villaggio fuori città e nel pomeriggio abbiamo fatto un picnic-barbecue degno di qualunque pranzo della domenica al sud Italia. Con la pancia piena siamo andati a fare un giro… non c’era molto da vedere, ma la luce per le foto era perfetta.

Gli altri giorni sono passati molto felicimente, abbiamo assistito a lezioni individuali con bambini disabili provando anche in prima persona ad insegnare loro qualcosa, siamo andati a visitare la scuola media e liceo per disabili e abbiamo avuto la possibilità di giocare con loro durante l’intervallo. Abbiamo provato a cenare essendo bendati, fumato narghilè, bevuto litri e litri di çay (tè), mangiato kebab e baklava, bevuto caffè e letto il futuro dal fondo residuo. Ci siamo anche allenati qualche volta insieme alle coraggiose partecipanti.
Ma soprattutto abbiamo conosciuto persone fantastiche, menzione speciale va agli albanesi e al loro group leader Xhoi che ci hanno tenuto compagnia per tutto lo scambio, tra risate, abbuffate, balli e canti.

Un saluto speciale al team albanese con questa foto rappresentativa!

Un grazie speciale alle mie stupende compagne di viaggio Dahiana, Martina, Sara, Cassandra e Beatrice.

E naturalmente a tutti quelli che hanno lavorato dietro le quinte, per averci dato questa possibilità.

Dario