Assaggia, ti dico!

Non si erano mai visti e incontrati prima dello scambio…ma chi l’avrebbe mai detto che nonostante le diverse origini sarebbe nato tutto questo?

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Una group leader alle prime armi con in ballo un gruppo variegato, spaventata e intimorita di fare un passo sbagliato e non fare un buon lavoro, ha deciso di lanciarsi in questa nuova avventura!

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Nonostante un inizio che sembrava un po’ “lento”, questo progetto ha sicuramente spiccato il volo! Immersi in un piccolo paradiso della natura, i partecipanti hanno potuto vivere un’esperienza diversa dal solito, scoprendo la vita rurale lontana dalla città.

  • caccia al tesoro per scovare i posti caratteristici del paese
  • organizzazione di un evento locale per interagire con la comunità
  • visita di un negozio che vende prodotti tipici di stagione e preparazione del pranzo per un picnic che si è svolto all’interno di un orto comunitario
  • preparazione dei pasti per i compagni di avventura
  • workshop su slowfood, spreco di cibo, compostaggio e riciclaggio, i 5 elementi
  • una giornata immersa nel verde: visita ad una fattoria locale e di un giardino in mezzo alle pianure pieno di erbe e spezie
  • scoprire come si fa il formaggio e provare a fare il burro!
  • condividere pensieri e confrontarsi su temi come il cibo e la sostenibilità
  • condividere ricette e tradizioni culinarie dei propri paesi
  • scoprire le danze tipiche della comunità e ballare tutti insieme

…e molto altro ancora!

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Penso che il modo più appropriato per riassumere con una parola questo progetto sia… CONDIVISIONE! Perchè solo condividendo emozioni, pensieri, parole, esperienze, impressioni, tradizioni, culture… si può davvero conoscere gli altri e imparare ad apprezzare tutto ciò che ci circonda, nonostante possa essere diverso da quello a cui siamo abituati.

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Perciò, mi sento di darvi solo questo consiglio… non abbiate timore del nuovo e del diverso, lanciatevi e uscite dalla comfort zone! Vi posso assicurare che sarà tutto di guadagnato.                                                                                                                                                                         Valeria

SUSTAINability – Quando perdere non è affatto male

Nessuno li aveva avvisati prima. Che ne potevano sapere che partendo in scambio avrebbero perso così tante cose? Sí, certo, le riunioni di preparazione, le mail, blablabla…ma poi ti trovi lì e devi scegliere.

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Lost…and found:

  • Clara ha perso un ginocchio: un ragno, un’infezione gigante, un ospedale portoghese ed un medico dagli occhi blu. Quasi quasi perdeva anche la testa.
  • Andrea ha perso a calcio, a pallavolo e a dixit. Ha vinto un sacco di amici e i pantaloncini del Barcellona, una storia degna di Beautiful.
  • Stefania ha perso una settimana d’amore struggente. Poi è tornata ed è stata ricoperta di baci.
  • Camilla non si è mai più messa in pari con i compiti delle vacanze. Ha scoperto l’inglese lontano dai libri e la filosofia delle notti portoghesi.
  • Pasquale vorrebbe indietro 50 ore di sonno. Ma le ha barattate volentieri con 25 di risate, 10 di supporto morale e 15 di serate interculturali.
  • Rita sta ancora cercando le foto del progetto. Si sa che i momenti migliori non possono essere descritti da una singola immagine.

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Sono stati provati dagli scali aeroportuali, tentati dalle bellezze locali e sfidati dalla pioggia torrenziale.

Hanno risposto con sorrisi e abbracci, impegno e dedizione.

Sono stati ripagati con un’esperienza che un articolo non può certo contenere.

Ho scoperto un nuovo mondo e una ricchezza di opportunità in più. Questa esperienza mi ha aiutata a conoscere nuovi lati di me e la vastità di mondi che esistono oltre a quelli che frequento.

Até já Portugal
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La fiera degli attrezzi 2017

“Avete presente l’IKEA? Ecco, più o meno siete capitati nello stesso posto”

Così Carmine ci accoglieva in quel di Palermo, in una limpida giornata di inizio ottobre.start

Volete mettere andare all’Ikea a Palermo? Certo il viaggio è un po’ caro, ma i costi di spedizione sono ammortizzati dall’enorme quantità di cannoli e arancinE (occhio a sbagliare il genere, potreste non uscirne vivi) che avete la possibilità di mangiare giorno e notte.

In realtà più che un mobile eravamo alla ricerca di strumenti educativi. Palermo era giusto stata eletta “capitale europea dei giovani” e conseguentemente luogo di ritrovo privilegiato di quelli che fra noi si definiscono youthworker (se riuscite a disambiguare il termine vincete contemporaneamente una laurea in lingue, lettere moderne, scienze dell’educazione, comunicazione e un master in sviluppo internazionale).

Si decideva dunque di mandare Pasquale in avanscoperta, Silver a presentare una decina d’anni di lavoro sulla robotica e Ivana in vacanza premio, che si sarebbe poi rivelata una mezza trappola.
Con noi, una trentina di amici e colleghe da tutta Italia e Paesi limitrofi. Per l’occasione anche l’Armenia è stata definita confinante.

Seguivano robottre giorni di lavoro intenso, confronto e discussioni che ancora non si sono concluse: quale futuro dopo lo SVE? (firmate la petizione) Come promuoviamo il nostro lavoro nelle comunità locali? Perchè Lucia è sempre in ritardo?

Noi si presentava una cosa decisamente all’avanguardia (avrei detto una figata, ma sono stato censurato): i robot!
Sono piaciuti così tanto che ci è stata data la possibilità di andare alla fiera internazionale in Bulgaria (un po’ come quando entri per comprare un bullone ed esci con la camera da letto al completo).

Chi winfosse interessato può leggere qualcosa qui sul workshop e informarsi qui sui dettagli, ma è più facile se ci chiedete di venire di persona.
Se volete organizzare un laboratorio a scuola, un corso di foramzione o semplicemente smanettare con gli amici nel pomeriggio, fate un fischio!

We have rights! Now let’s be Human!

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Abbiamo preso parte al progetto “We have rights – now let’s be human” che ha avuto luogo a Rustavi in Georgia dal 26 Luglio al 3 Agosto 2017. Si trattava di uno scambio internazionale promosso dal programma Erasmus+ al quale hanno preso parte altri 7 Paesi per confrontarsi sul tema dei diritti umani, attraverso attività come brainstorming, discussioni di gruppo e improvvisazione teatrale, oltre ad attività di tipo discorsivo con persone esperte nel campo. L’attività che ha avuto maggiore impatto sulla nostra visione internazionale di immigrazione, rifugiati politici, discriminazione e situazioni di politica instabile è stata la living library: questa attività consisteva nel suddividere i partecipanti in gruppi di 4-5 persone, che hanno poi avuto modo di parlare con testimoni ed esperti di storia georgiana, collaboratori delle Nazioni Unite e persone che hanno lavorato come volontarie in campi rifugiati. Questa ed altre attività ci hanno aiutato ad aprire gli occhi su quelle che sono le aCattura di schermata (124)ttuali situazioni di guerra e discriminazione nei vari Paesi del mondo. L’associazione ospitante ha inoltre organizzato una gita in montagna lungo il confine caucasico con la Russia per aiutare i partecipanti a comprendere la delicata situazione del Paese riguardo al cosiddetto “confine mobile”, problema attuale nella geopolitica georgiana. Abbiamo concluso questa gita raggiungendo a piedi una delle più antiche e famose chiese ortodosse del Paese, situata sul monte Kazbeki. 
Questo scambio ci ha permesso, infine, di conoscere e venire a contatto con una nazione in cui convivono molte culture ed etnie diverse, fattore che rende la Georgia un luogo ideale per uno scambio internazionale.

IT-ing my Network: racconto di un’estate

Romania 2Il sole che tramonta, gli abbracci con gli amici, le arrabbiature, le incomprensioni e i chiarimenti, la spensieratezza e il rispetto di se’ e degli altri, i discorsi sotto la luna e il fango negli occhi.

Giovani, l’Europa e un mondo di cose da scoprire con la consapevolezza che ogni attimo dedicato alla condivisione sara’ un momento di crescita personale di importanza incomparabile.

Questo, e quanto di piu’ vorrete trovarci da voi, per voi, e’ uno scambio giovanile con il programma Erasmus Plus.

Tommaso Cocchi – Group Leader

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Pròxima estació: lo SVE di Giada con COCAT!

La mia avventura SVE è iniziata esattamente 7 mesi fa, un (freddo) mercoledì di febbraio.

Sono passate 30 settimane dall’arrivo a Barcellona, nelle quali ho avuto modo di “sentire” un’ampia gamma di emozioni.

Da momenti di grande soddisfazione – personale e professionale – accompagnati dalla gioia di vivere stabilmente nella terra che amo, a fasi di sconforto – in cui la nostalgia torinese ha avuto la meglio (ebbene sì, questi mesi sono serviti anche per sentire la mancanza della mia città!).Foto1_Cocat_Giada

La hosting organization, COCAT (Coordinadora d’Organitzadors de Camps de Treball Internacionals de Catalunya) è la rete di entità catalane che organizzano campi di volontariato con l’obiettivo di promuovere valori di solidarietà e cooperazione internazionale.

Il mio lavoro consiste nel supporto alle attività di due aree:

a) l’incoming – con la pianificazione e il coordinamento dei campi di volontariato internazionali sul territorio catalano, il placement e la formazione dei volontari, il lavoro in rete con le organizzazioni partner afferenti all’Alliance of the European Voluntary Service Organisations (network che riunisce più di 90 associazioni in Europa, Asia, Nord-Africa e America) e al CCIVS (Coordination Committee of International Voluntary Service);

b) progetti SVE e MLTV – medium and long term volunteering – con la promozione delle offerte di volontariato internazionale attraverso la pagina web, canali social (pagine Facebook e Twitter) e campagne DEM sulla piattaforma Mailchimp.

Dopo mesi d’ufficio intensi, durante l’estate, ho avuto modo di mettermi in gioco sul campo: inizialmente con le visite a quattro workcamps catalani, in cui ho proposto ai partecipanti alcune dinamiche ispirate alla campagna ‘No Hate Speech’ promossa dal Consiglio d’Europa, poi come group leader dello scambio Erasmus+ “Value and Values! Economy and ethics can match together in a ‘Civil Economy’” organizzato, ad inizio agosto, da Legambiente Lecco – in collaborazione con World4U (Russia), Iska NGO (Ucraina) e COCAT. Qui sono stata co-responsabile del progetto, sia nella comunicazione previa con i partner che nella preparazione dei partecipanti catalani con cui si è creato un legame intenso.

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Essere volontari europei non è solo collaborare alle attività di un’organizzazione: è uscire dalla propria zona di comfort, è scegliere di sognare in grande accettando la sfida di essere agenti di cambiamento nella realtà che ci accoglie

Foto4_Cocat_Giada.jpgGiada

In scambio con la tua classe? Si può fare! A treasure chest of family traditions!

P1160974Io e quattro miei compagni di classe siamo stati invitati a partecipare a questa esperienza su proposta della nostra scuola, ha avuto luogo a Daugavpils, la seconda città più popolata della Lettonia. La tematica che ci ha accompagnato per tutto questo viaggio era “le tradizione della famiglia”, che sono state spiegate ed esposte da ogni paese, a cui veniva dedicato un giorno intero per spiegarle attraverso giochi di gruppo e attività di workshop.

Ho avuto la fortuna di poter vedere in anticipo cosa ci aspettasse e di conoscere alcune delle persone facenti parte degli altri gruppi provenienti dalla Croazia, Romania, Lettonia e Spagna, andando nel mese di marzo in Lettonia per partecipare a una serie di riunioni con il proposito di organizzare meglio l’esperienza.P1160787

Come già detto ogni gruppo dei diversi paesi aveva la sua giornata perciò si partiva al mattino con degli energyzer per poi passare alle vere e proprie attività proposte. Nel pomeriggio invece ci si dedicava ad alcuni workshop sempre sotto proposta de paese del giorno, per esempio la Lettonia ci propose di costruire insieme dei piccoli oggetti decorativi simili quasi agli acchiappasogni, con due bastoncini o dello spago, noi abbiamo presentato delle attività con giochi di carte, cosa c’è di più italiano. Finite queste attività iniziava la preparazione per il Family Fest, un giornata dedicata a tutte le famiglie di Daugavpils in cui ci sarebbero stati giochi, intrattenimento per i bambini e anche noi. La sera si continuavano le attività dedicate al gruppo, la parte migliore rimane la degustazione di cibi caratteristici, soprattutto la tortilla di patate spagnola!

Uno degli ultimi giorni siamo anche andati in un centro di assistenza per gli anziani del posto, dove abbiamo proposto i workshop fatti in precedenza, cosa che abbiamo poi anche fatto al Family Fest.

Questo progetto è stata una fantastica esperienza, poter entrare in contatto con persone di culture e paesi diversi nello stesso momento, ti apre gli occhi e ti fa capire che il mondo in fondo è più piccolo di quanto pensiamo. Consiglio a tutti un esperienza di questo tipo, è stata così arricchente a tal punto che ho deciso di intraprenderne già un’altra.

Andrea Vercelli

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Il mio SVE in Giordania

È passato circa un mese e mezzo dal mio arrivo ad Amman per uno SVE con una ONG locale, I-Dare for Sustainable Development, ed è tempo di tirare le somme della prima fase di questa esperienza. Io sono Fabrizio, ventisettenne trevigiano laureato in relazioni internazionali e diplomatiche dell’Unione europea, e questo è il racconto del mio SVE in terra giordana.

SVE Giordania_Fabrizio1Alla fine della scorsa primavera mi trovavo in Belgio, per la precisione nella splendida città fiamminga di Bruges, e stavo portando a termine un anno di studi postuniversitari presso il College of Europe. Da anni appassionato di Medio Oriente e cultura islamica, ero alla ricerca di un’opportunità per poter trascorrere del tempo in un paese arabo dove proseguire le ricerche sui temi che mi appassionano e studiare la lingua. Così sono cominciate le mie ricerche e fin da subito la mia attenzione è stata attratta dalla Giordania, un paese dove ero già stato qualche anno fa e che è tra i più stabili ed ospitali della regione. Mi sono messo in contatto con Eufemia e con I-Dare, ho avuto delle buone impressioni ed ho trovato chiarezza da parte di entrambe le organizzazioni ed ho deciso di partire per sei mesi.

Sono atterrato ad Amman il 18 luglio e nel giro di un’ora ero già immerso nel traffico di Amman e circondato da voci, immagini ed odori nuovi. Il giorno successivo mi sono recato al lavoro ed ho conosciuto i ragazzi e le ragazze di I-Dare. Ho trovato un ambiente giovane, dinamico ed accogliente, dove mi sono sentito subito a mio agio. L’ONG si occupa di progetti contro l’estremismo e la violenza, i cui destinatari sono principalmente i giovani giordani.Uno degli aspetti più interessanti del mio SVE è la possibilità di uscire dall’ufficio per dei training sul campo, delle interviste, etc. etc.

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La vita scorre tranquilla qui ad Amman, ad eccezione del traffico. La popolazione locale è ospitale, il clima è meno torrido di quanto temessi e la cucina è deliziosa. Oltre alle attività lavorative in sè, il mio SVE giordano si sta rivelando un ottimo punto di appoggio per studiare l’arabo e per condurre ricerca su temi quali il radicalismo islamico.

So far, so good!

Fabrizio Barbon Di Marco