Il paese senza tempo
Macedonia is timeless
Questa è la frase che ci è stata ripetuta per una settimana. E che noi abbiamo imparato a capire sempre più in profondità, giorno dopo giorno.
La mattina del 10 dicembre io e i miei 4 compagni di viaggio siamo partiti un po’ allo sbaraglio, accompagnati da un grande punto interrogativo che ci portavamo dentro da quando il prof. Titin ha proposto agli studenti di quinta di candidarsi per uno scambio europeo in Macedonia, organizzato dall’associazione torinese Eufemia.

La proposta mi affascinava particolarmente: sentivo che un’esperienza del genere, in un anno decisivo come questo, mi avrebbe permesso di conoscere più a fondo il mondo che mi circonda ed anche me stessa. E inoltre non sapevo assolutamente nulla sulla Macedonia, perciò ho pensato che soggiornarvi per una settimana sarebbe stato un ottimo modo per uscire dal mio guscio e conoscere una realtà diversa dalla mia.
Le aspettative si sono realizzate, sia a proposito del Paese che dei partecipanti, che presto sono diventati i miei compagni di viaggio e i miei amici: giorno dopo giorno, attraverso le attività e il tempo passato assieme, abbiamo scoperto un pezzo dell’altro, un pezzo della sua cultura e della sua formazione.

Abbiamo avuto l’enorme fortuna di entrare sempre di più all’interno di contesti lontanissimi da quello in cui noi viviamo, e di capire quanto siano grandi e possibili le opportunità che il mondo ci offre. Mi sono rivista negli occhi degli altri, nelle loro storie e nelle loro passioni, e per questo non posso fare altro che ringraziare l’associazione Eufemia, l’associazione RROMA e i miei amici, che mai dimenticherò.
Anna N.

A door to a new Reality: EVS experience

Have you ever heard the abbreviation EVS? What is EVS?? Many people don’t know it. Is it something nice or something to eat or somewhere to go?? I would say its all together and much more. As a person who chooses to do EVS from the first chance, I would say that it’s a different life, which includes many aspects, such as food, places, people, communication, etc. For an Armenian girl, who never lived abroad alone, this was a great opportunity to have a completely new lifestyle. But really what is it?? EVS stands for European Voluntary Service.

I had some idea about the project, but not exactly how it would be. From the first day of my arrival I was super curious and interested about everything around me. All the activities connected to the volunteering work were during the day and when I was choosing to go out to discover city, instead of sitting in the room, my flat mates were kind of surprised of me being that active. I wouldn’t sit at my room doing nothing, which would be nonsense, because Turin is such an amazing city, which needs to be explored from the point of local’s view.
So from the first days I was super motivated and active about creating my new life, in a new country, with new people. Of course it’s not that easy, especially when you don’t speak the language of the country, but I can say that I am proud of what I have created so far here in my lovely Turin. Speaking about the language, I want to suggest to the new generation of EVS to try to speak as much Italian as they can, even without perfect knowledge of the language. I wasn’t forced to speak Italian, which was a big mistake from the beginning. But there is still hope for me.

I didn’t mention the one important thing, which was the beginning of everything. Eufemia made this all happen, and I am very thankful for giving me the opportunity to work with them and to live here in Italy. It’s a whole new experience, which I can’t describe in words. Not to write all the details I would say that I was positive about my journey from the first day, even before arriving actually. Second day there was a welcome pizza party in the office, with all other workers of Eufemia. The evening was amazing, especially with some Armenian food. My first cultural shock was when we ordered pizza and I found out that in Italy people eat the whole pizza, not a part of it, or piece. So they were also surprised, because I barely ate 2 pieces (half of pizza). For the next days it was all about getting to know each other, the project, activities which we were supposed to do.
There is a very tasty part of EVS in Italy. Italy is the motherland of food and wine 😀 (in my opinion).
On every corner there are different places to eat, different cultures of food to try. Its amazing to see kebab next to pizzeria, and after a gelateria. About gelaterias I have to admit that from the first days ice cream became my best friend, because it’s always there for me to cheer up and make even happier. I really don’t have an idea how I will eat ice cream not from Italy, because after tasting an Italian ice cream, there is nothing comparable, and the life is different afterwards.

As I started to speak about food, I have to tell you about my first typical Italian night out. You will learn a totally new lifestyle, connected to food and having fun. My first Friday night out began with an Aperitivo. Eating before dinner, is kinda warm up for the stomach :D. Afterwards we went to Santa Giulia, which is one of the main places for hanging out. I had another shock when I saw how Italians spend their Friday evening out. Imagine a square full of people, speaking and drinking. But when there are many people speaking, you could barely hear each other. So that’s when you start to speak very typical Italian, which is super loud. After Santa Giulia we went to Piazza Vittorio Venetto, which was so full of people, that at some point I got scared and mega shocked of the situation. Being there for a while, I was trying to understand the lifestyle. Now I can proudly say that I am an owner of this Italian lifestyle, which at the beginning was strange for me. This kind of small changes made me another person, which gave me a whole different view of life.

For me EVS is a personal project, which is very important for understanding your value. During the volunteering work, you understand more what you love to do, and what you definitely do NOT want. It gives you chance to explore the world (of course if you are interested). Traveling is also a part of the great experience, because it’s another level of learning. Discovering different cultures and lifestyle, makes you richer, not in material way.
I can endlessly write about my EVS experience, because it was the best thing happened to me. I consider me very lucky to have found my lovely Eufemia, and to be chosen to be as a part of them. Wherever I go, whoever I meet, I just can’t NOT mention about Eufemia, because when people I meet find out that a girl from Armenia is living in Turin, they become curious to know HOW and WHY. I will share my wonderful experience with all the people interested, in order to open a new door for them, because it’s just a whole new way of life, which needs to be discovered.


“Sognare, Imparare e Amare”- Una bellissima esperienza di vita.
-MATTIA- Caro lettore , dovrei descrivere in poche linee quanto successo durante il progetto Erasmus Plus “Theatre for rural youth”, potrei fare un elenco dettagliato delle attività svolte, degli argomenti affrontati, dei posti visitati e dei cibi provati, ma tutto ciò risulterebbe senza colore, senza anima. A riempire le nostre giornate e a lasciarci il più grande tesoro dell’esperienza sono state le persone conosciute, seppur in poco tempo. Il viaggio è iniziato in ottobre ed è durato una decina di giorni. Un po’ titubante, il nostro gruppo di italiani si è unito in questa avventura in una terra a noi
sconosciuta di nome Romania, dove avremmo incontrato ragazzi provenienti da cinque paesi differenti. Il progetto si è tenuto in una piccolissima frazione di un villaggio di nome Rusca Teregova, e le giornate, bruciate velocemente, sono state riempite da attività mirate alla conoscenza stessa di Erasmus Plus ed ai punti principali del progetto, quali la preparazione ad un colloquio di lavoro ed alla componente teatrale. Anche se con qualche difficoltà linguistica, il gruppo etero-nazionale ha preso forma, la curiosità ha favorito il diffondersi delle culture e usi di ogni paese attraverso lo
sfatare/confermare pregiudizi e leggende. Personalmente al termine di questa mia prima esperienza con Erasmus Plus sono convinto di essere migliorato in vari aspetti; il praticare improvvisazione teatrale mi ha reso più coraggioso nell’affrontare sfide mai provate, e il dover parlare inglese ha accresciuto il desiderio di migliorarmi e cercare in futuro di abbattere le residue barriere linguistiche. Nei giorni che mi hanno separato da ciò che ho vissuto ho provato un po’ di nostalgia, ma soprattutto tanta voglia di ripartire in qualche progetto in cui spero di incontrare anche te che adesso leggi questo.

-GIULIA- Viaggiare è sempre stata una mia passione, sin da piccola. L’idea di vedere nuovi paesi,nuove culture e nuove realtà mi ha sempre affascinato moltissimo perché ho sempre considerato il viaggiare un’inestimabile fonte di arricchimento personale. Fu un giorno di ottobre quando scoprii l’esistenza dell’associazione Eufemia e del progetto Erasmus Plus “Theatre for rural youth” che si sarebbe tenuto in Romania in un piccolo villaggio chiamato Rusca. La felicità che provai all’idea di passare un’esperienza simile fu ineguagliabile alla contentezza ed alla soddisfazione provata una volta tornata in Italia,
momento pervaso da tristezza e nostalgia. Abbiamo passato 10 giorni intensi,emozionanti e ricchi di attività con altri ragazzi di nazionalità diverse con i quali abbiamo avuto la fortuna di creare un forte legame, ricco di armonia e solidarietà (il progetto è finito due mesi fa, ma ci teniamo sempre in contatto!). È stata la mia prima esperienza di questo tipo che sicuramente vorrò ripetere: sono cresciuta su certi punti di vista, mi sento più sicura di me su altri e nel complesso mi sento cambiata positivamente. È sicuramente un’esperienza che consiglio vivamente a chiunque: viaggiate più che potete, cogliete occasioni, esplorate più realtà possibili in quanto ” la vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte”(Omar Khayyam)
-ANAS- In October I had the chance to discover a different rural reality, the one of Rusca terregova, a small village in Romania. Before I didn’t know anything about the Romanian culture, or the Erasmus plus projects,which ended up being an inspiring experience. I has always been attracted by theater, and Erasmus plus gave me the chance to be part of a real play experience. I was surrounded by people who wanted to live something new,that decided to put their soul in something they never did before, creating an amazing show for all of the villagers. Having to collaborate with youngsters of different nationalities made me learn more about them, their cultures and about the real meaning of team work; it also helped me discover myself and grow as a person. I’m so thankful for the opportunity that the association of Eufemia and Erasmus+ gave us, I was honestly surprised by the things I experienced and learned there and I can clearly see the difference in my life after the project. I fell in love with this project, and I can’t wait to have another experience like this.
-SILVIA- Nell’autunno scorso ho partecipato al progetto Erasmus Plus della durata di 10 giorni che si è tenuto in Romania e più precisamente a Rusca. La ritengo un’esperienza molto positiva in quanto ho potuto conoscere ragazzi provenienti da diverse parti d’Europa. Per comunicare con loro l’unico modo era parlare inglese; ho dovuto cercare di perfezionare la mia conoscenza di questa lingua e in parte ci sono riuscita anche se non completamente perché il mio inglese era del tutto scolastico. In questi 10 giorni ho anche vissuto la vita di tutti i giorni del paesino rumeno in cui mi trovavo la quale è una realtà rurale a cui non ero abituata e che ho potuto apprezzare. Tutto sommato,è stata un’esperienza che mi ha arricchito e che mi sentirei di consigliare a chiunque.
-EMMA- Chi l’avrebbe mai detto che un piccolo paesino come Rusca Teregova avrebbe regalato tanta magia? Io di certo no! Ma Erasmus Plus e l’associazione Eufemia hanno reso possibile questo sogno, rendendolo accessibile a molti ragazzi provenienti da tutta Europa.Bulgaria, Macedonia, Romania,Italia, un viaggio per il continente riassunto in un solo, piccolo paese. Il progetto ci ha permesso di scoprire una nuova realtà, rurale, diversa, e soprattutto sconvogente e d’ispirazione per noi che, della Romania, non sapevamo nulla. Erasmus Plus ci ha permesso di entrare in profondo contatto con noi stessi, mostrandoci che il teatro
non si ferma alla mera rappresentazione, ma alla scoperta di noi stessi, alla profonda comprensione degli altri, alla collaborazione, alla sottigliezza degli sguardi e delle emozioni di chi, come te, si sta mettendo in gioco. Erasmus Plus ci ha fatto confrontare con il diverso, permettendoci di arricchirci personalmente con le differenze di nuove identità culturali, dimostrando che il viaggio più bello di tutti sono gli altri. Erasmus Plus mi ha fatto innamorare, di me stessa, degli altri, del teatro, della Romania. Erasmus Plus mi ha insegnato che ogni persona, ogni luogo, ogni singola differenza ha qualcosa da offrire. E ne sarò per sempre grata, perché non smetterò mai di sognare, imparare e amare.

-MARIAM- As the group leader I was really worried before the project, because I didn’t have much experience in acting. Having an amazing group, we started our journey with very positive energy and all of us were very motivated to have that experience. After staying the night at the airport and having an extreme ride to our village in Romania, I could say that we did our first step even better than I expected. The project started very nice and very colorful, because I could feel the motivation from participants (not only from my group). I want to give you some details about our lifetime experience spent there in Romania.
I will start with the weather, which was really, I mean really cold for October, especially when we had in Italy +15, but the cold didn’t affect on our burning energy. Almost every day we were having very beautiful sunset views, with the sky having so many different colors, that I have never seen that kind of a beauty.
The name of the project “Theater for rural youth” gives some idea about the topic, but I have to admit that we had more than I expected. We had activities about acting, trust issues, awareness about Erasmus +, again Acting, and acting, and etc. I had never expressed myself (in theatrical way) in so many different situations, that I felt that I am hiding some
talent inside of me. The activities gave opportunities to discover something new in ourselves, to see the world differently, to know something that we had no idea before (for example for some people it was the program Erasmus +), to improve our skills and use them to build something important. All the activities we have done made a great impact on all of us I think, and personally I am thankful for every moment of the project. At the end of the project we prepared a role play. Can you imagine building something almost on a professional level, with different nationalities, in a very short time? I was thinking it would be impossible to have it done, but we made an amazing job together, which will be remembered not only for us participants, also for that rural area, where we performed. All this happened, because of our team and because of our facilitator, who was the kindest person I have ever met.
I consider a project being successful, when participants keep in touch afterwards. This one point I want to mention specifically, because I am very happy that I had that experience with those people. From the first day the national groups bounded with each other, and started to create long lasting friendships. I remember how I spoke with the people for the first time, and now i consider them my very good friends. Without those people the project wouldn’t be the same, because we were a TEAM. We shared so many beautiful moments, laughing so hard made us break into tears. Happy tears are always better than tears of sadness. Especially the last day all of the participants cried, because we had to say good bye to our days, but we didn’t say good bye to each other, which is a good reason to see each other again.
After all, I will say, that this experience I will keep for a long time, because it gave me a different point of view.
Photos by Miroslav Jarábek
FUGGI! Buoni consigli by Alice

Il 16 ottobre è arrivata, a me come a tutti i frequentanti l’ultimo anno del nostro liceo, una mail dal prof. Titin che ci metteva al corrente della possibilità di partecipare con l’Associazione torinese Eufemia ad uno scambio internazionale Erasmus+, quindi completamente finanziato dall’UE, dal 3 all’11 novembre in Romania o dal 10 al 17 dicembre in Macedonia.
Mi si sono accese due lampadine, immediatamente: Bilbao, location del primo scambio a cui avevo partecipato la scorsa estate e da cui ero tornata stracolma di gioia, e FUGGI, quest’ultima parola come l’espressione di una necessità dettata dalla sensazione di costrizione che provo ormai dopo pochissimo tempo in un luogo troppo conosciuto o nel fare cose che non abbiano un sapore nuovo e fresco, ma terribilmente quotidiano.
Ho compilato perciò l’application per Poiana Negrii, in Romania, e dopo quattro giorni ho saputo che ero stata selezionata, insieme a Nassim (5A) e Elisabetta (5B); saremmo partiti 14 giorni dopo con un group leader scelto dall’Associazione, a cui devo moltissimo per come è andata questa esperienza, e altri quattro ragazzi provenienti da diverse zone d’Italia.
Quante cose sono cambiate per me da quando sono partita per lo scambio precedente lo sanno le persone che mi vivono ogni giorno, che hanno partecipato al mio ritorno da quello, alla mia partenza per Londra e al mio rientro, a quest’ultima partenza.
Partivo infatti quel 20 di Luglio 2016 con la paura fortissima di non farcela, di aver dato troppa fiducia ad un corpo che sentivo di avere ancora fragilissimo, ad un’anima ancora impreparata a spiccare sola il volo; e benché fossi tornata con la consapevolezza di esserci riuscita, di aver scommesso su me stessa e aver vinto, sentivo di mancare ancora di qualcosa per poter raccogliere a piene mani i frutti di quell’esperienza.
Questa volta c’è stata più consapevolezza nel momento della scelta, più preparazione come individuo, più certezze nelle mie capacità, nell’appoggio che avrei ricevuto da amici e sconosciuti. Meno paure, più voglia di lanciarmi nel vuoto e magari anche di cadere, di sbucciarmi le ginocchia e rialzarmi dolorante, stringendo però la mano di chissà chi.
Ho messo il cuore in ogni attività, dalla più banale a quella più impegnativa; in ogni sguardo gettato tra gli altri alla ricerca di uno che lo cogliesse e ricambiasse, per sentire sotto pelle quella sensazione impagabile di non essere sola; in ogni sorriso che ho rivolto a volti altrettanto sorridenti quanto a quelli più corrucciati; in ogni buongiorno pronunciato in lingue diverse dalla mia e in ogni buonanotte senza voce, che era un abbraccio alle 5 di mattina sulle scale del rifugio che ci ospitava.
Sono cresciuta moltissimo, me ne accorgevo giorno dopo giorno, mentre il mio inglese tutt’ora impreciso si faceva più chiaro, meno esitante; quando ad un volto truce rispondevo con parole gentili e un sorriso, cercando di capire; quando con calma limavo i miei spigoli più ingombranti per poter abbracciare idee diverse, opinioni che certo non condividevo ma potevo accettare; quando invece con forza sostenevo le mie, di idee, senza la paura di doverne accettare le conseguenze. Ho conosciuto persone splendide, stretto nodi fortissimi tra i fili mia esistenza e quelli di quelle altrui.
Ho visto paesaggi mozzafiato, visitato una cittadina molto caratteristica, registrato un film, prodotto moltissimo materiale sul tema, partecipato a discussioni edificanti e molto interessanti, scoperto cose, condiviso esperienze, vissuto altre vite attraverso i racconti di chi, effettivamente, le aveva vissute.
E non vedo l’ora di prendere il prossimo volo.
Alice Ruffa

Articolo apparso sul settimanale “Il Biellese” il 17/11/2017
Formaggi bulgari e ukulele a Budapest – tutto un altro genere di storie d’amore

LA LOCATION!
Lo scambio si è svolto ad Holloko, piccolo paesino ad un’ora e mezza da Budapest.
È molto caratteristico e tra le vie si incontrano diversi negozietti in cui si possono comprare diverse manifatture, piccole birrerie in cui assaporare una buona birra ed una deliziosa panetteria dove abbiamo potuto assaggiare diverse specialità dolci e salate.
Abbiamo dormito in una grande casa a tre piani. Il primo piano è stato adibito a refettorio, il secondo piano alle attività della giornata e come luogo comune nei momenti di relax/svago durante le pause e nelle serate internazionali, mentre nel terzo si trovano le stanze da letto, tutte con un bagno privato e generalmente ospitavano 4-5 persone.
Il posto è molto suggestivo e rilassante in mezzo alle colline ungheresi, dove si respira aria buona e la sera si vedono miriadi di stelle.

LE ATTIVITÀ!
Dopo aver rotto il ghiaccio, avendo dedicato qualche momento e qualche gioco alla conoscenza tra i vari partecipanti al progetto, le attività proposte dalle organizzatrici si sono incentrate principalmente sui valori dell’uguaglianza di genere e sulle varie differenze che esistono nel mondo LBGTQ+, essendo questi i temi del progetto.
La metodologia applicata è stata quella dell’educazione non formale, quindi i vari argomenti sono stati toccati attraverso role games, team building activities, giochi ed energizers.
Abbiamo discusso sugli stereotipi di genere, avendo l’occasione di presentare come viene visto nel nostro Paese il ruolo dell’uomo e della donna, e quali spunti di riflessione ci dà la rappresentazione mediatica di tali “ruoli” nelle nostre televisioni e nelle nostre pubblicità.
L’evento clou è stata la preparazione, e la conseguente rappresentazione, di un flashmob in centro a Budapest!
IL FLASH-MOB! Simona esprime il suo pensiero riguardante il flash-mob di Budapest:
“Non so voi, ma per me è stata la prima volta, e, come credo sia normale, inizialmente l’idea mi intimoriva, ma poi, devo ammetterlo, si è rivelata molto divertente. Grazie all’esperienza degli altri partecipanti, il continuo fluire di idee, gli incoraggiamenti ed apprezzamenti hanno permesso a questo progetto di prendere una forma inaspettata.
Abbiamo sviluppato il “nostro progetto” dall’inizio fino alla fine. L’idea centrale della manifestazione, il modo di sviluppare il progetto e poi la messa in atto finale è stato tutto lavoro del gruppo al 100%.
Siamo stati così in grado di fare un Flashmob in una delle piazze centrali della capitale ungherese utilizzando solo un ukulele, le nostre voci, la nostra fantasia e una videocamera come supporto tecnico.
Pur senza materiale professionale, ma con la semplice fantasia e la grande arte dell’arrangiarsi abbiamo dato forma a un progetto che inizialmente sembrava esser fatto di sole idee e chiacchiere.
Inizialmente le persone sembravano non capire che cosa stesse succedendo. In effetti vedersi un gruppo di circa 40 ragazzi vestiti tutti uguali che si agitano per la piazza inizialmente può essere confusionario, ma poi chi si è fermato ad osservare il progetto complessivo, che ha avuto una durata di circa 3,30 minuti, ha apprezzato lo spettacolo e diverse persone ci hanno filmato 😉
Il messaggio principale era molto semplice: “All of us are human and it doesn’t matter differences of sex orientation or the person you love, the only thing that counts is the freedom and the happiness that we can share”
E tutto questo con una sola giornata di preparazione 😉

LE GITE! Durante lo scambio abbiamo avuto l’occasione di fare due escursioni. La prima è stata al castello di Hollókö, a dieci minuti a piedi dal centro del paese. Le rovine delle fortezza risalgono al 1200 e la leggenda racconta che: “Un giorno, tanto tempo fa, un potente lord rapì una graziosa fanciulla, rinchiudendola nel suo castello. La tata di quest’ultima, una temibile strega pronta a tutto per recuperare la sua figlioccia, decise di riparare all’oltraggio facendo un patto con il diavolo. Una notte, gli aiutanti del diavolo, sotto le sembianze di corvi, rubarono tutte le pietre del castello del potente lord e le portarono in cima alla collina, iniziando così la costruzione del castello di Hollókő,( pietra del corvo ).”
La seconda è stata a Budapest, la capitale dell’Ungheria, chiamata anche la “Parigi dell’est” per il suo straordinario fascino, l’attuale città nasce dall’unione di Buda e Pest, città vecchia e città nuova, separate dal Danubio ma unite da una miriade di ponti.
Siamo arrivati a Budapest il sabato mattina e dopo aver fatto il nostro fantastico flashmob abbiamo iniziato a girovagare per le vie della città, avevamo tre missioni da svolgere durante la nostra giornata di svago e cultura:
- Fotografare almeno 5 manifesti pubblicitari che rappresentassero la parità e non-parità di genere, al fine di farne una riflessione e un’analisi durante le ultime attività
- Fare un selfie al castello di Buda
- Intervistare almeno 3 persone ponendo loro alcune domande sul tema del “gender equality”
Intorno all’ora di pranzo ha iniziato a piovere e quale miglior riparo di una calda e accogliente trattoria ungherese? Ci siamo scaldati con un buon gulasch e viziati con dei dolci tipici il tutto condito da convivialità e nuovi amici.
E’ stata una giornata super, tra attività, passeggiate e cultura, riflettendo e confrontandoci sulla tematica dello scambio.
LE SERATE INTERNAZIONALI! Michela ci racconta qualche aneddoto delle serate internazionali:
“L’animazione della sera era lasciata a noi partecipanti. Ogni sera un team diverso presentava il proprio Paese, le sue tradizioni e la sua cultura attraverso quiz, giochi, balli e buon cibo tipico.
In questo particolare scambio, essendo 7 i paesi coinvolti, per ottimizzare al meglio il nostro tempo, le serate internazionali erano organizzate in modo da avere ogni sera la presentazione di due Paesi. Ad esempio noi italiani abbiamo animato la “nostra” serata insieme al team bulgaro. Quasi d’obbligo per noi è stata la scelta di far cantare “Volare” di Domenico Modugno agli altri partecipanti, che sorprendentemente la conoscevano! I Bulgari ci hanno fatto invece ballare al ritmo di un ballo tradizionale.
Devo ammettere che è stato strano all’inizio essere “sballottata” tra le culture di due paesi diversi tra loro ogni sera, ma in realtà penso che ci abbia permesso di confrontarci con una cultura diversa dalla nostra in modo veramente efficace. Ad esempio, vedere due tavoli imbanditi di cibo totalmente diverso l’uno accanto all’altro, con gusti totalmente diversi fra loro rende davvero particolare l’idea della diversità e unicità dei paesi europei. Chi l’avrebbe mai detto che il formaggio bulgaro fosse così buono?”
SIGNS IN EUROPE: DEAF AND HEARING INTEGRATION IS POSSIBLE
Abstract
Every European citizen ha got equal rights in participating at the active and democratic life of Europe. Nevertheless, some of them meet difficulties that able-people must ensure to eliminate.
Language is the most important instrument to communicate and convey ideas and feelings. For this reason, since Sign Languages are the mother tongues of many deaf people, it is important to promote the use of Sign Languages in every context in order to facilitate deaf people.
Thanks to the resolution of the European Parliament (17/06/1988), and with the sustain of the European Commission, the Sign Languages have been recognized as languages used by deaf people and so their right in using them. This resolution encourages European Countries in promoting the use of Sign Languages and realizing projects to sustain Sign Languages and teach them to hearing people.
The communication right was then enshrined in 2006 by UN and, in 2007, it has been recognised for deaf people, too. Sign Languages are laid down in the Constitution of four European Union countries – Austria, Finland, Portugal. In other countries such as Belgium, Czech Republic, Cyprus, Estonia, France, Germany, Great Britain, Greece, Latvia, Lithuania, Romania, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden, Ukraine, Hungary, there are two levels in the recognition within a specific law. In Italy, Luxembourg, Malta, Denmark, Netherlands, Poland, Bulgaria, Sing Languages are not laid down in a law, with official recognition, even if its use is permitted and guaranteed (source: www.fondazionegualandi.it/effeta/consigli-di-lettura/sing-language-legislation-in-the-european-union#sthash.QpN1nZ4Y.dpuf)
Italy is one of those European countries – Denmark, Luxembourg, Malta, Netherland, Poland, Bulgaria – where there is not a recognition for this essential communication instrument, although UN Convention required each Member State to recognize the national Sign Language within their territory.
It is important that every country, as required by the UN Convention to its Member States, recognizes the national Sign Languages within their territory, since it is an essential communication instrument, in order to guarantee freedom in using it in various context.
Signs in Europe

Signs in Europe is a project planned by a team of people composed by two experts in Italian Sign Language, both qualified as Communication Assistant for sensory disabilities; a youth worker with great experience in youth exchange and non-formal education; the projecting team of Eufemia Association.
The Director of The Turin Institute for the Deaf (coordinator of services and project of the Institute, professor in Sign Language level II at the Faculty of Foreign Languages and literatures, Regional Secretary of the National Institute for Deaf) had also an important part of the project, providing spaces and seminars, a three hours Lis course for the participants and other activities that involved deaf people from the Institute, too.
Signs in Europe have seen two editions. The first one in September 2014 with the participation of three countries – Italy, Belarus, Turkey. It was a Youth Exchange and it took place in Turin from 15 to 25 September 2014.
The second edition has been a greater project involving eight countries – Italy, Belarus, Turkey, Armenia, Romania, Macedonia, Latvia, Bosnia and Herzegovina.
A total of nearly one hundred people, hearing and deaf, participated at the two edition. Plus, we must count all the people that this project reached thanks to its dissemination in Turin and in all the other countries that took part to it.
Why a project for the integration between deaf and hearing people?

In 2012, Eufemia, an Italian non-profit organization, for social promotion in the cultural field, was partner of a Youth Exchange, within the Youth in Action, Erasmus + programme. That Youth Exchange planned the participation of young disabled people, suffering from Down’s syndrome. That project was the first Eufemia Association took part in experiencing disabled people inclusion.
From that moment on Eufemia has been developing a greater attention to disability. Now, Eufemia has got workers specialized in working with disabled people, and youth workers that have been working especially in local projects.
In 2014 Eufemia carried out its first project dedicated to deaf people, aiming to their integration with hearing people, and the dissemination of the “deaf culture”.
Eufemia’s objective was to exchange experiences and good practices in dealing with the integration between deaf and hearing people and trying to break down communication barriers.
We speak about barriers in communication to speak about those barriers that preclude deaf people to get in contact with people surrounding them. Deafness separates deaf people from hearing people and vice versa. These barriers can be crossed by many modes, but especially by using Sign Languages.
With Sign in Europe, in 2014, Eufemia wanted to increase awareness of deaf culture and Sign languages, but not only. It was meant to highlight the importance of different ways of communication that everybody must be free to choose. If communication was easily accessible for everybody, everybody could live a completed integrated life. Nowadays this is not possible: deaf people cannot communicate with people that do not know Sign Languages, and hearing people cannot communicate with people that are not able to speak producing sounds.
In Turin and in the Piedmont region, in the North West of Italy, there are two important institutions for deaf people: the Turin Institute for the Deaf, and ENS – National Institute for the Deaf. In fact, in Turin and in Piedmont there are many services for deaf people. In fact, the team that worked on the Signs in Europe project, did not want to promote only the deaf culture, or services for deaf people, but the integration between hearing and deaf culture, hearing and deaf people, because it was evident that this two communities get in contact quite rarely.
Aims of Signs in Europe
Signs in Europe principal aim was to bring together and integrate young deaf and hearing people from many different nations in order to promote an exchange among cultures participating in training, play, recreation, cultural activities, always following principles of non-formal education.
The objectives of the project were:
– to break down the barriers of communication in every context of daily life and help disseminate best practices for accessibility;
– to remain vigilant on the concepts of identity, language and culture, stimulating a reflection on deafness which invests not only the deaf community but also hearing people, so as to encourage dialogue and debate;
– to promote the integration deaf and hard of hearing . Promote active knowledge of deaf culture. Deafness is not only a disability but a real culture;
– valuing differences. To counteract discrimination;
– to combine diversity and creativity;
– to raise public awareness on the issue of deafness and communication for a new reading of disability as different skills;
– to encourage language learning and promoting linguistic diversity and intercultural awareness.
Signs in Europe I (Belarus, Turkey and Italy) has been the first step for the integration between deaf and hearing culture and for ten days thirty boys and girls, tried to go beyond language and disability limits, sharing everyday life. Workshops, debates, ice braking games, city hunting, team building games, and a signed song were only some of the activities the group did together during the exchange.
The group also organized a final event with a flash mob in front of the University of Turin and in the most important squares of Turin. A big structure representing the acronym LIS – Italian Sign Language – with the photos of the participants and the activities of the project, was installed in Piazza Vittorio.

Eufemia, also with the inspiration and the support of Fialta and Ebagem – Belarus and Turkey organizations – wanted then to continue with a new project of integration, not only limited to the youth exchange but that creates concrete actions within the participating countries.
Hence, Eufemia organized Signs in Europe II, where the youth exchange was only the final step. It was outlined in four phases. The first one in January 2016: three days in Turin for youth workers to exchange good practices, strategies and experiences in working with deaf people. Young deaf people were invited too, in order to understand better their needs, desires and to get suggestions and personal experiences.
Once returned in their countries each organization had the task of think about and create a local activity for deaf people.
Fialta (Belarus) carried out a language tandem project – English – Sign language.
S4YD (Romania) carried on with its projects, consolidating its European dimension in its institute and young participants.
Ebagem (Turkey) continued with its activities supporting disabled people, giving its youth workers a great experience in working with deaf people.
KPNK (Macedonia) has the possibility to develop new educational and social inclusion methods for sensory and cognitive disables.
Since Armenia faces many difficulties in creating services for deaf hearing and their involving in those that already exist, Armenian group proposed to plan more accessible services that can reach this kind of disability also in rural realities. At the end of March, they already had 15 people taking part to their group.
Latvian group was already very active in services involving disabled people that can be available both from deaf and hearing people. Services could be sport, culture and arts activities, with an active participation of both communities.
Bosnia and Herzegovina acted a theatre course led by deaf people performing shows for hearing people, especially for children.
What about Italy?
In Turin, during the phase of the local activities, Eufemia realized a theatre – with percussion – course. During this course, participants were both deaf and hearing and they could train in various theatre techniques. They became more self-confident and aware of their abilities discovering that their disability can be a resource and not a hindrance.
In June, at the end of the youth exchange, the Italian theatre group with the three workshop groups, that took place during the previous 10 days (theatre, photography, cooking), gave life to an involving show in front of institutions and a diverse audience.

Today some of the people that worked at Signs in Europe and a deaf girl that participate to the theatre course, decided to create an association called LISten. Many are the services and the activities of LISten for deaf and for hearing people living or working with deaf people: counselling service once a week; a chatting evening were deaf and hearing people can meet and chat; once a month a dinner night where eating and chatting together; a study aid service; art and creative courses such as theatre and arts, are only some of the activities of the association (https://listenassociazione.wixsite.com/listenintegrazione).
In conclusion, Eufemia, LISten and the team that worked at Signs in Europe and that continue working for the integration between deaf and hearing people, still believe it possible and the new theatre course or the after dinner chatting are evidence that, if people are willing to meet and create something together, differences are not obstacles but something precious that must be enhanced.
International Tool Fair XII – Varna
Viaggiare in Europa. Waves of innovation. Capitolo 1: Cz-Sz
Dimenticate Ryanair, i transfer aeroportuali, il check in online. Dimenticate Flixbus, le prese di corrente, il wifi. Siete in partenza per la tool fair internazionale “Waves of innovation” e il miglior modo per gustarla è arrivare in puro stile anni ‘60: in autobus. 34 ore di autobus.
L’ultima volta che ho viaggiato così a lungo sono arrivato in Australia (era il 2008 e mi ero travestito da Papaboy per visitare Sydney).
Stazione degli autobus di Praga, ore 8:30 di domenica 5 novembre. Ai posti di blocchi io e 15 rudi uomini dell’est. Mia moglie mi guarda preoccupata e mi chiede se devo proprio… In effetti no, ma “L’Italia me lo chiede”.
L’autista fuma di fianco al cartello “no smoking”. Non parla inglese e non mostra di aver colto nemmeno il disegno, troppo occidentale.
Salgo e nonostante il fumo che aleggia, gli interni sono abbastanza puliti e questo mi rallegra, considerando che sono appena entrato nella mia prossima residenza ambulante per le successive 22h (Praga-Sofia) a cui ne seguiranno indeterminate altre per attraversare tutta la Bulgaria e raggiungere Varna, dall’altro lato del Paese.
Scendo, perché non ho risposto all’appello. Sì, prima di partire per i lunghi viaggi, da queste parti si fa l’appello. Ci tengono a scrivere correttamente il nome dei dispersi sui titoli del giornale.
Tra i miei compagni fanno eccezione una donna, di chiare origini slave e molto più avvezza di me alle traversate continentali e un ragazzo asiatico. Io e lui spicchiamo come unionisti ad un meeting di catalani. Infatti la matrona della compagnia non ha difficoltà ad individuarci e a consegnarci un tagliando con cui dovremo recarci al misterioso “ufficio 61” a Sofia, per ottenere il visto a proseguire.
No ceco? Inglisc? Proviamo con inglish, ma non abbiamo molto successo e ci abbandona con un sorriso a metà fra scherno e compatimento. Ovviamente lei e il compagno controllore sono gli unici che parlano un po’ di inglese, ma scendono alla prima fermata: col cavolo che si fanno 20 :e passa ore di viaggio.
Partiamo con solo un paio di minuti di ritardo (vedi a pensar male…). Aspettiamo l’ultimo passeggero: sopraggiunge un vecchio bulgaro male in arnese, con stampelle e vistose fasciature ad entrambe le gambe. Gli ultimi metri li percorre abbarbicato a due giovanotti che subito lo abbandonano alle cure dell’autista e dei passeggeri. Nasce una discussione di cui mi pare di cogliere i punti salienti: lo piazziamo vicino al bagno; qualcuno dovrà aiutarlo in caso di necessità. Non so come, viene eletto o si propone il

Foto lapide
compagno 13-14. Io sono 35-36. Davanti a me l’unica donna, scortata dal marito, dall’altro lato, al 37-38, Cheng, che mi fa subito intendere che si isolerà con cuffie e musica in un universo parallelo. Benvenuto, grazie, addio.
Il 29-30 è un sessantenne ceco che, munito di cuscino gonfiabile -per un momento ho paura sia necessario portarlo in ospedale, o peggio, sostituirlo al soffiaggio prima che soffochi- si mette subito a dormire. Sono le 9:23. Alle 9:25 lo sentiamo russare della grossa. Rifletto sull’opportunità di svegliarlo ma fa tutto da solo e si rianima sorpreso dal suo stesso impeto. Continuerà così per tutta la durata del viaggio: sonno, russo, russo troppo forte, mi sveglio. Impareggiabile.
La TV trasmette un B-movie americano, sottotitolato in cirillico.
Sento odore di fumo e mi guardo intorno per capire se stiamo andando a fuoco, ma è solo Mr. Guido in pausa sigaretta. Almeno ha aperto il finestrino. Ma così fa un freddo cane. Sembra accorgersene, o semplicemente viene pagato alla consegna di tutti i pezzi vivi, perché accende una ventola e la temperatura ritorna a livelli accettabili.
In un paio d’ore siamo a Brno e accogliamo nuovi compagni di viaggio. La scoperta interessante è che i posti sono numerati. Non tutti però: io, Cheng e un paio di altri non abbiamo questa specifica sui nostri biglietti. All’iniziale imbarazzo segue un ‘ndo cojo cojo e i nuovi arrivati si mettono comodi nei posti lasciati liberi…speriamo funzioni anche più avanti.
Tra le new entries si fanno notare due spilungoni, compagni di lungo corso di una qualche università di prestigio (dai colletti delle camicie scommetterei su medicina), che cercano disperatamente di sedersi vicini. Cioè in due file adiacenti, poiché la stazza impedirebbe loro di sedersi comodamente affiancati. Alla fine rinunciano, promettendosi di ritentare a Budapest, quando dovrebbe esserci un rimescolamento generale, sulla base di uno speciale algoritmo che non mi viene dato di sapere.
Il paesaggio ci regala scorci di splendida foresta boema, alternati a distese di monocolture, per lo più grano e malto. Elementi caratterizzanti di questa prima fase sono le bandiere della repubblica, situate su entrambi i lati a non più di 3-4 chilometri l’una dall’altra. Evidentemente la questione nazionale è molto sentita, comprensibilmente dato che il Paese è giovanissimo (la Cecoslovacchia si scinde pacificamente nel 1993) e sta vivendo un’ondata di nazionalismi (vedere i risultati delle recenti elezioni).
Slovacchia! I cambiamenti si avvertono immediatamente: spariscono le bandiere ceche e le bande sonore che ci hanno cullati fino ad ora. Cambia anche il film: ora danno un ironico documentario sul re dei Belgi (giuro, scrivono proprio così!), con audio in inglese e francese, scritte in sovraimpressione in italiano e sottotitoli in cirillico. A parte questo i due Paesi sono perfettamente identici.
Viaggiare in Europa. Waves of innovation. Capitolo 2: Hu-Srb
Le soste si susseguono senza una logica apparente, così come non intuisco quella dei controlli-non-controlli di chi sale, scende e a volte scompare nei misteriosi autogrill che abbiamo la ventura di incontrare. L’autista dà un orario e poi riparte. Vedete di esserci. Punto. Io nel dubbio non accenno nemmeno a scendere e rimango accoccolato nella mia cuccia-sedile.
Le cose cambiano a Budapest.
Ci arriviamo ad ora di cena (5 pm) e per l’occasione il signor 29-30 si sveglia, apre un enorme borsone stracolmo di generi alimentari e si avventa sul cibo con una voracità che non gli avrei mai immaginato. Il 46-47-48-49-50, che in virtù della sua posizione privilegiata -ha i sedili in fondo tutti per sé- ha potuto stare sdraiato tutto il tempo, agisce una generosità inaspettata e condivide il suo pane nero con l’anziano invalido. In TV passa una pellicola distopica governata dalla telecinesi e Bruce Willis.
Ma è l’atmosfera ad essere diversa e alla prima sosta ho l’occasione di assistere al cameratismo creatosi su questo novello Orient Express: mentre due miei compagni di viaggio si prodigano per far scendere il vecchio zoppo, altri tre assaltano un deposito di macerie e ne tirano fuori due sgangherate sedie con rotelle che assemblano a mo’ di barella per fargli fare un giro in giostra. Mr Guido fa benzina senza commentare. Top assoluto!

Il compagno Cheng e l’entusiasmo
Perdo, silenziosamente, il compagno asiatico, forse troppo sconvolto
dall’ilarità che Mao di certo non avrebbe permesso. Senza una parola si dilegua tra i vicoli ungheresi. Non farà mai ritorno. Al suo posto ora siede uno strano personaggio dalla nazionalità indefinita. Si agita spesso. Quel tipo di agitazione che ha preso i tifosi Spurs dopo la tripla di Allen in gara 6. Ora perché il borsone di 29-30 lo intralcia, adesso perché il bagno è rotto, infine esclama angosciato “SHIT” dopo aver letto sul cellulare una notizia apparentemente più tragica del crollo dei bitcoin. Vivo 30 secondi di terrore all’idea che possa proseguire così. Forse avverte la tensione e il rischio che gli lanci un oggetto contundente, perché si gira verso di me e mi saluta con un allegro “Hey, mate!”. Tutto sommato abbiamo già scambiato più parole che con Cheng. Si cheta all’inizio del nuovo film di serie C: bambine rapite da improbabili collezionisti di serpenti. Non riconosco nessuno degli attori e mi dedico al Terzani che ho portato con me.
Ah, certo, il bagno è rotto. E tutto acquista un nuovo senso: le soste comandate in luoghi illuminati solo dai fari della nostra casa ambulante, le cinque ore di viaggio in più della norma, forse anche l’esclamazione dell’amico ossessivo-compulsivo. Ad ogni modo la serata scorre tranquilla. La luna ci guida in una landa buia e desolata, le stelle contornano il dipinto e l’atmosfera romantica favorisce le effusioni di moglie e marito, che nel marasma generale si sono lasciati un po’ prendere la mano. O le mani. Tutte e quattro.

Estratti intimidatori
Arriviamo alla frontiera magiaro-serba e qui capisco quanto ancora ho da imparare del mondo, della vita e dell’amore. Alle ore di viaggio ho dimenticato di aggiungere i controlli alle colonne d’Ercole! Rimaniamo un’ora fermi in coda, semplicemente in attesa che arrivi il nostro turno. Quattro ragazzini che avranno sì e no 20 anni ci accolgono in divisa, armati di tutto punto, pronti per il controllo del mezzo e dei passaporti. Un estratto degli accordi con l’UE ci ricorda che è diritto dei nostri ospiti non farci proseguire il viaggio. Stampato in diverse lingue e disponib

Frontiere vere. Europa 2017
ile alla consultazione, non mi faccio certo sfuggire l’occasione di fotografarlo, cosa che mi fa guadagnare un paio di occhiate poco benevole dai militari e dal Guido, che giustamente vorrebbe proseguire senza intoppi. Per fortuna tutto procede bene e possiamo attraversare il primo sbarramento. Già, perché nemmeno cento metri più avanti la polizia serba ci riserva lo stesso trattamento, con Mr. Guido che si rivela un ottimo conoscitore delle procedure e dell’animo umano e ci agevola il compito collezionando i documenti e portandoli di pirsona pirsonalmente alle guardie di passo.
La scena più divertente ce la regalano due signore in bicicletta che, bardate e incappucciate nei loro mantelli fosforescenti, spingono i velocipedi all’attenzione degli armigeri. Il loro controllo dura pochissimo e sono presto libere di inforcare i loro potenti mezzi. Habitué.
Viaggiare in Europa. Waves of innovation. Capitolo 3: Bg
Siamo in dirittura di arrivo e si sa, gli ultimi chilometri della maratona sono sempre i più faticosi. Fortunatamente Mr 29-30 si rivela pieno di sorprese e ci stupisce ad ogni sosta. Novello Mary Poppins, pare che la sua borsa possa contenere un numero illimitato di cibarie. Leggenda narra che ad un controllo Ryanair sia riuscito a far passare sessantatre litri di rakija in un bagaglio a mano. Non che abbia mai preso un aereo in vita sua, ovviamente, gli avevano deto che

Autogrill di lusso
Ryanair era una nuova marca di liquori. L’ultima volta l’ho visto addentare peperoni crudi in serie di Fibonacci (ho smesso di contare a 8). Torno nel mio scomodo dormiveglia sperando in una buona digestione.
Alle 5 del mattino è Bulgaria!
O meglio, usciamo dalla Serbia passando l’amabile controllo passaporti, ripetiamo l’operazione 50 metri dopo ed è fatta. Preso dall’entusiasmo ho la malaugurata idea di scendere senza giacca…e dire che in geografia non andavo poi così male. “La Bulgaria ha un clima continentale, con estati calde e afose ed inverni lunghi e rigidi”. Sarà perché sono in maglietta, o perché l’unico europeo occidentale a varcare la soglia dalla caduta del muro di Berlino, sta di fatto che la guardia di passo mi chiede di spiegare le ragioni del viaggio. Rimango indeciso per un attimo se esibirmi nel famoso workshop-lampo del programma Erasmus+, ma penso ai figli di Guido, aveva promesso loro di essere a casa per Natale, e mi concedo il più classico dei “Business”. La risposta viene giudicata soddisfacente. Si prosegue.
Mi risveglia lo scrosciare di un lungo applauso: Sofia!! Celebriamo il successo dell’impresa tra canti, abbracci e fiumi di alcool, riscoprendoci fratelli di una complessa e (a)varia(ta) umanità che non sempre interpretiamo nel migliore dei modi, ma che pure ci consente ancora nel ventunesimo secolo grandi imprese come quella di cui siamo stati testimoni e protagonisti.

Benvenuti a Sofia
La stazione della capitale non mi lascia una grande impressione, soprattutto quando all’ufficio 61 mi dicono che la coincidenza per Varna non partirà “bicos no pipol”. Bravi, viva la sostenibilità!
Ho quindi due ore per esplorare i dintorni, prelevare qualche LEV (per la cronaca il cambio è 2 a 1) e cercare un bagno pubblico. Rigorosamente in quest’ordine perché sono tutti a pagamento. Non me ne vogliano i bulgari, ma questa zona sembra un campo rom a cielo aperto, con in aggiunta ciminiere di fabbriche di rifiuti tossici (che è proprio il prodotto principale, lo raffinano e lo vendono così). Un’amica dirà “Piombino”. Sfortunatamente non ho il tempo di arrivare in centro ma mi riprometto di tornare con più calma. Magari dopo la prossima rivoluzione industriale.

Donna in attesa del treno (semicit)
Sull’autobus per Varna, complice la luce del nuovo giorno e il fatto di poter camminare in posizione eretta, tutto mi sembra più luminoso: compagnia mista con molte donne che vanno a lavorare, wifi gratuito (!), bagno funzionante! Le premesse per un miglioramento ci sono tutte. Il film che va in onda (scherzo, ovviamente è su videocassetta) rafforza questa impressione con una trama da commedia familiare, accompagnata da musica commerciale in sottofondo. Il mio cirillico è a livelli impensabili fino a poche ore fa.
La regione è un’immensa distesa di dolcissime colline verdi e gialle, punteggiate qua e là da qualche cartellone pubblicitario. Valli da cartolina si aprono davanti a noi, ospitando fattorie da sogno e cavalli che galoppano neanche fossero Spirit. Nelle città e nei villaggi si avverte invece tutta la pesantezza del passato comunista: l’architettura sovietica ha lasciato segni e ferite che rimarranno impressi in questa terra ancora per qualche anno. Blocchi di cemento che vorrebbero essere case e palazzoni, dimore sgangherate, tetti crollati, strade malandate. Ovunque, cumuli di sporcizia, cani randagi e bambini che si rincorrono in strade polverose, ciminiere ogni 3×2 e un generale senso di squallore che pervade ogni angolo.
Alle 12 facciamo una pausa. La mia compagna di viaggio mi fa capire che per Varna è ancora molto molto lunga. A questo punto non è certo la pazienza che mi manca, ma certo gradirei fare una doccia. La sua amica, la signora 7 (bus quasi pieno, sono finiti i tempi del comodo doppio sedile), avrà ricevuto 18 telefonate, tutte ad un volume accettabile, ma precedute da suonerie che hanno il potere di catapultarci istantaneamente negli anni ‘70. Mrs 15 le batte tutte con Despacito. Ogni 3’ è summer 2017.
Le brutte notizie arrivano anche dalla Tv dove si alternano degli sparatutto inguardabili, il primo con cameo di Anthony Hopkins, il secondo con il cattivone russo di Rocky che almeno qui fa la parte del buono e dimostra di aver imparato dal passato, vincendo il suo primo incontro di boxe non formale con la tecnica del pugno alla Bud Spencer (e se non sapete cos’è, scaricatevi un film e mettete a cuocere una pentola di fagioli). Ogni volta che abbandoniamo l’autostrada è un colpo al cuore: il paesaggio da bucolico si trasforma in una pellicola b/n anni ‘60: povertà e miseria dovunque, mercati di cenci, bancarelle di verdura che vendono una zucca o una manciata di fagioli, auto malridotte.
Man mano che ci avviciniamo alla meta, la situazione peggiora: scompaiono i boschi e le foreste per lasciare spazio a cave di minerali, industrie e raffinerie. Le grandi pianure sono coltivate a latifondo. Entriamo a Varna con un senso di spossatezza e un pizzico di delusione: solo 7 ore, speravo di eguagliare Phileas Fogg!

Signore e signori, sua maestosità il Mar Nero
La conferenza è stata un successo. Al ritorno ho preso un aereo e in 3 ore ero a casa.
Pasquale







