THREE MONTHS IN SEVEN WORDS
It’s been almost three months since the beginning of my EVS, and these are the brightest keywords that describe my experience in Eufemia so far:
Vegetables
In Eufemia there is abundance for everyone that agrees to show a bit of solidarity every Saturday afternoon in one of the markets of Turin. In other words – free food for those who need it, sometimes in unbelievable amounts.
Kids
„Diana, which grade are you? Do you want to play? Is it very cold in Latvia?”. We are spending three days a week helping with the activities in a children summer camp, and I don’t want the camp to end.
Babel
Having arrived to Italy, I have ended up speaking Russian way more than I would have expected. Why? Because apart from practising English, Italians are also passionate about learning Russian, which was quite a surprise to me. So now we have a weekly language club, which is our first little project here.
Music
„A little party never killed nobody” is the life principle our neighbours follow daily. This is why after two months we are almost used to the sounds of djembe when falling asleep.
Gelato
Eufemia is not only a place of abundance, but also a place where guilty pleasures awake in you. And you become totally helpless (and grateful, but you try not to show it) when your colleagues choose to pick the new office place right next to the most generous ice cream bar in Turin.
Italian
My roommate and I have discovered that in two months you can become totally fluent in Italian. All it takes is dropping „magari”, „quindi” and „c’è” in the right place and right time, sometimes accompanied by „Madonna Santa!”, „ma dai!” and some hand gesture.
Team
I was unlucky to begin my EVS while still writing my bachelor’s thesis (if you are reading this and considering doing EVS in the future, try avoiding this scenario 🙂 ), but I was very lucky to receive support from my colleagues in Eufemia, both in terms of some extra free hours and moral support (Thank You <3).
Diana







Ciao!
Regarding my other expectations before coming here, I didn’t have a lot of them. I got to hear in February that I could come here and in April I arrived in Turin, which means that I didn’t have that much time to create expectations. Maybe not the best way to start an EVS project. For example I didn’t know that much about Eufemia yet and I didn’t have a pre-departure training. Nevertheless it turned out great. Even though I am sometimes still in the dark about what I am doing or what I am supposed to do, I think I am lucky to stay with Eufemia. They give me the chance to do everything on my own pace. These first months we got the chance to get to know the different projects that Eufemia hosts and witness how they work. Next to that we got Italian language classes and we also got the chance to host our own little projects such as the language club, the movie night and Eufemia Xtreme!
Another nice experience was the on arrival training in Rome a couple of weeks ago. It was a really good experience and we made new friends that are doing EVS throughout the whole of Italy, which means that we now have places to stay for a holiday for example. This already worked out great because in August I will be spending a week in Sardegna.
For example my Italian teacher was at least 15 minutes late everyday to the language class. Also double appointments here in Turin are not that weird. Another thing I discovered is that swearing in the church is not weird here, just like playing reggaeton music there.

E così anche l’ultimo giorno è arrivato. Iniziamo con un’asessione di feedback personali e individuali… Ognuno può approcciare qualcuno per uno scambio di feedback – autentici e costruttivi – secondo un procedimento che sicuramente applicherò in futuro nei miei progetti 🙂 Abbiamo poi sperimentato una sessione di coaching di gruppo di project development, davvero molto inspiring e utile per il partnership building. Siamo poi passati – inaspettatamente – a un viaggio emozionale proiettato verso il futuro, attraverso una serie di domande e risposte su quello che vogliamo fare e come lo vogliamo raggiungere, detto così sembra niente, ma vi assicuro che è stato uno dei momenti più belli e profondi di F4A. Dopo la proiezione individuale sul futuro, ci siamo raggruppati per stabilire un concreto piano d’azione per il raggiungimento degli obiettivi individuali nell’arco di 3 mesi e di 12 mesi. L’idilliaca mattinata si è sbriciolata a mo’ di fungo atomico quando ho lanciato il cellulare sul divano: è rimbalzato e mi è piombato al centro della ferita ancora aperta sul dito del piede (ricordate?) ancora dolente e gonfio a giorni dalla ruzzolata col bike-cart – ihhhhhhhhhhhhhhhh.
Dopo pranzo è iniziata la valutazione del TC, anche questa volta secondo una serie di metodi che io solitamente non adotto e, quindi, particolarmente interessante… ma queste cose non sono mai particolarmente accattivanti da raccontare (consegna youthpass, etc.), saltiamole pure ;-p.
valutazione più appropriata del tutto. Per ora, ringrazio di cuore Eufemia per avermi mandato qui, tutti coloro che hanno organizzato il TC, lo staff di supporto e i trainer: avete realizzato un progetto qualitativamente rilevante e curato, siete stati disponibili e sempre presenti prestando anche troppa attenzione ai nostri bisogni, interessi e dando bado a tutte le nostre domande – e lamentele!. Manca qualcuno?! Ma certo: i partecipanti… proprio a voi dedico l’ultimo pensiero di questo diario. Grazie per avermi permesso di imparare tanto e per essere stati parte di questo mio viaggio, grazie per avermi messo alla prova e per avermi sostenuto. Forse questo non è un gruppo di partecipanti tipico di un ToT – pochi trainer- ma quello che ognuno di voi ha condiviso umanamente, con la propria creatività, umanità e dinamicità non ha prezzo. Cari delfini… Sarò una trainer e una persona più ricca – dentro, ma perchè no?! speriamo anche fuori – grazie ai nostri scambi, ai nostri scontri, alle nostre peripezie e alle nostre condivisioni. Grazie di cuore :-*


Con la mattinata e l’ultimo laboratorio condotto dai partecipanti l’esperimento di facilitazione si è concluso. Il gruppo di oggi ha lavorato – o meglio ci ha fatto lavorare – sull’active citizenship, assolutamente non la mia cup of tea, ma molto interessante. In effetti, per la prima volta ho partecipato a una simulazione al di fuori del mondo dei conflitti e del problem solving. E’ stato molto stimolante, ma non sarà mai il mio argomento di lavoro. Nocciolo del workshop è stato assumere i ruoli di lobby farmaceutiche, del tabacco, di cittadini, politici, attivisti etc. riuniti in una negoziazione e nell’espressione di un voto riguardo a una legge sul bando del fumo negli spazi pubblici e condivisi (da parchi a ristoranti). Dopo abbiamo valutato in gruppi il nostro learning outcome derivante dall’esperimento ed elaborato una comune lista di tips and tops (cosa migliorare e tenere per il futuro).
prospettiva futura…. ad esempio raccogliendo i frutti di quanto fatto e iniziando a processarli (es. sui do’s and dont’s del trainer, sulla differenza tra trainer, facilitator, mentor, coach and youth leader, così come sulla relazione di questi ruoli in funzione educativa e proiettata sui partecipanti e le organizzazioni coinvolte nei progetti Erasmus+). Un – relativamente – utile self-assessment test per chi è già trainer e uno sui learning styles – forse più utile – per chi non lo è ancora. In serata… liberal disco nella training room, per alcuni, nella corte, per altri, chiacchiere attorno al fuoco, per i rimanenti. E io? Dopo un po’ di danza e chiacchiere me ne vado volentieri a letto. Buona notteee

Ho accennato ieri a una viva discussione sul dare e ricevere feedback, su cosa significa avere cura degli altri quando è il momento di condividere valutazioni o impressioni critiche e possibilmente spiacevoli, in maniera che vengano accolte in maniera costruttiva. Beh… il gruppo oggi ha preso consapevolezza dell’eccessiva gentilezza del giorno precedente, che, di fatto, non ha aiutato le squadre che si sono messe in gioco e hanno gestito i laboratori. Ci siamo così, più o meno, ripromessi di non fingere che non ci sia un elefante nella stanza, quando, invece, tutti lo vediamo. Con questa premessa, la giornata è iniziata con maggior apertura, fiducia e consapevolezza.
Oggi è il giorno centrale del TC, particolarmente intenso perché inizia con una sessione qualitativamente ammirevole facilitata da partecipanti molto ben preparati in cui ci siamo messi nei panni di giovani con disabilità visive provando a svolgere attività quotidiane (salire le scale, spalmare la marmellata sul pane, riconoscere gli ostacoli e le persone) prima muovendoci con una benda sugli occhi e poi assistendo qualche compagno bendato. Dopo di loro tocca al mio gruppo… pronti, attenti e via.
infatti, lavorare sulla body and emotion awareness, quando include un viaggio interiore tramite meditazione guidata, è un po’ rischioso all’interno di un progetto che non include questo campo di lavoro, Ma la sfida è stata lanciata e, cavalcando l’onda con diversi capitomboli e risalite, ce l’abbiamo fatta piuttosto bene. La preparazione del setting, le istruzioni, la nostra alternanza sul palco, la gestione del tempo e delle risorse, il coinvolgimento dei partecipanti e il flow della sessione ha riscosso successo ed è venuta bene. Come prevedevamo, non tutti i partecipanti hanno di fatto compiuto il loro viaggio interiore e qualcuno non ha nemmeno provato; altri, invece, ne sono usciti estasiati o con interrogativi aperti… beh, in ogni singolo caso siamo riuscite a dare un input su cui ognuno lavorerà in base ai propri bisogni e interessi. Quello che ci interessava era creare una ‘starting opportunity’ che fosse ‘safe and welcoming’ e così è stato. Abbiamo ricevuto feedback significativi, a tratti più o meno rilevanti, ma tutti d’aiuto. Inoltre, con una delle ragazze della squadra, si è deciso di pensare a progetti futuri su cui lavorare insieme, proprio perché entrambe ci occupiamo di personal development e perché abbiamo trovato sintonia nella nostra collaborazione. 


Ad ogni sessione (60 min), seguiva un feedback (30 min) in cui trainer -veri- e partecipanti -altri- valutavano il lavoro operoso di ogni squadra di facilitatori. Come spesso accade in questi contesti e, specialmente, quando non c’è una vera e propria strutturazione del tutto, per paura di ‘ferire’ i nostri colleghi, molti di noi hanno ritenuto opportuno non avanzare critiche, quanto piuttosto evidenziare gli aspetti meglio funzionanti delle performance. Ci sono dei più e dei meno e, tra parecchi di noi è sorto un certo dibattito a riguardo… Curiosi di sapere dove porta? See you tomorrow, then! 





